Gesù di Nazareth è un personaggio da sempre al centro di dibattiti. Alcune nuove scoperte archeologiche possono aiutarci a fare luce su questa affascinante figura.

L’entrata nel Centro Internazionale Maria di Nazareth in centro a Nazareth non colpisce lo sguardo di chi vi entra. Si tratta di un semplice passaggio a fianco alla stretta Via Casa Nova, a poche centinaia di metri dalla Basilica dell’Annunciazione.

Eppure all’interno di questo centro evangelico Cattolico costruito di recente, risiede una scoperta incredibile che ha avuto un enorme impatto nel mondo dell’archeologia biblica: i resti di una casa in pietra del primo secolo risalente con certezza ai primi periodi romani in Palestina.

Gli scavi di Nazareth sono la prima concreta prova archeologica che ai tempi di Gesù di Nazareth effettivamente esistesse Nazareth e, a giudicare dalle tazze in calcare trovate sul luogo, che fosse abitata quasi certamente da Ebrei osservanti.

Questo risponde definitivamente ad una delle grandi obiezioni fatte da coloro che dichiarano che Gesù di Nazareth non sia mai esistito e che i Vangeli siano tutta una finzione:

“Noi sappiamo che Gesù di Nazareth non è mai esistito perché non c’è mai stato un villaggio chiamato Nazareth”.

Incredibilmente, gli scavi archeologici a Nazareth sono solamente una tra le dozzine di importanti recenti scoperte che stanno obbligando molti studiosi laici, ebrei ed agnostici, nelle università migliori in tutto il mondo, a rivedere le vecchie teorie scettiche su chi fosse Gesù e quali obiettivi avesse.

Gesù di Nazareth

Shutterstock

Molte persone tra i banchi universitari però ancora non hanno sentito di queste incredibili scoperte dell’ultima ora.

Gli esperti continuano a ripetere ai media le stesse teorie, ormai sempre più discreditate, che risalgono al periodo a cavallo tra il diciannovesimo e ventesimo secolo.

Ad esempio, che Gesù di Nazareth fosse un “profeta apocalittico” che credeva che il mondo stesse per finire da lì a breve o che egli fosse un rivoluzionario “zelota” che progettava un violento colpo di stato contro le forze romane.

Nonostante questo, alcune importanti recenti scoperte archeologiche e sviluppi negli studi del Nuovo Testamento stanno mettendo in discussione queste teorie, ormai obsolete.

Scoperta N° 1: le persone ed i luoghi menzionati nei Vangeli sono realmente esistiti.

Come per la maggior parte dei personaggi della storia antica, ci sono poche prove archeologiche per molti dei personaggi del Nuovo Testamento, Gesù incluso.

Negli ultimi anni però, gli archeologi hanno portato alla luce alcuni ritrovamenti strabilianti, inclusa la scatola funeraria (ossario) del sommo sacerdote Caiafa e, forse, quella di Giacomo il Giusto, il presunto fratello/fratellastro/parente stretto di Gesù di Nazareth.

Gli esperti sono ormai convinti che l’ossario di Caiafa sia autentico. Invece è ancora aperto e acceso il dibattito sull’ossario di Giacomo, possibile che sia autentico anch’esso.

Risalente al primo secolo D.C., ha inscritte sul fianco le parole in aramaico Ya’akov bar-Yosef akhui diYeshua (Giacomo figlio di Giuseppe, fratello di Gesù).

Alcuni archeologi credono che l’ossario e le parole “Giacomo figlio di Giuseppe” inscritte su di esso siano autentiche, risalenti al primo secolo D.C., ma che le parole “fratello di Gesù” siano state aggiunte in seguito da un mastro fabbro.

Nel caso entrambi le parti fossero autentiche, come sostengono alcuni studiosi evangelici come Ben Witherington III, allora rappresenterebbe la prima prova archeologica in assoluto a conferma della storicità di Gesù.

natività

AFP PHOTO / Norberto Duarte

Insieme a questi ritrovamenti, vi sono numerose scoperte archeologiche di luoghi menzionati nei Vangeli, come ad esempio la strabiliante scoperta nel 2009 di una grande sinagoga notevolmente decorata del primo secolo D.C. a Magdala, sul Mar di Galilea, dove quasi certamente Gesù predicò al popolo.

Scoperta N° 2: i discepoli di Gesù di Nazareth non si inventarono l’idea di un messia che avrebbe sofferto e sarebbe poi morto.

Per più di un secolo, molti studiosi accademici della Bibbia hanno dichiarato che i giudei al tempo di Gesù non avessero in alcun modo la concezione di un messia che potesse soffrire, tantomeno che potesse effettivamente morire.

A causa di questo, essi sospettavano che questa idea fosse stata inventata dalle prime comunità cristiane e che gli evangelisti l’avessero poi messa in bocca a Gesù decenni più tardi.

I giudei al tempo di Gesù di Nazareth si aspettavano che il messia fosse un leader militare ed un re, secondo le obiezioni, quindi ovviamente un messia sofferente sarebbe solo uno strumento apologetico cristiano creato ad hoc per giustificare lo scandalo della croce.

Ma nel 2008, degli archeologi israeliti hanno annunciato la scoperta di una tavoletta in pietra del primo secolo D.C., scritta in ebraico antico, che menzionava l’angelo Gabriele ed una figura messianica che avrebbe sofferto, sarebbe morto e forse risorto nuovamente tre giorni dopo.

risurrezione

Conosciuta come la Rivelazione di Gabriele, questa è stata sorprendente conferma di altri ritrovamenti testuali che suggeriscono come i giudei nel primo secolo D.C. si aspettavano un messia che avrebbe sofferto e sarebbe poi morto.

Questo è importante perché dimostra che questo concetto, quello di un messia sofferente, non sia stato semplicemente “inventato” dalle prime comunità cristiane per giustificare lo scandalo della croce, così come diverse generazioni di studiosi hanno sostenuto per più di un secolo.

Scoperta N° 3: i primi discepoli di Gesù di Nazareth, seguaci giudei, cominciarono ad attribuirgli degli attributi divini molto presto, forse già dopo solo uno o due anni dalla crocifissione.

Attraverso diversi strumenti, incluso l’identificare frasi aramaiche inserite nella versione greca del Nuovo Testamento, gli studiosi hanno identificato le parti più antiche tra gli scritti del Nuovo Testamento.

Con loro grande stupore però, sembra che siano stati i discepoli giudei di Gesù di Nazareth ad averlo proclamato “figlio di Dio” e “colui che sta alla destra di Dio”, non i discepoli gentili pagani che si unirono al movimento decenni dopo la crocifissione.

Questo è in diretto contrasto con un secolo intero di studiosi che credevano l’opposto, i quali dichiaravano che la divinità di Gesù prese piede tra i suoi seguaci solo quando il movimento si diffuse tra i greci pagani.

Anche gli scettici come lo studioso del Nuovo Testamento e autore di bestseller Bart Ehrman ormai ammettono che la credenza della divinità di Gesù cominciò molto, molto presto.

Vangelo di Giovanni

Questa foto, rilasciata dalla British Library martedì 17 aprile 2012, mostra una pagina del Vangelo di San Cuthbert, un libro grande una spanna incredibilmente ben conservato, che è una copia manoscritta del Vangelo di Giovanni in latino che fu comprato dal ramo britannico della Società di Gesù (i gesuiti), come dichiarato dalla biblioteca Britannica martedì 17 aprile 2012.

Questo piccolo libro, 96 mm per 136 mm, ha una copertina in pelle rossa lavorata minuziosamente. Risale al tempo di San Cuthbert, morto nel 687, e fu scoperto dentro la sua tomba alla Cattedrale di Durham quando venne riaperto nel 1104. (AP Photo / The British Library)

In più, alcuni studiosi giudei ormai discutono di come l’idea di un salvatore umano-divino fosse un principio radicato tra i giudei…risalente ai profeti biblici.

Questi studiosi indicano il libro biblico di Daniele, così come gli scritti giudei intra-testamentari conosciuti come apocalissi, come prove che alcuni giudei ai tempi di Gesù di Nazareth potessero aspettarsi “uno simile a un figlio d’uomo”, come dice Daniele 7:13-14, che venisse sulle nuvole del cielo.

Fu solamente in seguito, quando il giudaismo reagì alla diffusione del cristianesimo, che questo principio divenne proibito tra i giudei.

Scoperta N° 4: i Vangeli sono quasi certamente basati su testimonianze oculari e, almeno parzialmente, su fonti scritte.

Tutta l’idea di una trasmissione “creativa” ed esclusivamente orale delle tradizioni riguardanti Gesù, in opposizione a fonti scritte basate su testimonianze oculari, ora è messa in discussione da molti studiosi esperti laici.

Gli studiosi scettici del Nuovo testamento di inizio ventesimo secolo basavano molto della loro teoria sulla trasmissione orale sui racconti popolari tedeschi che si evolvono nei secoli, come i racconti dei Fratelli Grimm.

L’idea era che la “favola si arricchiva col passaparola”, come nel gioco del “telefono senza fili”.

“Le storie venivano tramandate per passaparola, anno dopo anno, decennio dopo decennio, tra le persone nelle diverse parti del mondo, in diverse lingue, e non c’era modo di controllare cosa una persona poteva dire alla successiva riguardo le parole e le azioni di Gesù”, spiega lo scettico Bart Ehrman nel suo libro del 2014, “Come Gesù di Nazareth divenne Dio”.

La conseguenza è spesso che i Vangeli sono più mito che storia, di sicuro non una fonte affidabile di ciò che effettivamente accadde.

gesù nelle Americhe

Sempre di più però, studiosi eminenti del Nuovo Testamento respingono questa teoria infondata. Alcuni sostengono che i Vangeli, incluso il vangelo di Giovanni, mostrino numerosi segni di un’osservazione diretta e di fonti scritte, le quali fonti potrebbero essere state scritte proprio mentre Gesù era in vita e predicava in Galilea.

Lo studioso inglese del Nuovo Testamento Richard Bauckham, autore nel 2006 del libro “Gesù e i testimoni oculari”, ha avviato un nuovo dibattito sull’esistenza di testimonianze dirette nei Vangeli.

In più, molti studiosi giudei ormai credono che i Vangeli preservino tradizioni accurate su Gesù  da parte di persone che lo videro e ascoltarono in prima persona.

Come dice lo studioso giudei David Flusser, il quale ha sempre creduto che i Vangeli fossero basati su fonti scritte, i Vangeli sinottici “preservano una descrizione di Gesù che è più affidabile di quanto si pensi comunemente.”

Scoperta N° 5: il Vangelo di Marco, considerato comunemente come il primo Vangelo ad essere stato scritto, potrebbe essere stato realizzato cinque o dieci anni dopo la crocifissione, non quarant’anni dopo come gli studiosi hanno pensato per più di un secolo.

Molti (ma non tutti) degli studiosi moderni credono che il Vangelo di Marco sia stato scritto per primo, probabilmente a Roma tra il 60 ed il 70 D.C., seguito da quello di Luca e Matteo tra l’80 e il 90 D.C. e infine da quello di Giovanni qualche anno dopo il 90 D.C.

Questa ipotesi è dovuta ai passaggi nei Vangeli dove Gesù sembra predire la caduta di Gerusalemme (come in Marco 13:2, dove Gesù di Nazareth si riferisce al tempio dicendo: “Vedi questi grandi edifici? Non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata”).

L’idea è che gli autori dei Vangeli, vivendo dopo la guerra giudaica che iniziò nel 66 D.C., abbiano deciso di mettere in bocca a Gesù delle parole che predissero l’imminente catastrofe, parole che non aveva davvero detto. Gli studiosi chiamano questo una “profezia successiva al fatto”.

Ma di recente James Crossley, uno studioso laico britannico del Nuovo testamento dell’Università di Sheffield nel Regno Unito, ha messo in discussione questa idea.

In un affascinante libro del 2004: “La Datazione del Vangelo di Marco”, Crossley sfida più di un secolo di studi sul Nuovo Testamento per sostenere che il vangelo di Marco, lontano dall’essere scritto tra il 60 ed il 70 D.C. così come avevano sempre sostenuto gli studiosi antichi, potrebbe essere stato scritto già 30 anni prima, forse solamente dai cinque ai dieci anni dopo che Gesù fu crocifisso

Egli insiste che “l’abominazione della desolazione” citata in Marco 13 che doveva essere “eretta” potrebbe benissimo riferirsi alla statua dell’imperatore Caligola che l’imperatore folle cercò di erigere nel tempio di Gerusalemme nel 39-40 D.C.

Se avesse ragione e Marco fosse stato scritto tra il 30 e il 40 D.C., questo significa che alcune delle prime fonti per i Vangeli furono redatte tra i cinque e i dieci anni dopo la crocifissione di Gesù di Nazareth e non trenta, quaranta o sessanta, come credevano gli studiosi precedenti.

Questo rafforza l’ipotesi, quindi, che i vangeli siano probabilmente basati su testimonianze dirette, anche se tali testimonianze furono spesso adattate secondo le scelte editoriali dei diversi evangelisti.

Scoperta N° 6: Gesù di Nazareth non era un “contadino illetterato”, ma probabilmente era molto istruito nella legge giudaica e nelle scritture.

Nelle ultime decadi, gli studiosi giudei hanno studiato più approfonditamente i dibattiti nei Vangeli tra Gesù e i farisei.

Gesù e i farisei

Per buona parte del ventesimo secolo, scettici studiosi del Nuovo Testamento hanno dichiarato che questi dibattiti non fossero storici, ma che riflettessero i conflitti tra la chiesa primitiva e le autorità giudaiche negli anni 80 e 90 D.C., non ciò che Gesù disse e fece negli anni 20 D.C.

Adesso però molti esperti giudei rinnegano quest’idea. In più, alcuni studiosi giudei sostengono che i Vangeli provino il fatto che Gesù avesse pieno controllo sulla dialettica legale giudaica.

Secondo il rabbino ortodosso Schmuley Boteach, quando Gesù viene criticato per aver guarito un paralitico di sabato (Giovanni 5:1-47), Gesù di Nazareth cita un precedente legale riportato nel Talmud per provare come la sua azione fosse giustificata.

Boteach spiega che la Torah impone che un bambino maschio venga circonciso l’ottavo giorno dopo la nascita, ma se quel giorno per caso dovesse essere di sabato, la circoncisione è comunque permessa anche se comporta il “prelevare sangue”.

Il Talmud conclude, da questa eccezione, il principio che le procedure mediche possono e devono essere eseguite di sabato. Secondo il Trattato di Yoma: “Se la circoncisione, che coinvolge una delle 248 membra del corpo, non tiene conto del sabato, non dovrebbe valere lo stesso per l’intero corpo di un uomo?”

Boteach considera quindi il ragionamento qui identico usato da Gesù di Nazareth per giustificare la guarigione di un paralitico di sabato, così riportato da Giovanni:

“Se un uomo riceve la circoncisione di sabato affinché la legge di Mosè non sia violata,” dice Gesù, “vi adirate voi contro di me perché in giorno di sabato ho guarito un uomo tutto intero?” (Giovanni 7:23)

Questo suggerisce che Gesù non fosse un “contadino illetterato”, come molti autori contemporanei sostengono, ma un rabbino altamente istruito e molto pratico del complesso sistema di leggi religiose dei suoi giorni.

Conclusione

gesu cammina sulle acque

Per concludere, c’è stata una vera e propria rivoluzione nella conoscenza accademica del Nuovo Testamento negli ultimi 10 o 20 anni, eppure solo pochi esperti nei media sembrano esserne a conoscenza.

Le ipotesi fondanti che hanno guidato almeno un secolo di scetticismo nei confronti del Nuovo Testamento sono state incessantemente sotto attacco, spesso da parte di studiosi laici, giudei ed agnostici delle migliori università nel mondo.

Le nuove scoperte discusse fin qui stanno facendo riflettere gli esperti su come il ritratto di Gesù di Nazareth dipinto nei Vangeli possa essere molto più plausibile delle elaborate ricostruzioni create dagli scettici accademici negli ultimi 150 anni.

In altre parole, il Nuovo Testamento potrebbe essere più vero di quanto gli studiosi pensassero un tempo…e Gesù di Nazareth, al posto di essere stato dipinto in modo esagerato nei Vangeli, potrebbe in realtà essere una figura di ancor maggior rilievo…e ancora più interessante di quanto si possa immaginare.

Questo articolo è stato scritto originariamente da Robert Hutchinson su www.theblaze.com, poi tradotto da Andrea Sorgiacomo.

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