Tom Christofferson, um mormone gay, ha un messaggio per i genitori mormoni di figli gay: non è necessario scegliere tra la vostra discendenza e la vostra chiesa. Potete amare entrambi.

La Chiesa mormone insegna che essere gay non è un peccato, ma agire come tali lo è; alcuni genitori mormoni decidono che, per essere fedeli, devono respingere i loro figli che hanno relazioni con lo stesso sesso.

Rispettate i loro standard. Non condannate il peccato.

Altre famiglie pensano che per sostenere i loro figli gay debbano abbandonare la loro chiesa che ha etichettato i membri LGBTQ che hanno relazioni sessuali gay – sposati o no – come “apostati”.

Christofferson, il fratello gay di 60 anni dell’apostolo D. Todd Christofferson, afferma che i suoi genitori non hanno seguito nessuno corso su come comportarsi con lui.

La fede e la vicinanza della famiglia erano intrecciate tra loro, ognuna incompleta senza l’altra, ha detto in un’intervista. “Non ho mai avuto dubbi su quello in cui credevano i miei genitori, ma sapevo anche che mi amavano”.

Che è quello che tutti i cristiani dovrebbero fare.

La scelta per i mormoni gay, però, è più rigida ed inevitabilmente dolorosa: o perseguire un intimo rapporto ed essere espulsi dalla chiesa oppure vivere il celibato all’interno di essa.

Christofferson ha provato entrambi ma alla fine ha preso una decisione sofferta. Ha scelto la chiesa.

E’ stata un’odissea imprevedibile, piena di ripensamenti e difficoltà, prima di poter arrivare in questo luogo di pace, dice nel suo libro appena pubblicato “Possiamo essere uno: la prospettiva di un mormone gay sulla fede e la famiglia”.

Il Santo degli Ultimi Giorni sa, però, che la sua scelta non funziona per tutti e non ha problemi ad accettarlo.

Una visione alterata

mormone gay

Jed Wells | LDS Living

Nell’infanzia, il giovane Tom aveva una profonda consapevolezza di essere “diverso in modo importante dai suoi quattro fratelli più grandi, ma non tanto da parlarne”.

Nulla cambiò fino a quando, alle scuole medie, non lo chiamarono “omo” e cercò la parola “omosessuale” in un dizionario trovando una definizione per quello che sentiva.

Tale realizzazione, tuttavia, lo convinse che il suo segreto lo avrebbe allontanato dal Dio che stava scoprendo nella sua vita mormone.

A 19 anni Christofferson servì una missione di due anni, ritornò e sposò una giovane donna in un tempio mormone. Il matrimonio venne annullato dopo un breve periodo e diede la notizia ai suoi genitori.

Il loro figlio era gay.

Un mormone gay

Credendo che la sua attrazione verso gli uomini significasse che non potesse più essere un mormone attivo, Christofferson chiese di essere scomunicato dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Per più di due decenni visse come uomo gay, trovando finalmente un rapporto monogamo con un medico idealista che aveva incontrato a San Francisco.

Anche se alcuni dirigenti della chiesa lo avevano messo in guardia sulle possibili conseguenze, la famiglia di Christofferson accolse con favore il suo partner, considerandolo come il suo sposo in tutte le attività e persino permettendo alla coppia di condividere un letto durante le visite.

Il loro fu un rapporto di 19 anni gioioso e soddisfacente, ricorda Tom Christofferson, ma mancava qualcosa. La spiritualità che aveva trovato nella sua fede.

Nel 2007, quando la coppia si trasferì a New Canaan in Connecticut, Christofferson fu attirato dalla sede mormone in città. Entrò, si sedette su una panca e ascoltò le note finali dell’inno di chiusura.

Infine l’ex missionario gay si avvicinò al vescovo della congregazione per presentarsi e chiedere se fosse il benvenuto.

Naturalmente, rispose senza esitazione l’allora Vescovo Bruce Larson e lo invitò a portare il suo partner.

Nella chiesa mormone, tutti i gay sono benvenuti

Luoghi comuni mormoni“Non avevo bisogno di istruzioni su come rispondere a tutti coloro che sinceramente e umilmente volevano unirsi a noi per pregare” scrive Larson in un’email da Hong Kong, dove ora vive. Era “praticamente un bisogno spirituale, non razionale”.

Così iniziò il soggiorno di quasi sette anni in quel quartiere della costa est dove, a poco a poco, entrò nella comunità di credenti che condividevano la sua fede, insegnando lezioni occasionali, pregando durante il servizio ed assumendo il ruolo di un amato zio dei bambini del rione.

“I meravigliosi Santi che mi hanno fatto posto nel loro cuore e nelle loro case, anno dopo anno, non mi hanno mai chiesto di mostrar loro i miei progressi o pentimenti” scrive. “Hanno semplicemente fatto spazio”.

Mentre l’ex mormone continuava a frequentare, sentì un risveglio spirituale che non aveva più sentito per lungo tempo.

“Volevo essere in un posto e con un gruppo di persone con cui potessi esplorare il significato e lo scopo della vita” continua nel libro “dove poter indagare e prendere in considerazione le risposte alle difficoltà delle mie esperienze”.

In quel momento il partner di Christofferson, che era cresciuto come episcopaliano, sentiva che andare in chiesa a Natale e Pasqua fosse sufficiente.

Poi arrivò il 2008, anno in cui la Chiesa mormone contribuì a guidare la spinta della Proposition 8 in California, la quale, definendo il matrimonio solo come tra uomo e donna, richiedeva l’abolizione del diritto al matrimonio gay.

Christofferson aveva un fratello in California che aveva votato a favore della Proposition 8 e il suo compagno se ne lamentava: “Ci conoscono. Pensavo che mi amassero”.

Questo ferì il cuore del suo partner e creò una certa distanza tra lui e la chiesa.

David Checketts, il magnate sportivo e poi presidente di palo mormone, seguiva un gruppo di congregazioni in Connecticut e si incontrò con il partner per spiegare perché tornare alla mormone significasse tanto per Christofferson.

Lo scrittore ricorda nell’intervista che il suo compagno rispose: “La tua chiesa dovrebbe sostenere la nostra famiglia, non dividerci”.

Che è proprio ciò che è accaduto in seguito.

Il partner di Christofferson, che Tom ancora ama, lo ha liberato dal loro impegno reciproco dicendo che avrebbe dovuto fare ciò che era meglio per lui.

Anche ad alcuni mormoni dispiaceva questa rottura.

“Il suo compagno era/è un uomo meraviglioso, di talento e gentile” scrive Larson. “Il mio cuore soffre per coloro che sperimentano il dolore o la perdita di un rapporto veramente amorevole”.

Fu Larson ad eseguire il battesimo di Christofferson nel mese di Ottobre del 2014, sostenendolo fino a quando non venne completamente immerso nell’acqua e, poi, gentilmente riportandolo indietro: un uomo nuovo.

Tutti i Christoffersons erano lì compreso suo fratello apostolo, che eseguì il rituale che pone le mani sulla testa per conferire il dono dello Spirito Santo.

Per Checketts è stato un momento toccante.

“Questa è una storia d’amore per lui e per il suo compagno, l’amore tra quei due uomini che rispetto e capisco” dice l’ex presidente di palo. “Ma è anche una storia sulle scelte difficili”.

Sei mesi dopo il suo battesimo Christofferson si ritirò in pensione lasciando il lavoro come banchiere e si trasferì nell’Ovest mentre il suo compagno acquistò un’altra casa in Connecticut.

Tuttavia, il mormone sempre più ottimista sperava che lui e il suo partner potessero continuare la loro “relazione emotiva” dopo aver abbandonato quella fisica.

È stato impossibile.

Amore fraterno e una politica dura

matite colorateIl capitolo più difficile da scrivere, dice Christofferson, è stato quello riguardante la politica della Chiesa mormone del Novembre del 2015, quando sono state inserite nuove regole sulle coppie gay mormoni definendoli apostati e decidendo di concedere le benedizioni e i battesimi ai loro figli solo al compimento del 18° anno di età.

“Ero davvero stupito” ha scritto. “Penso che lo fossero molte persone.”

Todd Christofferson è stato invitato a rilasciare un’intervista video per spiegare quel passaggio ai membri confusi e ad un pubblico perplesso.

“Se senti di doverti allontanare da me, capirò” scrisse l’apostolo al fratello, che rispose immediatamente: “Tu non ti sei mai allontanato da me in nessun modo, io non mi allontanerò da te in nessun modo”.

La vicinanza tra i fratelli persiste, ma anche le domande dell’uomo gay sulla politica della chiesa.

“Tanti amici hanno lasciato la chiesa per questo, famiglie intere” dice Tom Christofferson. “Fa male, ma sto ancora cercando di capire”.

Forse inviterà altri Santi degli Ultimi Giorni a chiedere maggiori chiarimenti, dice, e a fare altre domande ai profeti.

Nel frattempo, consiglia ai genitori e alle famiglie mormoni di accettare la realtà delle vite e delle scelte dei loro figli gay.

Di andare ai loro matrimoni. Di accogliere i loro partner nella famiglia. Di essere felici per la loro felicità. Di tenerli vicini.

“Quale importante opportunità può essere un matrimonio, per aumentare l’unità familiare, per mostrare l’amore puro e per solidificare le relazioni” scrive.

“I vostri figli non metteranno in dubbio il vostro discepolato personale, né dubiteranno dell’importanza che avete nell’essere parte integrante della loro vita”.

Il libro può aiutare o danneggiare i mormoni LGBT?

Tutti i fratelli di Christofferson hanno letto il manoscritto prima che venisse pubblicato, incluso colui che fa parte del Quorum dei Dodici Apostoli.

“Amo Tom” dice Todd Christofferson in una dichiarazione al Salt Lake Tribune “e sono contento che abbia raccontato la sua storia come solo lui può fare”.

Non importa quanto Tom Christofferson possa dire che il libro parli solo della sua esperienza personale, il legame dell’autore con un dirigente Santo degli Ultimi Giorni e con la casa editrice del volume, la Deseret Book di proprietà della chiesa, lo rende quasi un libro ufficiale e gli conferisce più peso che altre opere.

E questo riguarda diversi lettori.

Il libro è “molto commovente e ha affermato la mia fede” scrive Steve Evans, avvocato di Salt Lake City, in un suo intervento su un blog mormone.

Christofferson descrive due tipi di mormoni: colore che vanno al tempio e coloro che vanno in chiesa.

Non tutti soddisfano le norme di credenza e di comportamento per entrare in un tempio mormone, spiega, ma “tutti possono andare in chiesa”.

Quella certamente è stata l’esperienza di Christofferson nel quartiere New Canaan ed è anche la visione di Larson.

Il libro è molto più che il semplice viaggio di un uomo, scrive l’ex vescovo.

“Si tratta di un messaggio su come realmente e amorevolmente si possa far sentire benvenuto nel Vangelo chiunque abbia potuto avere un cammino di vita diverso da quello che abbiamo fatto noi o chiunque possa essere diverso da noi”.

Non importa quale sia la strada che un mormone gay possa prendere, dice il sindaco della contea di Salt Lake Ben McAdams, la famiglia, gli amici e i compagni di fede dovrebbero stargli accanto con “compassione e comprensione”.

Questo, dice McAdams uno degli amici più vicini a Christofferson, è tutto quello che ha vissuto Tom.

Questo articolo è stato scritto da Peggy Fletcher Stack e pubblicato su sltrib.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.

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