Storia Della Chiesa Capitolo 5
LA VENUTA ALLA LUCE DEL LIBRO DI MORMON
E LA
RESTAURAZIONE DEL SACERDOZIO
IL 1829 FU UN ANNO IMPORTANTE per il giovane Profeta
e la Chiesa che egli avrebbe restaurato. Alla fine del
1828 Moroni restituì le tavole e l’Urim e il Thummim
e promise che un nuovo scrivano avrebbe collaborato alla
traduzione.
Quell’autunno i genitori di Joseph, che si preoccupavano
molto per lui, vennero ad Harmony e furono lieti di trovarlo
di buon umore e di sapere che le tavole e l’Urim e il
Thummim erano al sicuro nel baule rivestito di marocchino
rosso di Emma. Quando il padre e la madre del Profeta
tornarono a casa erano stati “sollevati da un fardello
che era diventato quasi insopportabile, e la gioia aveva
scacciato ogni loro precedente dolore”.
La promessa del Signore di mandare uno scrivano si adempì nella
primavera del 1829, quando Oliver Cowdery arrivò ad
Harmony. Egli e Joseph lavorarono diligentemente per
portare a termine la traduzione. Durante questo lavoro
appresero importanti principi del Vangelo, alcuni dei
quali furono catalizzatori di nuove esperienze spirituali
e della restaurazione del sacerdozio. Fu preparata così la
via per organizzare la Chiesa di Gesù Cristo l’anno
successivo.
L’ARRIVO DI OLIVER COWDERY
Durante l’inverno 1828-1829 Joseph Smith lavorò periodicamente
alla traduzione con l’aiuto di Emma e del di lei fratello,
ma la necessità di guadagnarsi da vivere gli lasciava
poco tempo da dedicare alla traduzione. Il padre di Emma,
Isaac Hale, dubitava delle asserzioni di Joseph riguardo
alle tavole e gli mostrava ben poca simpatia.
Pertanto, nel marzo 1829, Joseph dice: “Non sapevo
dove andare e implorai il Signore di darmi i mezzi necessari
a compiere il lavoro che mi aveva affidato”. Il
Signore gli disse di smettere per il momento e di attendere
sino a quando gli avrebbe comandato di nuovo di tradurre,
quando gli avrebbe procurato i mezzi mediante i quali
il Profeta avrebbe potuto compiere ciò che il
Signore gli aveva comandato (vedi DeA 5:34). Il Profeta
attese fiducioso l’arrivo di un nuovo scrivano, e il
5 aprile venne Oliver Cowdery.
Oliver Cowdery era nato il 3 ottobre 1806 a Wells nella
Contea di Rutland, Stato del Vermont. Era il minore di
otto figli. Aveva ricevuto un’istruzione che consisteva
nel saper leggere e scrivere e far di conto. Alcuni dei
figli più grandi dei Cowdery avevano constatato
che le possibilità di far carriera nel Vermont
erano alquanto limitate, perciò si erano trasferiti
nella parte occidentale dello Stato di New York.
Nel 1825 Oliver li seguì e trovò lavoro
come commesso nello spaccio di un villaggio. Egli faceva
anche il fabbro e il contadino. Oliver aveva una corporatura
esile, era alto appena un metro e sessantacinque, aveva
i capelli neri e ondulati e occhi scuri molto penetranti.
Agli inizi del 1829 uno dei fratelli maggiori di Oliver,
Lyman Cowdery, era stato assunto per insegnare nella
scuola del Comune di Manchester, vicino al luogo in cui
viveva la famiglia di Joseph Smith. Lyman non poté far
fronte al suo impegno e propose ai dirigenti della scuola
di assumere suo fratello Oliver.
Approvato dai dirigenti, uno dei quali era Hyrum Smith,
Oliver cominciò a insegnare e fu invitato a stare
a pensione a casa di Joseph Smith sen. Lucy Mack Smith
riferì che quasi immediatamente “egli cominciò a
sentir parlare da ogni parte delle tavole e prese subito
a importunare il signor Smith su detta questione; ma
per molto tempo non riuscì ad ottenere da lui
nessuna informazione”. Gli Smith erano alquanto
riluttanti a parlare delle loro esperienze, poiché nel
passato erano stati messi in ridicolo dai vicini.
Dopo che Oliver ebbe guadagnato la fiducia degli Smith,
Joseph Smith sen. gli parlò delle tavole. Oliver
pregò in privato e meditò sulla questione,
confidando persino a Joseph Smith sen. che sentiva che
avrebbe avuto il privilegio di scrivere per Joseph, che
non aveva ancora incontrato. Disse alla famiglia che
era “volontà del Signore” che egli
andasse insieme a Samuel a far visita a Joseph in primavera
dopo la fine del semestre scolastico.
Egli dice: “Se in questo c’è un lavoro
che io posso svolgere, sono deciso a farlo”. Pertanto
agli inizi di aprile Samuel Smith e Oliver Cowdery partirono
per Harmony, in Pennsylvania. Le avverse condizioni atmosferiche
avrebbero scoraggiato chiunque, ma Oliver non si lasciò distogliere
dalla sua determinazione di conoscere Joseph Smith e
parlargli.
Prima di conoscere gli Smith a Manchester, Oliver aveva
conosciuto, diventandone poi intimo amico, David Whitmer,
un abitante di Fayette, nello Stato di New York. Durante
il viaggio per Harmony Oliver e Samuel si fermarono facendo
visita a David, il quale chiese a Oliver di scrivergli
se gli pareva che Joseph possedesse veramente gli antichi
annali. Questa amicizia con i Whitmer in seguito ebbe
una grande influenza sulla venuta alla luce del Libro
di Mormon e sull’istituzione della Chiesa.
Quando Oliver arrivò a Harmony, domenica 5 aprile,
Joseph Smith riconobbe in lui l’assistente che il Signore
aveva promesso. I due si misero a sedere a parlarono
sino a tarda sera delle esperienze fatte da Joseph. Il
giorno dopo si occuparono di alcune faccende e martedì 7
aprile cominciarono sul serio il lavoro di traduzione.
IL LAVORO DI TRADUZIONE RICEVE IMPULSO
Joseph e Oliver lavorarono “con poche interruzioni” alla
traduzione durante il mese di aprile. Con l’aiuto di
Oliver Joseph procedeva più rapidamente che in
passato. Durante i tre mesi successivi Joseph e Oliver
portarono a termine lo straordinario compito di tradurre
circa cinquecento pagine a stampa. Quello fu un glorioso
periodo della loro vita. Oliver scrive: “Quelli
furono giorni indimenticabili! Sedere e ascoltare una
voce diretta dall’ispirazione celeste mi riempiva l’anima
della gratitudine più profonda.
Giorno per giorno continuai senza interruzione a scrivere
il cosiddetto “Libro di Mormon” come usciva
dalla sua bocca, mentre traduceva mediante l’Urim e il
Thummim”.
Durante il mese di aprile Oliver Cowdery ricevette alcune
importanti rivelazioni tramite Joseph Smith. La prima
(attualmente DeA 6) lodava Oliver per i suoi retti desideri
nell’invocare il Signore e gli diceva quanto segue: “Ogni
qualvolta tu hai chiesto, hai ricevuto istruzioni dal
mio Spirito. Se non fosse stato così, tu non saresti
arrivato al punto in cui ti trovi in questo momento” (v.
14). Sembra tuttavia che Oliver desiderasse un’ulteriore
testimonianza della veridicità dell’opera, perciò il
Signore gli disse: “Rammenta la notte in cui tu
gridasti a me nel tuo cuore, per poter conoscere la verità di
queste cose.
Non sussurrai forse pace alla tua mente a questo riguardo?
Quale più grande testimonianza puoi avere che
da Dio?” (DeA 6:22-23). Soltanto dopo questa rivelazione
Oliver disse a Joseph che una notte, mentre stava a pensione
dagli Smith, aveva invocato Dio in preghiera per sapere
se Joseph Smith era un profeta e aveva ricevuto una calma
rassicurazione che era così.
Mentre continuavano a lavorare insieme, Oliver desiderò di
avere il potere di tradurre. Questo dono gli fu conferito,
ed egli tradusse alcune parole, ma non aveva fatto il
processo di preparazione e lo sforzo mentale necessari.
Il Signore gli dette questa spiegazione:
“Ma ecco, Io ti dico che tu devi studiarlo nella
tua mente; poi devi chiedermi se è giusto, e se è giusto,
farò sì che il tuo cuore arda dentro di
te, cosicché sentirai che è giusto. Ma
se non è giusto, non proverai tali sentimenti,
ma sentirai uno stupore di pensiero che ti farà dimenticare
la cosa errata; per cui tu non potrai scrivere ciò che è sacro,
a meno che ciò non ti sia dato da me” (DeA
6:8-9).
Circa in quel tempo arrivò da Colesville nello
Stato di New York, che distava circa quarantacinque chilometri,
un vecchio amico, Joseph Knight sen., con provviste che
comprendevano patate, maccarelli e diversi moggi di grano.
Egli portò anche dei fogli di carta rigata e il
denaro necessario per acquistarne dell’altra.
La visita di Knight fu molto importante per il proseguimento
del lavoro di traduzione poiché Joseph e Oliver,
trovandosi in stato di grande necessità, ultimamente
si erano messi alla ricerca di un lavoro. Se fossero
stati obbligati a lavorare, anche per poco tempo, il
lavoro di traduzione sarebbe stato ritardato. Pertanto
essi furono profondamente grati per quell’aiuto tempestivo,
che considerarono un dono del cielo.
LA RESTAURAZIONE DEL SACERDOZIO
E IL BATTESIMO
Joseph e Oliver si sentivano emozionati a mano a mano
che dottrine come la visita del Salvatore risorto agli
abitanti dell’Emisfero occidentale e i Suoi insegnamenti
riguardo al battesimo venivano alla luce durante il lavoro
di traduzione (vedi 3 Nefi 11:18-38). Pertanto a questo
punto furono spinti a chiedere in fervente preghiera
come potevano ricevere il dono del battesimo.
Il 15 maggio 1829 Joseph e Oliver si ritirarono a pregare
nei vicini boschi lungo le rive del Fiume Susquehanna.
Oliver descrive così l’episodio che seguì: “D’un
tratto, come dal seno dell’eterno, la voce del Redentore
pronunciò parole di pace. Il velo fu tolto e l’angelo
di Dio scese rivestito di gloria e trasmise il messaggio
ansiosamente atteso e le chiavi del Vangelo del pentimento.
Quale gioia! Quale meraviglia! Quale stupore! Mentre
il mondo era tormentato e distratto … noi udivamo e
vedevamo”.
L’angelo si presentò come Giovanni (Giovanni
Battista del Nuovo Testamento) e disse loro che agiva
sotto la direzione degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Egli pose le mani su Joseph e Oliver e disse: “A
voi, miei compagni di servizio, nel nome del Messia,
io conferisco il Sacerdozio di Aaronne che detiene le
chiavi del ministero degli angeli e del vangelo di pentimento
e del battesimo per immersione per la remissione dei
peccati” (Joseph Smith 2:69; vedi anche DeA 13:1).
Giovanni spiegò che il Sacerdozio di Melchisedec
sarebbe stato conferito loro in un tempo successivo.
Per la prima volta dopo tanti secoli il sacerdozio fu
di nuovo sulla terra.
Giovanni comandò a Joseph di battezzare Oliver,
e a Oliver di battezzare Joseph. Essi dovevano poi conferire
il Sacerdozio di Aaronne l’uno all’altro. Quando essi
uscirono dall’acqua dopo il battesimo furono riempiti
dello spirito di profezia. Oliver predisse “molte
cose che sarebbero avvenute di lì a poco”,
e Joseph profetizzò il “sorgere di questa
chiesa e molte altre cose relative alla Chiesa e a questa
generazione dei figli degli uomini” (Joseph Smith
2:73).
Ripieni dello Spirito Santo, essi gioirono nel Dio della
loro salvezza e la loro mente fu illuminata con nuove
visioni per quanto atteneva al significato delle Scritture.
Essi furono tuttavia obbligati a tenere segrete queste
cose a causa delle persecuzioni dei capi religiosi locali.
Isaac Hale, suocero di Joseph, era intervenuto per fornire
loro una certa protezione. ma la sua capacità di
controllare la situazione diminuiva.
Durante questo periodo Joseph ricevette alcuni visitatori
ad Harmony. E primo fu il fratello più giovane,
Samuel. Joseph e Oliver parlarono con entusiasmo a Samuel
delle loro recenti esperienze, lo informarono di quello
che il Signore stava per fare e gli mostrarono quanto
già avevano tradotto dalle tavole.
Samuel non si lasciò persuadere molto facilmente,
anche dopo che Joseph e Oliver ebbero ragionato con lui
attingendo alla Bibbia riguardo al vangelo di Gesù Cristo.
Egli si ritirò nei boschi per cercare di dissipare
i suoi dubbi tramite la preghiera. Joseph scrive: “Il
risultato fu che egli ricevette da sé una rivelazione
sufficiente a convincerlo della verità delle nostre
asserzioni, e, il venticinque dello stesso mese in cui
era stato battezzato e ordinato, Oliver Cowdery battezzò lui,
ed egli tornò a casa di suo padre glorificando
e lodando Dio, essendo ripieno del Santo Spirito”.
Il visitatore successivo fu Hyrum, il fratello maggiore
di Joseph. Dietro richiesta di Hyrum Joseph chiese al
Signore tramite l’Urim e il Thummim di conoscere la volontà del
Signore a suo riguardo. Il Signore disse a Hyrum che
egli sarebbe stato il mezzo per compiere molto bene in
questa generazione, ma che doveva essere paziente e studiare
le Scritture, incluso il Libro di Mormon, che allora
era in corso di traduzione, e di prepararsi per il giorno
in cui sarebbe stato chiamato a predicare il Vangelo
del pentimento (vedi DeA 11).
Poco dopo Joseph e Oliver andarono a Colesville. Durante
il viaggio di ritorno i principali apostoli del Signore,
Pietro, Giacomo e Giovanni, apparvero loro sulle rive
del Fiume Susquehanna (vedi DeA 128:20). I visitatori
celesti conferirono a Joseph e a Oliver il santo Sacerdozio
di Melchisedec e le chiavi dell’apostolato (vedi DeA
27:12). Joseph e Oliver ora avevano l’autorità di
agire come rappresentanti legittimi del Signore nell’edificazione
del regno di Dio sulla terra.
IL COMPLETAMENTO DELLA TRADUZIONE
Poco dopo aver iniziato ad aiutare Joseph nel lavoro
di traduzione, Oliver scrisse a David Whitmer, nel Comune
di Fayette. Egli rese testimonianza con grande entusiasmo
che Joseph Smith possedeva gli antichi annali e che quel
lavoro era di origine divina. Poco dopo gli mandò alcune
righe della traduzione e portò testimonianza di
sapere che le tavole contenevano gli annali di un popolo
che una volta aveva abitato quel continente.
David Whitmer, che allora aveva ventiquattro anni, mostrò con
gioia queste lettere ai suoi genitori, fratelli e sorelle.
Le persecuzioni cominciavano a intensificarsi nella zona
di Harmony, pertanto verso la fine di maggio Oliver consultò David
riguardo alla possibilità che Joseph e Oliver
andassero a stare con i Whitmer a Fayette.
In risposta Peter Whitmer sen., padre di David, invitò Joseph
a stare nella sua fattoria per tutto il tempo che era
necessario per portare a termine il lavoro di traduzione.
Il fratello di David, John, si offrì di aiutare
come scrivano di Joseph. Molte persone della zona di
Fayette erano ansiose di conoscere meglio il lavoro allora
in corso.
La semina sul finire di maggio era indispensabile per
avere buoni raccolti in autunno, pertanto David Whitmer
dovette arare e preparare il terreno prima di poter andare
con il suo carro a due cavalli a prendere Joseph Smith
e Oliver Cowdery. Alla fine di una giornata di aratura
scoprì di aver fatto in un giorno quello che di
norma ne avrebbe richiesti due.
Il padre di David fu anch’egli colpito da questo evidente
miracolo. Peter Whitmer sen. disse: “In questo
deve esserci la mano del cielo. Penso quindi che tu farai
meglio a scendere in Pennsylvania non appena avrai sparso
sul terreno la calce”. (La calce veniva usata per
ridurre l’acidità del terreno).
Il giorno dopo David si recò nei campi per spargere
la calce ma, con sua sorpresa, trovò che il lavoro
era già stato fatto. Sua sorella, che viveva nelle
vicinanze di quel campo, disse che il giorno prima i
suoi figli l’avevano chiamata perché venisse a
vedere tre sconosciuti che spargevano la calce con straordinaria
abilità. Ella aveva pensato che fossero uomini
assunti da David.
Grato di questo intervento divino, David Whitmer si
affrettò a compiere il viaggio di tre giorni per
raggiungere Harmony. Joseph e Oliver lo incontrarono
quando egli era già in vista della città.
Anche se David non aveva detto loro esattamente quando
sarebbe arrivato, Joseph aveva veduto in visione i dettagli
del viaggio di David ad Harmony. Questi tre miracoli,
ai quali David Whitmer aveva assistito, sono un esempio
delle capacità di veggente del Profeta e dell’intervento
del Signore per il successo dell’inizio della restaurazione
del Vangelo.
Quello fu il primo incontro tra Joseph Smith e David
Whitmer. Come era accaduto con Oliver Cowdery, David
e Joseph diventarono subito amici e quasi subito si misero
in viaggio per Fayette, che distava circa centosessanta
chilometri. In questa occasione Moroni prese le tavole
per evitare ogni rischio durante il trasporto. Durante
il viaggio accadde un altro fatto insolito. Accadde mentre
stavano viaggiando nel carro; David Whitmer descrisse
questo avvenimento:
“Un vecchio dall’aspetto bello e simpatico apparve
improvvisamente di fianco al nostro carro e ci salutò dicendo: “Buon
giorno! Fa molto caldo”, mentre al tempo stesso
si asciugava la fronte con il dorso della mano. Gli restituimmo
il saluto e, a un cenno di Joseph, io lo invitai a salire
sul carro se andava nella nostra direzione. Ma egli disse
molto gentilmente: “No, sto andando a Cumora”.
Quel nome era nuovo per me. Non sapevo cosa significasse
Cumora. Noi tutti lo guardammo e ci guardammo l’un l’altro,
e mentre mi voltavo verso Joseph per chiedergli una spiegazione
il vecchio scomparve improvvisamente … Era il messaggero
che aveva le tavole, che le aveva ricevute da Joseph
subito prima della nostra partenza da Harmony”.
Il gruppo arrivò a Fayette verso il primo di
giugno. Emma, che era rimasta ad Harmony per occuparsi
della casa, molto presto si riunì al marito a
Fayette. Il lavoro di traduzione riprese immediatamente.
I Whitmer furono molto generosi nel provvedere alle necessità di
Joseph, di Emma e di Oliver Cowdery.
Mentre il lavoro di traduzione progrediva il Vangelo
veniva predicato nella Contea di Seneca, e Hyrum Smith,
David Whitmer e Peter Whitmer jun. furono battezzati
in giugno per la remissione dei peccati. I tre figli
di Peter Whitmer, David, John e Peter jun., diventarono
zelanti assistenti nel lavoro. Ansioso di conoscere i
loro rispettivi compiti, Joseph si rivolse al Signore
e ricevette una rivelazione per ognuno di loro. A ognuno
era chiesto di collaborare all’edificazione del regno
di Dio proclamando il pentimento (vedi DeA 14:16).
Tutte queste attività erano un fardello non indifferente
per Peter e Mary Whitmer, che ospitavano nella loro casa
gli Smith e Oliver Cowdery. Il figlio David disse che
questo ulteriore fardello accresceva grandemente lo stato
di ansia di sua madre. Ella non si lamentava, ma si sentiva
oppressa. David in seguito raccontò quello che
accadde un giorno, quando sua madre andò nella
stalla per mungere le mucche.
“Quando fu sull’aia le venne incontro lo stesso
vecchio [che David aveva veduto in precedenza] (a giudicare
dalla descrizione che ella ne fece), il quale disse: “Sei
stata molto fedele e diligente nelle tue opere, ma sei
stanca per le maggiori fatiche alle quali sei sottoposta; è dunque
giusto che tu debba ricevere una testimonianza, in modo
che la tua fede possa essere rafforzata”. E così dicendo
le mostrò le tavole”. Questo avvenimento
rafforzò Mary Whitmer e la sua famiglia, che continuarono
a fornire a Joseph Smith l’appoggio di cui aveva bisogno
per svolgere l’importante lavoro nel quale era occupato.
IL PROCESSO DI TRADUZIONE
Si conosce molto poco riguardo all’effettivo processo
di traduzione degli annali, soprattutto perché coloro
che più erano al corrente del lavoro di traduzione,
ossia Joseph Smith e Oliver Cowdery, ne parlavano di
meno. Inoltre Martiri Harris, David Whitmer e Emma Smith,
che aiutavano Joseph, non hanno lasciato nessuna descrizione
contemporanea ai fatti. I brevi resoconti che fecero
molto più tardi nella loro vita spesso sono contraddittori.
Il Profeta era riluttante a rivelare i dettagli riguardanti
il lavoro di traduzione. A una conferenza della Chiesa
tenuta il 25 e 26 ottobre 1831 a Orange, nell’Ohio, Hyrum
chiese che fosse fatto un resoconto di prima mano della
venuta alla luce del Libro di Mormon. Ma il Profeta disse: “Non
era inteso che al mondo fossero rivelati tutti i particolari
della venuta alla luce del Libro di Mormon”.
In una lettera aperta al direttore di un giornale scritta
nel 1833 Joseph descrisse i fatti principali, ma fornì pochi
particolari, dichiarando che il Libro di Mormon era stato “trovato
tramite l’opera di un santo angelo e tradotto nella nostra
lingua per dono e potere di Dio”.
La sua spiegazione è coerente con Dottrina e
Alleanze, che dice che a lui fu conferito il “potere
di tradurre, mediante la grazia di Dio e per il potere
di Dio, il Libro di Mormon” (DeA 1:29) e che il
Signore lo aveva investito “di potere dall’alto
con mezzi che furono preparati prima, per tradurre il
Libro di Mormon” (DeA 20:8).
Chiaramente l’aspetto più importante del lavoro
di traduzione, come dichiara il frontespizio del Libro
di Mormon, è la sua interpretazione “mediante
il dono di Dio”. Moroni, ultimo custode dell’antico
testo, esorta ogni lettore del Libro di Mormon a conoscere
mediante la preghiera la veridicità del libro;
egli promette che per il potere dello Spirito Santo tutti
potranno conoscere che esso è vero (vedi Moroni
10:4-5).
La testimonianza resa dal Signore stesso del Libro di
Mormon dice: “Ed egli ha tradotto il libro, cioè quella
parte che gli ho comandata, e come il vostro Signore
ed il vostro Iddio vive, è vera” (DeA 17:6).
Alcuni critici hanno asserito che Sidney Rigdon fu il
principale autore del Libro di Mormon. Essi dicono che
egli usò un romanzo di Solomon Spaulding intitolato
Il manoscritto ritrovato o La storia manoscritta come
guida per le parti storiche di quest’opera. Tuttavia
non vi è nessuna prova che Sidney Rigdon conoscesse
Joseph Smith prima che fosse pubblicato il Libro di Mormon.
La testimonianza dello stesso anziano Rigdon è che
la prima volta che egli sentì parlare del libro
fu nell’ottobre 1830, quando una copia gli fu consegnata
da Parley P. Pratt (vedi le pagine 82-83 del presente
volume). Il manoscritto di Solomon Spaulding fu scoperto
negli anni 80 del secolo scorso e non ha nessuna somiglianza
con il Libro di Mormon. Questa teoria Spaulding-Rigdon,
ovviamente inventata e tuttavia ampiamente pubblicizzata, è un
tentativo compiuto da Satana per screditare la parola
di Dio.
Quando Joseph Smith cominciò a tradurre nel 1827
evidentemente cominciò dal libro di Lehi, tratto
dal riassunto fatto da Mormon delle grandi tavole di
Nefi (vedi l’introduzione a DeA 10). Dopo la perdita
delle centosedici pagine del manoscritto, risulta che
Joseph cominciò con il libro di Mosia, anch’esso
contenuto nelle grandi tavole.
Egli aveva appena cominciato il libro di Mosia quando
Oliver Cowdery gli fu mandato, agli inizi di aprile del
1829. Cinque settimane dopo, il 15 maggio 1829, essi
stavano lavorando a 3 Nefi e al sermone sul battesimo
tenuto dal Salvatore ai Nefiti. Joseph tradusse le piccole
tavole di Nefi, che contengono da 1 Nefi alle Parole
di Mormon, soltanto dopo il suo arrivo a casa dei Whitmer
a Fayette.
Al Profeta fu comandato di tradurre le piccole tavole
per sostituire le centosedici pagine andate perdute (vedi
DeA 10:43-45). Nel manoscritto originale del Libro di
Mormon il lavoro fatto da John Whitmer come scrivano
riguarda soltanto il materiale proveniente dalle piccole
tavole, fatto che conferma questa conclusione.
I TESTIMONI DEL LIBRO DI MORMON
Quasi immediatamente dopo che Joseph Smith ebbe tradotto
gli scritti di Nefi riguardo alla necessità dei
testimoni (vedi 2 Nefi 27:12-14; Ether 5), Martin Harris
andò da Fayette a Palmyra per informarsi sul progresso
del lavoro. Martin, insieme con Oliver Cowdery e David
Whitmer, chiese a Joseph di pregare e di chiedere al
Signore se potevano essere i testimoni promessi.
Il Profeta lo fece e ricevette una rivelazione in cui
veniva detto loro che se avessero esercitato la fede
con pieno intento di cuore, sarebbe stato concesso loro
il privilegio di vedere le sacre tavole, il pettorale,
la spada di Laban, l’Urim e il Thummim usati dal fratello
di Giared e la Liahona – l’indicatore miracoloso dato
a Lehi nel deserto (vedi DeA 17).
Il Signore dichiarò: “E’ per la vostra
fede che potrete contemplare tutto ciò, anzi,
per quella stessa fede che avevano gli antichi profeti” (DeA
17:2). Il Signore dichiarò anche che, dopo aver
visto questi oggetti, essi avrebbero avuto il dovere
di portarne testimonianza al mondo.
Non appena il lavoro di traduzione fu completato, Joseph
Smith mandò a dire ai suoi genitori a Manchester
di venire a casa dei Whitmer a Fayette. Quando arrivarono,
portando con sé Martin Harris, trascorsero gioiosamente
la sera leggendo il manoscritto.
Il mattino dopo i potenziali testimoni e le altre persone
ospiti dei Whitmer si radunarono per la solita riunione
di devozione del mattino per leggere le Scritture, cantare
e pregare. Lucy Mack Smith scrive: “Joseph si rialzò in
piedi e, rivolgendosi a Martin Harris in modo tanto solenne
che ancora oggi al ricordo il sangue mi scorre più rapido
nelle vene, disse, per quanto posso ricordare: “Martin
Harris, oggi devi umiliarti dinanzi a Dio per ottenere
il perdono dei tuoi peccati. Se lo farai, è volontà del
Signore che tu veda le tavole insieme a Oliver Cowdery
e David Whitmer”.
Quindi i quattro uomini si ritirarono nei boschi e chiesero
l’adempimento della promessa fatta per rivelazione. Tuttavia,
dopo che ebbero fatto due tentativi senza ottenere alcun
risultato, Martin Harris ritenne che la sua presenza
fosse la causa della mancata manifestazione divina. Egli
si ritirò a una certa distanza e disse in privato
le sue preghiere.
Gli altri tre avevano appena ripreso a pregare quando
Moroni apparve in gloria, tenendo in mano le tavole.
Joseph scrisse: “Egli le sfogliava ad una ad una
come le pagine di un libro, sì che noi potevamo
vederle e scorgerne distintamente le incisioni … Udimmo
una voce proveniente dalla luce sopra di noi che diceva: “Queste
tavole sono state rivelate per il potere di Dio e sono
state tradotte per il potere di Dio. La traduzione che
ne è stata fatta è corretta, e io vi ordino
di rendere testimonianza di quello che ora vedete e udite”.
A questo punto io mi allontanai da David e da Oliver
per andare in cerca di Martin Harris, che trovai a una
notevole distanza tutto intento nella preghiera. Egli
mi disse subito di non aver avuto successo con il Signore
e mi chiese caldamente di unirmi a lui nella preghiera,
affinché anche a lui fosse concesso lo stesso
dono che noi avevamo appena ricevuto.
Così ci unimmo in preghiera, e alla fine ottenemmo
la realizzazione dei nostri desideri; infatti, prima
che avessimo finito, la stessa visione apparve dinanzi
ai nostri occhi, o quanto meno apparve a me, perché una
volta ancora vidi e udii le stesse cose, mentre nel medesimo
istante Martin Harris gridò pieno di gioia: “Basta
così, basta così; i miei occhi hanno veduto”.
Quando Joseph tornò a casa dei Whitmer espresse
ai suoi genitori il sollievo che provava, ora che anche
gli altri avevano veduto l’angelo e le tavole e avrebbero
dovuto portare testimonianza di queste verità,
dicendo: “Ora essi sanno che non vado in giro a
ingannare le persone, e mi sento come se fossi stato
sollevato da un fardello che era quasi troppo pesante
per me, e la mia anima gioisce perché non sono
più completamente solo al mondo”.
I Tre Testimoni resero testimonianza della loro esperienza: “Noi,
per grazia di Dio Padre e di nostro Signore Gesù Cristo,
abbiamo veduto le tavole che contengono questi annali
… E sappiamo pure che sono state tradotte per dono
e potere di Dio, poiché la Sua voce ce lo ha dichiarato;
pertanto sappiamo con certezza che quest’opera è autentica”.
Essi continuarono a rendere testimonianza che l’angelo
aveva mostrato loro le incisioni sulle tavole. La loro
testimonianza è stata inclusa in ogni edizione
del Libro di Mormon uscita dalle stampe da allora in
poi.
Alcuni giorni dopo altri otto testimoni – uomini fedeli
che erano stati vicini al Profeta durante la traduzione
- furono scelti perché vedessero le tavole. Questi
otto uomini erano il padre di Joseph Smith, Joseph Smith
sen.; i fratelli di Joseph, Hyrum e Samuel; quattro dei
fratelli Whitmer: Christian, Jacob, Peter e John, e un
cognato dei Whitmer, Hiram Page.
A Joseph fu permesso di mostrare loro le tavole vicino
alla casa degli Smith a Manchester, mentre egli stava
prendendo gli accordi necessari per stampare il libro.
Gli Otto Testimoni dichiararono che avevano toccato e
soppesato le tavole e veduto le incisioni sui singoli
fogli. Anche la loro testimonianza è inserita
in tutte le edizioni del Libro di Mormon.
Pertanto, secondo la legge divina relativa ai testimoni,
la verità del Libro di Mormon è ulteriormente
confermata, e gli abitanti della terra sono ritenuti
responsabili di quello che è contenuto in esso.
Tutti gli undici testimoni speciali delle tavole del
Libro di Mormon in seguito occuparono importanti posizioni
ecclesiastiche nella Chiesa restaurata. Cinque di loro,
i tre Smith e Christian e Peter Whitmer jun., morirono
mentre erano attivamente impegnati al servizio della
Chiesa.
Ma ognuno dei Tre Testimoni Martin Harris, Oliver Cowdery
e David Whitmer in seguito si allontanò dalla
Chiesa. Anche John e Jacob Whitmer e Hiram Page, che
facevano parte degli Otto Testimoni, si allontanarono
dalla fede.
Tuttavia nessuna di queste sei persone rinnegò mai
la sua testimonianza, anche se ebbero molte possibilità di
farlo. Ognuno di loro ribadì decisamente la veridicità della
sua testimonianza ogni volta che gli veniva chiesto di
parlarne. Oliver Cowdery e Martin Harris alla fine ritornarono
alla Chiesa e morirono in seno ad essa.
LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO DI MORMON
Alcuni giorni dopo l’arrivo di Joseph Smith e Oliver
Cowdery a Fayette, nel giugno 1829, Joseph ritenne che
erano abbastanza avanti nel lavoro di traduzione da dover
chiedere i diritti d’autore. Di conseguenza l’11 giugno
Joseph Smith chiese e ottenne i diritti d’autore per
il Libro di Mormon dal Distretto settentrionale dello
Stato di New York. Questo impediva che il libro fosse
oggetto di plagio.
Mentre il lavoro di traduzione si avvicinava alla conclusione,
verso la fine di giugno, il Profeta rivolse la sua attenzione
alla pubblicazione del libro. Furono condotte lunghe
trattative con Egbert B. Grandin, un tipografo di ventitré anni
di Palmyra. Gli furono presentate alcune pagine del manoscritto
con il frontespizio per chiedergli un preventivo del
costo.
Grandin e i suoi soci erano riluttanti ad assumersi
l’onere di stampare quella che essi chiamavano la “Bibbia
d’oro”. Perciò Joseph e i suoi compagni
andarono a Rochester, dove si misero in contatto con
un eminente cittadino e tipografo, Thurlow Weed, il quale
tuttavia rifiutò la proposta poiché non
credeva alla storia della traduzione riferita da Joseph.
Essi andarono quindi a trovare Elihu F. Marshall, anch’egli
di Rochester, che si dichiarò disposto a stampare
e rilegare il manoscritto; ma i suoi prezzi erano esorbitanti.
I fratelli ritornarono da Grandin e finalmente lo persuasero
a stampare il libro se Martin Harris avesse firmato un’ipoteca
che garantiva il pagamento del costo della stampa mediante
la vendita di una parte della sua fattoria di Palmyra,
se fosse risultato necessario.
A quel tempo il Profeta aveva ricevuto un’altra offerta
da uno stampatore di Rochester, così Grandin acconsentì a
pubblicare il libro. Il 17 agosto 1829 fu stipulato un
accordo per la stampa di cinquemila copie al prezzo di
tremila dollari. Si trattava di un numero molto alto
di copie per quel tempo, particolarmente per un piccolo
tipografo di paese.
Joseph aveva imparato un’importante lezione dalla perdita
delle centosedici pagine del manoscritto. Egli incaricò Oliver
Cowdery e Hyrum Smith di sovrintendere al lavoro di stampa,
mentre egli tornava a Harmony per stare con Emma e curare
i suoi affari. Impartì loro precise istruzioni
di fare una copia del manoscritto per lo stampatore,
conservando l’originale per maggiore sicurezza a casa
degli Smith. Quindi Oliver fece una copia del manoscritto
per lo stampatore.
Per motivi di sicurezza questo manoscritto veniva portato
alla tipografia di Grandin un Poco alla volta, a mano
a mano che procedeva il lavoro. Per alcuni mesi Hyrum
fece dei viaggi quasi quotidiani alla tipografia per
sovrintendere al lavoro.
Considerato questo laborioso processo, è comprensibile
che alcuni errori di trascrizione e di stampa si insinuassero
nel libro. Inoltre il manoscritto originale non aveva
punteggiatura e non era diviso in paragrafi. Con il permesso
di Hyrum Smith, il compositore di Grandin, John H. Cilbert,
inserì la punteggiatura e la divisione in paragrafi.
Nell’edizione del 1837 curata da Parley P. Pratt, e in
quella del 1840, curata con attenzione personalmente
dal Profeta, furono corretti la maggior parte degli errori
di stampa e fu riveduta una parte del lavoro di Cilbert.
Durante la stampa del Libro di Mormon Oliver Cowdery “imparò l’arte
della stampa nell’ufficio di E. B. Grandin, componendo
con le proprie mani gran parte dei caratteri di stampa
per il libro”.
L’opposizione al nuovo volume di Scritture si
manifestò ancor prima che il lavoro di stampa
fosse portato a termine. Abner Cole usava l’edificio
e la macchina da stampa di Grandin la domenica e la sera
per pubblicare il suo giornale di Palmyra, il Reflector,
sotto lo pseudonimo di Obediah Dogberry. Egli considerava
il Libro di Mormon semplice spazzatura e, dato che poteva
leggere il manoscritto consegnato al tipografo, sottrasse
alcune pagine e cominciò a pubblicarle.
Una domenica di dicembre Hyrum e Oliver, provando un
certo disagio, si recarono in città alla tipografia,
dove trovarono Cole che stava febbrilmente lavorando
a compilare un estratto del Libro di Mormon.
Gli ordinarono di desistere, poiché essi detenevano
legalmente i diritti d’autore, ma egli li sfidò e
pubblicò alcuni brani del libro nel Reflector.
Joseph Smith sen. immediatamente andò a informarne
il Profeta e lo riportò a Palmyra. Al suo arrivo
Joseph intimò a Cole di cessare la sua pirateria
letteraria. Cole voleva scendere a vie di fatto, ma il
Profeta mantenne la calma e la ragione prevalse. L’ultima
dispensa comparve nel numero del 22 gennaio 1830.
Il dileggio di Cole rispecchiava i sentimenti generali
esistenti a Palmyra a quel tempo. Un certo numero di
persone tenne una riunione e approvò la mozione
di non acquistare il libro quando sarebbe uscito dalle
stampe.
Quando Grandin si innervosì, Joseph tornò a
Palmyra per rassicurarlo che i costi della stampa sarebbero
stati pagati. Martin Harris, temendo di perdere la fattoria
se il Libro di Mormon non si fosse venduto, si rivolse
al Profeta chiedendogli cosa doveva fare.
Per rivelazione a Martin fu comandato di non tenersi
stretti i suoi beni, “ma di darli liberalmente
per stampare il Libro di Mormon” (vedi DeA 19:26).
Sessanta ettari della fattoria di Martin Harris furono
venduti mediante asta pubblica nell’aprile 1831 per saldare
il debito con Grandin. Questo sacrificio rese possibile
la stampa del Libro di Mormon.
Il giornale Wayne Sentinel annunciò che le prime
copie del Libro di Mormon sarebbero state messe in vendita
al pubblico il 26 marzo 1830.
Il Libro di Mormon rappresenta la mente e la volontà di
Dio per gli uomini di questi ultimi giorni. La nostra
generazione ha il privilegio di conoscere la valutazione
fatta dal Signore stesso di questo grande libro:
Il Libro di Mormon “contiene una cronaca di un
popolo decaduto, e la pienezza del Vangelo di Gesù Cristo
ai Gentili, ed anche agli Ebrei; che fu dato per ispirazione,
ed è confermato ad altri dal ministero degli angeli
ed è da essi annunciato al mondo; dando prova
al mondo che le sante Scritture sono vere e che Iddio
ispira gli uomini e li chiama alla Sua opera santa in
questa era e generazione, come già nelle generazioni
antiche” (DeA 20:9-11).
AVVENIMENTI ATTINENTI ALLA PUBBLICAZIONE DEL
LIBRO DI MORMON
11 giugno 1829. Concessione dei diritti d’autore per
il Libro di Mormon.
1 luglio 1829. Completamento della traduzione del Libro
di Mormon.
Luglio 1829. Oliver Cowdery comincia a fare una copia
del manoscritto del Libro di Mormon per lo stampatore.
17 agosto 1829. Joseph Smith e Martin Harris interpellano
Hegbert Grandin per pubblicare cinquemila copie del Libro
di Mormon.
Agosto 1829. Oliver Cowdery consegna le prime pagine
del manoscritto allo stampatore. Il lavoro di composizione
ha inizio e i primi fogli interi escono dalle stampe.
Il primo frontespizio fu dato a Stephen Harding.
25 agosto 1829. Martin Harris ipoteca la sua fattoria
per tremila dollari per pagare le spese di stampa.
Ottobre 1829. Joseph Smith ritorna a Harmony in Pennsylvania.
6 novembre 1829. Oliver scrive a Joseph per informarlo
che il lavoro di stampa è stato ritardato a causa
delle malattie e perché Grandin aspettava di ricevere
altri caratteri di stampa. Oliver era arrivato a Alma
36 del manoscritto per lo stampatore.
16 gennaio 1830. Joseph Smith sen. e Martin Harris stipulano
un accordo per cui essi avrebbero avuto eguali diritti
nella vendita del Libro di Mormon sino a saldare il debito
con Grandin.
Dicembre 1829 gennaio 1830. Abner Cole pubblica illegalmente
estratti del Libro di Mormon sul suo giornale Reflector.
Gennaio 1830. Grandin interrompe il lavoro di stampa
a causa di un minacciato boicottaggio del Libro di Mormon.
Joseph torna a Palmyra da Harmony per risolvere la questione
con Cole e per convincere Grandin a portare a termine
il lavoro di stampa.
19 marzo 1830. Il giornale Wayne Sentinel pubblica l’annuncio
che il Libro di Mormon sarebbe stato messo in vendita
entro una settimana.
26 marzo 1830. Il giornale Wayne Sentinel informa che
il Libro di Mormon è in vendita.
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