Storia Della Chiesa Capitolo 23

Storia della chiesa – Capitolo 23

I DODICI ASSUMONO
LE REDINI DEL REGNO

CON LA MORTE del profeta Joseph Smith la Prima Presidenza
della Chiesa si sciolse. Mentre piangevano il loro capo
assassinato, i santi si chiedevano chi avrebbe diretto
ora la Chiesa. Sidney Rigdon, che aveva lasciato Nauvoo
qualche mese prima, riapparve in città il 3 agosto
e asserì che egli doveva essere nominato “tutore” della
Chiesa.

In assenza della maggior parte dei Dodici, ancora in
viaggio verso Nauvoo dalle missioni nella parte orientale
degli Stati Uniti, la pretesa di Sidney incontrò qualche
favore. Fu convocata una riunione per l’8 agosto per
esaminare la questione di questa tutela.

UN MESE DI TRISTEZZA

Quando Joseph Smith fu assassinato una profonda tristezza
cadde sulla città di Nauvoo. Anche i santi degli
altri rami della Chiesa, quando vennero a conoscenza
del Martirio, furono oppressi dal dolore. Soltanto l’arrivo
dei componenti del Quorum dei Dodici e la ferma guida
che essi impartirono alla Chiesa gradualmente allontanarono
questo senso di scoraggiamento.

I Dodici, eccetto John Taylor e Willard Richards, al
momento del Martirio si trovavano in missione nella parte
orientale degli Stati Uniti. Anche se Joseph aveva scritto
loro a giugno per richiamarli a causa della crisi dell’Expositor,
essi non ricevettero queste istruzioni sino a dopo il
Martirio. Tuttavia entro tre settimane tutti erano stati
informati del tragico avvenimento e si erano affrettati
a rientrare a Nauvoo.

L’impresa più straordinaria realizzata
a Nauvoo tra il Martirio e il ritorno degli Apostoli
fu il mantenimento della pace. Anche se i cittadini dell’Illinois
occidentale temevano delle rappresaglie, i santi obbedirono
a John Taylor e a Willard Richards, che chiesero loro
di rimanere calmi e di consentire ai funzionari del governo
di trovare gli assassini.

Tre giorni dopo la tragedia di Carthage l’anziano Richards
scrisse a Brigham Young: “I santi hanno sopportato
questa prova con grande forza d’animo e tolleranza. Ora
devono mantenere la calma. Ci siamo impegnati a non perseguire
per il momento gli assassini e a lasciare la cosa al
governatore Ford; … la vendetta spetta al cielo”.

Anche il consiglio municipale esortò in tal senso
i cittadini: “Mantenete la pace, mantenete la quiete,
svolgete opere di rettitudine e, non appena i Dodici
e le altre autorità potranno riunirsi, o almeno
la maggioranza di loro, sarà indicata la condotta
da seguire per realizzare il grande raduno d’Israele
e la consumazione finale della dispensazione della pienezza
dei tempi”.

L’anziano John Taylor, gravemente ferito nel carcere
di Carthage, tornò a Nauvoo il 2 luglio. Durante
quel mese continuò a migliorare, ma non poté lasciare
il letto. Nonostante la sua immobilità, aiutò l’anziano
Richards a dirigere la Chiesa sino al ritorno degli altri
Dodici. Insieme, l’anziano Richards e l’anziano Taylor
scrissero ai molti santi della Gran Bretagna facendo
loro questo resoconto:

“Il comportamento dei santi è stato estremamente
pacifico, ricordando che Dio ha detto: “A me la
vendetta; Io darò la retribuzione” …

Questi servi di Dio sono andati in cielo a causa del
fuoco – il fuoco di un’empia plebaglia. Come i profeti
dei tempi antichi, essi hanno vissuto sino a quando il
mondo li ha accolti; e questa è una fornace in
cui i santi dovevano essere messi alla prova: essere
privati dei loro dirigenti senza poter vendicare il loro
sangue”.

William W. Phelps, editore delle pubblicazioni della
Chiesa, consigliere municipale e scrivano del Profeta,
collaborò validamente a mantenere l’ordine in
città. Dopo essere tornato nella Chiesa nel 1842,
l’anziano Phelps si era adoperato instancabilmente per
edificare il Regno e aveva aiutato il Profeta a realizzare
molti importanti progetti, come la pubblicazione del
Libro di Abrahamo e la campagna per la presidenza.

Egli fu il principale oratore ai funerali di Joseph
e Hyrum. Quindi dette una valida assistenza agli anziani
Taylor e Richards durante quel periodo tanto critico.
In veste di poeta, egli immortalò il Profeta in
alcuni versi che in seguito diventarono uno degli inni
più famosi della Chiesa:

Lode all’uomo che vide Dio Padre, scelto a portare al
mondo il Vangel. Quale supremo Profeta e Veggente sia
riverito da ogni nazion. Salve al Profeta asceso in cielo
i suoi nemici or lottano invan. Oggi egli guida dall’alto
i Fratelli, vivendo in gloria lassù col Sovran.

Appena un mese dopo i santi furono colpiti da un’altra
tragedia: la morte di Samuel H. Smith, fratello di Joseph
e Hyrum. Samuel era stato uno dei primi santi arrivati
a Carthage dopo il Martirio. Egli era sfuggito ai nemici
della Chiesa per raggiungere i suoi fratelli a Carthage,
ma al suo arrivo li aveva trovati già morti. Lo
stress lo indebolì fisicamente.

Fu colpito da una forte febbre; le sue condizioni di
salute gradualmente peggiorarono e morì il 30
luglio 1844. Fu lodato nel Times and Seasons come uno
dei grandi uomini di questa dispensazione. Sua madre
Lucy Mack Smith, straziata dal dolore, aveva assistito
nel giro di quattro anni alla morte del marito e di quattro
figli: Don Carlos, Hyrum, Joseph e Samuel.

IL RITORNO DEI DODICI

Il giorno del Martirio i componenti dei Dodici si sentivano
depressi e melanconici senza sapere il perché.
Gli anziani Heber C. Kimball e Lyman Wight erano in viaggio
tra Filadelfia e New York, quando l’anziano Kimball si
sentì addolorato come se avesse appena perduto
un amico. A Boston Orson Hyde stava esaminando alcune
cartine nella sala presa in affitto dalla Chiesa quando
si sentì sopraffatto da un senso di pesantezza
e di dolore.

Cominciò a piangere e, lasciate le cartine, prese
a camminare avanti e indietro ininterrottamente per la
stanza. Nel Michigan George A. Smith fu afflitto da un
senso di depressione e preoccupazione per tutto il giorno.
Quando andò a letto non riusciva a dormire. Disse
che a un certo momento gli sembrava che un demonio gli
sussurrasse all’orecchio: “Joseph e Hyrum sono
morti, non ne sei felice?”

Due giorni prima del martirio Parley P. Pratt, che si
trovava nello Stato di New York, fu spinto dallo Spirito
a tornare immediatamente a Nauvoo. Per una coincidenza
incontrò suo fratello William su un battello fluviale
il giorno della tragedia.

Parley scrive che mentre parlavano sul ponte egli si
sentì invadere da uno strano e solenne sgomento,
come se i poteri dell’inferno fossero stati liberati.
Egli era tanto sopraffatto dal dolore che a malapena
riusciva a parlare …

Egli riuscì poi a dire a suo fratello: “Osserviamo
il silenzio più completo e solenne, perché questo è un
giorno buio e segna l’ora del trionfo dei poteri delle
tenebre. Oh, quanto sono consapevole dell’atmosfera omicida
che sembra pervadere tutto il paese!”

Parley P. Pratt fu il primo apostolo lontano da Nauvoo
che venne a conoscenza del Martirio. Si trovava su un
battello che attraversava i Grandi Laghi diretto a Chicago.
Quando arrivarono a un attracco nel Wisconsin, i passeggeri
che salirono a bordo gli portarono la notizia degli assassinii
di Carthage.

A bordo c’era una grande eccitazione e molti passeggeri
lo derisero, chiedendogli cosa avrebbero fatto ora i
Mormoni. Egli rispose che “avrebbero continuato
la loro missione e portato innanzi in tutto il mondo
il lavoro che Joseph Smith aveva restaurato. Egli fece
osservare che quasi tutti i profeti e gli apostoli che
erano vissuti prima di lui erano stati uccisi, come anche
il Salvatore del mondo, e tuttavia la loro morte non
aveva soffocato la verità né impedito il
suo trionfo finale”.

In preda al dolore, l’anziano Pratt percorse a piedi
quasi centosettanta chilometri attraverso le pianure
dell’Illinois, quasi incapace di mangiare e dormire,
chiedendosi come avrebbe potuto incontrare l’intera comunità,
afflitto com’era dal dolore e da un’indescrivibile sofferenza.
Pregò per avere aiuto.

“Improvvisamente lo Spirito di Dio scese su di
me e riempì il mio cuore di una gioia e felicità indescrivibili,
e lo spirito di rivelazione ardeva nel mio petto con
calore e felicità come se fosse un fuoco.

Lo Spirito mi disse: “Vai a dire al mio popolo
a Nauvoo che essi continueranno a svolgere i loro compiti
quotidiani e a prendere cura di se stessi senza prendere
nessuna iniziativa riguardo al governo della Chiesa per
riorganizzare o modificare alcunché, sino al ritorno
del resto dei componenti del Quorum dei Dodici.

Ma esortali a continuare a edificare la casa del Signore
che ho comandato loro di costruire a Nauvoo”. Arrivato
a Nauvoo l’8 luglio, Parley aiutò gli anziano
Richards e Taylor a mantenere l’ordine nella comunità afflitta.

George A. Smith venne a conoscenza del Martirio il 13
luglio leggendone un resoconto in un giornale del Michigan.
All’inizio pensò che si trattasse di uno scherzo,
ma quando la notizia fu confermata si affrettò a
tornare a Nauvoo con i suoi tre colleghi di missione.
Esausto per l’ansia e la fatica, si ammalò di
orticaria. Gonfiò in ogni parte del corpo e non
riusciva più a mangiare. Tuttavia continuò il
viaggio, arrivando a Nauvoo il 27 luglio. Subito si riunì in
consiglio con i tre Apostoli che già si trovavano
in città.

Le voci della morte di Joseph Smith cominciarono ad
arrivare a Boston il 9 luglio. Durante la settimana che
trascorse prima che la notizia fosse confermata dalle
lettere dei familiari e da più dettagliati articoli
nei giornali, Brigham Young, Wilford Woodruff e Orson
Pratt si sforzavano di comprendere le conseguenze di
quella terribile notizia. Brigham Young scrisse nel suo
diario:

“La prima cosa che pensai fu se Joseph aveva portato
con sé, togliendole dalla terra, le chiavi del
Regno. Fratello Pratt sedeva alla mia sinistra; entrambi
eravamo appoggiati allo schienale della nostra sedia.
Poi, improvvisamente, mi battei la mano sul ginocchio
e dissi che le chiavi del Regno stavano ancora quaggiù sulla
terra”.

Brigham Young, Heber C. Kimball, Orson Pratt, Wilford
Woodruff e Lymail Wight si riunirono e si affrettarono
a tornare a Nauvoo per ferrovia, diligenza, battello
e calesse. Gli eventi successivi dimostrarono la saggezza
di tanta fretta. Arrivarono a Nauvoo la sera del 6 agosto.
Wilford Woodruff descrisse i suoi sentimenti in quella
occasione:

“Quando approdammo, sentimmo una profonda tristezza
che sembrava avvolgere tutta la città di Nauvoo,
impressione che non avevamo mai provato prima … Fummo
accolti con gioia dai santi di tutta la città.
Essi si sentivano come pecore senza pastore, come creature
senza padre, poiché erano state private del loro
capo”.

LA CRISI DELLA SUCCESSIONE

L’arrivo della maggior parte degli Apostoli il
6 agosto fu molto provvidenziale. Era sorta una crisi
riguardo a chi dovesse guidare la Chiesa, e Willard Richards
era esausto per gli sforzi compiuti nel tentativo di
tenere uniti i santi. Sabato 3 agosto Sidney Rigdon era
tornato dal suo volontario esilio a Pittsburgh, in Pennsylvania,
dove si era trasferito contrariamente alla rivelazione
ricevuta (vedi DeA 124:108-109).

Sidney tornò con la speranza di assumere il comando
della Chiesa. Non tutti i santi di Nauvoo erano al corrente
del fatto che il Profeta aveva perduto la fiducia nel
suo primo consigliere molto tempo prima del Martirio.

Sidney evitò di incontrarsi con i quattro Apostoli
che erano già a Nauvoo e preferì invece
parlare ai santi radunati nel bosco domenica 4 agosto.
Egli asserì di aver ricevuto una visione:

“Egli raccontò una visione che, asseriva,
il Signore gli aveva mostrato riguardo alla situazione
della Chiesa, e disse che si doveva nominare un tutore
per edificare la Chiesa per onorare Joseph, come Joseph
l’aveva iniziata.
Disse che egli era proprio l’uomo di cui gli antichi
profeti avevano cantato, scritto e per cui avevano gioito,
e che era stato mandato a svolgere lo stesso lavoro che
era stato il tema di tutti i profeti di ogni generazione
precedente”.

E anziano Parley P. Pratt in seguito osservò che
Sidney Rigdon era “proprio l’uomo di cui i profeti
non avevano mai cantato e di cui non avevano scritto
una sola parola”.

Nella riunione Sidney chiese a William Marks, presidente
del palo di Nauvoo, che era a favore delle pretese di
Sidney, di convocare una riunione della Chiesa il 6 agosto
per sostenere un nuovo capo. Il presidente Marks spostò la
data della riunione a giovedì 8 agosto, decisione
che si dimostrò provvidenziale, giacché il
resto dei Dodici Apostoli non arrivò a Nauvoo
sino alla sera del 6 agosto.

Sidney si incontrò anche con William Marks e
Emma Smith nella casa di Joseph Smith per nominare un
fiduciario per la Chiesa. Emma voleva che questo fosse
fatto rapidamente per impedire la perdita delle proprietà personali
e della Chiesa registrate a nome di Joseph Smith. Parley
P. Pratt venne alla riunione e contestò subito
la mozione.

Egli spiegò che la nomina di un fiduciario era
una questione che riguardava tutta la Chiesa nella persona
delle sue Autorità generali, non una questione
delle autorità locali di un solo palo. Parley
insistette dicendo:

“Ciò non ha nulla a che fare con i dollari
e i centesimi ma, per me, è a rischio un principio,
e se questo volesse dire perdere migliaia o anche milioni
di dollari, pazienza. Non possiamo e non vogliamo consentire
a che le autorità e i principi della Chiesa siano
calpestati per una questione di soldi”. La riunione
fu aggiornata senza che fosse presa nessuna decisione.

Lunedì 5 agosto Sidney Rigdon finalmente s’incontrò con
gli Apostoli che erano a Nauvoo. Egli dichiarò: “Signori,
siete finiti; signori, siete divisi; gli antimormoni
hanno avuto la meglio su di voi; i Fratelli votano ognuno
per conto suo … tutto è confuso, non potete
fare nulla, mancate di un grande dirigente; volete un
capo e, se non vi unite per scegliere questo capo, sarete
dispersi ai quattro venti; gli antimormoni vinceranno
le elezioni – si deve nominare un tutore”.

L’anziano George A. Smith disse: “Fratelli, l’anziano
Rigdon sbaglia completamente. Non c’è nessuna
divisione: i fratelli sono uniti; l’elezione sarà unanime,
e gli amici della legge e dell’ordine saranno eletti
con una maggioranza di mille voti. Non c’è motivo
di allarmarsi. I timori paventati dal presidente Rigdon
sono immaginari”.

In tali circostanze l’arrivo dei Dodici dalla parte
orientale degli Stati Uniti la sera del 6 agosto fu tempestivo.
Essi si riunirono il mattino seguente a casa di John
Taylor e gioirono di ritrovarsi tutti insieme “e
di essere stati accolti con gioia dai santi, che consideravano
provvidenziale il fatto che i Dodici arrivassero in quella
particolare situazione, quando la loro mente era in agitazione,
il loro cuore pieno di dolore, quando le tenebre sembravano
oscurare la loro strada”.

Brigham Young assunse fermamente il controllo della
riunione. Dopo un esame dei fatti accaduti, egli annunciò che
vi sarebbe stata una riunione alle quattro del pomeriggio
alla quale avrebbero partecipato gli Apostoli, il sommo
consiglio di Nauvoo e i sommi sacerdoti per esaminare
le richieste che Sidney aveva fatto ai santi il sabato
precedente.

Nella riunione Sidney Rigdon fu invitato a fare una
dichiarazione riguardo alla sua visione e rivelazioni.
Egli disse: “Lo scopo della mia missione è quella
di visitare i santi e offrirmi a loro come tutore. Il
27 giugno [il giorno del Martirio] ho avuto una visione.
Fu data alla mia mente non come una visione esplicita,
ma piuttosto come la continuazione della visione menzionata
nel Libro di Dottrina e Alleanze [riferendosi alla visione
che egli e Joseph avevano avuto, riportata in DeA 76]”.

Egli continuò dicendo che nessuno poteva prendere
il posto di Joseph a capo della Chiesa e che egli, come
portavoce designato dal Profeta, doveva assumere il ruolo
di tutore della Chiesa. Wilford Woodruff scrisse nel
suo diario che la dichiarazione di Sidney “fu una
lunga storia. Fu una specie di
visione di seconda classe”. Dopo le osservazioni
di Sidney, parlò Brigham Young:

“Non mi interessa chi guida la Chiesa … ma devo
sapere una cosa, ossia quello che dice Dio a riguardo
di questa situazione. Io ho le chiavi e i mezzi per conoscere
la volontà di Dio su questo argomento …

Joseph conferì su di noi tutte le chiavi e i
poteri che appartengono all’apostolato, che egli stesso
deteneva prima di esserci tolto, e nessun uomo o gruppo
di uomini può mettersi tra Joseph e i Dodici in
questo mondo o nel mondo a venire.

Tante volte Joseph disse ai Dodici: “Ho gettato
le fondamenta sulle quali voi dovrete edificare, poiché il
Regno poggia sulle vostre spalle”. Il presidente
Young quindi convocò una conferenza speciale per
giovedì 13 agosto, nella quale il popolo sarebbe
stato organizzato in solenne assemblea per votare sulla
questione.

Il mattino dopo, tuttavia, gli Apostoli si incontrarono
in privato e “in conseguenza di molta agitazione
tra il popolo e dell’intenzione di alcuni individui di
cercare di dividere la Chiesa”, decisero di tenere
la solenne assemblea quel pomeriggio invece di attendere
sino al giovedì successivo.

IL MANTELLO DEL PROFETA CADE SULLE SPALLE
DI BRIGHAM YOUNG

Giovedì 8 agosto 1844 fu uno dei giorni più importanti
nella storia della Restaurazione. Quel giorno davanti
ai membri della Chiesa riuniti in assemblea avvenne un
miracolo: Brigham Young fu reso grande al cospetto del
popolo e la crisi della successione nella Chiesa fu risolta.

Alle dieci del mattino fu tenuta una riunione di preghiera
nel bosco, secondo quanto aveva stabilito William Marks.
Sidney Rigdon parlò per un’ora e mezza del suo
desiderio di diventare tutore della Chiesa, ma non risvegliò nessuna
emozione e non disse nulla che lo distinguesse come un
vero capo. Parlò anche Brigham Young, che arrivò dopo
che la riunione era cominciata; il suo discorso fu molto
breve.

Egli disse ai presenti che avrebbe preferito passare
un mese a piangere il Profeta defunto invece di doversi
occupare così presto della questione di nominare
un nuovo pastore. Mentre parlava fu miracolosamente trasfigurato
al cospetto della gente.

Erano presenti persone di ogni età, che in seguito
descrissero l’esperienza fatta in quella occasione. Benjamin
F. Johnson, che a quel tempo aveva ventisei anni, ricorda: “Non
appena egli [Brigham Young] prese a parlare, saltai in
piedi, poiché in ogni minimo particolare quella
era la voce di Joseph, e la sua persona, per comportamento,
atteggiamento, abbigliamento e aspetto era proprio Joseph
personificato; ed io seppi in un attimo che lo spirito
e il mantello di profeta di Joseph erano scesi su di
lui”.

Zina Huntington, che a quel tempo era una giovane di
ventun’anni, disse: “Parlava il presidente Young,
ma la voce era quella di Joseph Smith – non quella di
Brigham Young. La sua persona era completamente cambiata
… chiusi gli occhi. Avrei potuto esclamare: So che
questa è la voce di Joseph Smith! Tuttavia egli
se n’era andato. Ma il suo spirito era con il popolo”.

George Q. Cannon, che a quel tempo aveva quindici anni,
dichiarò che quella “era la voce di Joseph
in persona; e non era soltanto la voce di Joseph che
udivamo; sembrava agli occhi della gente che fosse proprio
la persona di Joseph che stava davanti a loro …

Essi videro e udirono con i loro occhi e i loro orecchi,
e quando le parole che egli disse, accompagnate dal potere
di convincimento di Dio, arrivarono al loro cuore, essi
furono ripieni dello Spirito e di grande gioia”.
Wilford Woodruff rese questa testimonianza: “Se
non avessi visto con i miei occhi, nessuno avrebbe potuto
convincermi che non era Joseph Smith che parlava”.

In presenza di queste dichiarazioni è particolarmente
interessante il resoconto fatto dallo stesso Brigham
Young degli avvenimenti occorsi quel giorno: “Il
mio cuore era pieno di compassione verso i santi e, per
il potere dello Spirito Santo, per lo spirito dei profeti,
potei confortare il loro cuore”. La riunione fu
quindi aggiornata alle due del pomeriggio dello stesso
giorno.

Alle due del pomeriggio migliaia di santi si radunarono
per partecipare a quella che, come essi sapevano, sarebbe
stata una riunione molto importante. Quando i quorum
del sacerdozio ebbero preso posto secondo il loro ordine,
Brigham Young parlò francamente della proposta
di diventare tutore avanzata da Sidney Rigdon e del suo
allontanamento dal Profeta durante i due anni precedenti.
Egli profetizzò con grande coraggio: “Tutti
coloro che desiderano allontanare dalla Chiesa una parte
dei suoi fedeli lo facciano se possono, ma non riusciranno
a prosperare”.

Il presidente Young poi passò al punto cruciale
della questione:

“Se il popolo vuole essere guidato dal presidente
Rigdon, così sia; ma io vi dico che il Quorum
dei Dodici possiede le chiavi del regno di Dio in tutto
il mondo.

I Dodici sono stati nominati dal dito di Dio. Qui c’è Brigham:
le sue ginocchia hanno mai vacillato? Le sue labbra hanno
mai tremato? Qui c’è Heber e il resto dei Dodici,
un corpo indipendente che possiede le chiavi del sacerdozio
- le chiavi del regno di Dio da consegnare a tutto il
mondo. Questo è vero, e Dio mi sia testimone.
Essi stanno subito dopo Joseph e sono la Prima Presidenza
della Chiesa.

Egli fece notare che Sidney non poteva mettersi al di
sopra dei Dodici, poiché essi avrebbero dovuto
ordinarlo presidente della Chiesa. Brigham Young esortò tutti
a vedere fratello Rigdon come un amico e dichiarò che,
se egli avesse collaborato e si fosse consultato con
i Dodici, essi avrebbero potuto agire uniti. Dopo il
discorso di due ore di Brigham Young parlarono Amasa
Lyman, William W. Phelps e Parley P. Pratt, tutti per
ribadire l’autorità dei Dodici.

Poi si alzò Brigham Young e pose la domanda fondamentale: “Volete
che fratello Rigdon si faccia avanti come vostro capo,
vostra guida, vostro portavoce.

Il presidente Rigdon vuole che prima sollevi l’altra
questione, e così sia: vuole questa chiesa, ed è l’unico
desiderio di questa chiesa, sostenere i Dodici come Prima
Presidenza di questo popolo?” Fu fatta la votazione,
e tutti alzarono la mano. Poi Brigham chiese: “Se
vi è qualcuno di parere contrario, uomo o donna
che sia, che non vuole che i Dodici presiedano, alzi
la mano nella stessa maniera”. Nessuno alzò la
mano.

Prima di concludere la riunione il presidente Young
chiese l’approvazione dei fedeli sulle seguenti questioni:
invitare i fedeli a pagare la decima per completare la
costruzione del tempio, consentire ai Dodici di predicare
a tutto il mondo, finanziare la Chiesa, istruire i vescovi
su come amministrare gli affari della Chiesa, nominare
un patriarca della Chiesa in sostituzione di Hyrum Smith
e sostenere Sidney Rigdon con la fede e le preghiere.
La riunione fu quindi aggiornata. La Chiesa aveva di
nuovo una presidenza: il Quorum dei Dodici Apostoli,
con Brigham Young come presidente.

LA PREPARAZIONE DEI DODICI PER I LORO COMPITI

Il Signore aveva preparato con cura, per molti anni
il Quorum dei Dodici ad assumere la direzione della Chiesa.
Quando i Dodici erano stati chiamati nel 1835, i loro
compiti erano limitati alle aree poste fuori dei pali
organizzati, ma a quel tempo le loro responsabilità furono
ampliate, dando loro autorità su tutti i membri
della Chiesa.

Thomas B. Marsh, David W. Patten e Brigham Young erano
stati chiamati a dirigere il Palo di Far West nel 1838.
E mentre Joseph e Hyrum erano nel carcere di Liberty,
nel Missouri, Brigham Young, Heber C. Kimball e John
Taylor, membri dei Dodici, avevano guidato l’esodo dei
santi dal Missouri all’Illinois.

La missione dei Dodici in Gran Bretagna li saldò in
un quorum molto unito sotto la direzione di Brigham Young.
Quando tornarono in America, il profeta Joseph estese
le loro responsabilità sia nelle questioni temporali
che in quelle ecclesiastiche. Essi parteciparono alla
raccolta di fondi per la Nauvoo House e il tempio oltre
che costruirli, ad aiutare i poveri, amministrare le
terre di proprietà della Chiesa e dirigere la
sistemazione degli immigrati che arrivavano nell’Illinois.

Essi partecipavano alle decisioni che riguardavano gli
affari di Nauvoo e il suo sviluppo economico. I Dodici
furono i primi a ricevere istruzioni da Joseph Smith
sul matrimonio plurimo e le ordinanze del tempio. Ai
componenti dei Dodici fu affidata la responsabilità di
tutte le pubblicazioni della Chiesa; essi dirigevano
la chiamata, l’assegnazione e l’addestramento dei missionari;
presiedevano alle conferenze sia nelle missioni che a
Nauvoo e dirigevano le attività dei rami all’estero.

Estremamente importante fu il fatto che Joseph Smith,
pensando che avrebbe potuto presto morire, dedicò grande
cura durante gli ultimi sette mesi di vita a preparare
attentamente i Dodici. Egli si incontrava con il quorum
quasi ogni giorno per istruirli e affidare loro ulteriori
responsabilità. Nella riunione straordinaria del
consiglio tenuta verso la fine del marzo 1844 egli disse
solennemente ai Dodici che poteva ora lasciarli perché il
suo lavoro era finito ed erano state gettate le fondamenta
in modo che il regno di Dio potesse essere edificato.

Wilford Woodruff in seguito ricordò quei giorni
del 1844:

“Sono testimone vivente della dichiarazione che
egli [Joseph Smith] fece ai Dodici Apostoli quando tutti
noi ricevemmo l’investitura dalle sue mani. Ricordo l’ultimo
discorso che egli ci fece prima della sua morte. Ciò avvenne
prima della nostra partenza per la missione nella parte
orientale degli Stati Uniti. Rimase in piedi per circa
tre ore.

La stanza era piena di un fuoco consumante, il suo volto
splendeva come l’ambra, ed egli era rivestito del potere
di Dio. Ci espose qual era il nostro dovere. Ci espose
la pienezza di questa grande opera di Dio, e nelle sue
osservazioni ci disse: “Sono stati suggellati sul
mio capo ogni chiave, ogni potere, ogni principio di
vita e di salvezza che Dio abbia mai conferito a un uomo
vissuto sulla faccia della terra. E questi principi e
questo sacerdozio e potere appartengono a questa grande
e ultima dispensazione, alla quale il Dio dei cieli ha
messo mano per stabilirla sulla terra. Ora”, egli
disse ai Dodici, “ho suggellato sul vostro capo
ogni chiave, ogni potere e ogni principio che il Signore
ha suggellato sul mio capo” …

Dopo averci parlato in questa maniera egli disse: “Vi
dico che il fardello del Regno ora poggia sulle vostre
spalle; dovete portarlo a tutto il mondo. Se non lo farete,
sarete condannati”.

In quella stessa occasione Joseph conferì le
chiavi del potere di suggellamento a Brigham Young, presidente
dei Dodici. Brigham in seguito spiegò che “quest’ultima
chiave del sacerdozio è la più sacra di
tutte e appartiene esclusivamente alla Prima Presidenza
della Chiesa”.

LA FORMAZIONE DI PICCOLI GRUPPI SECESSIONISTI

Mentre i Dodici cominciavano a esercitare fermamente
la loro autorità, Sidney Rigdon e James J. Strang,
da poco convertito alla Chiesa, lavoravano dietro le
quinte per cercare di strappare loro la guida della Chiesa.
Rigdon asseriva che la sua autorità era superiore
a quella dei Dodici e, poiché non era disposto
a sottomettersi ai loro consigli, fu scomunicato l’8
settembre 1844.

Egli tornò a Pittsburgh e la primavera successiva
organizzò una “Chiesa di Cristo” con
Apostoli, profeti, sacerdoti e re. Questa chiesa attirò alcune
persone, come ad esempio quelli che si opponevano ai
Dodici e pensavano che Joseph Smith fosse un profeta
decaduto. Egli pubblicò il giornale Latter Day
Saints’ Messenger and Advocate per propagare le sue idee.
Nel 1847 questa piccola organizzazione si dissolse. Rigdon
tuttavia continuò a dirigere un piccolo gruppo
di seguaci per altri trent’anni in veste di sedicente “presidente
del Regno e della Chiesa”. Morì ignorato
nello Stato di New York nel 1876.

James J. Strang era un dirigente più dinamico
e carismatico. Dopo essere stato battezzato per mano
di Joseph Smith quattro mesi prima del Martirio, tornò a
casa sua nel Wisconsin. Nell’agosto 1844 esibì una
lettera, che a suo dire era stata scritta da Joseph Smith,
nella quale era nominato successore del Profeta e si
designava Voree, nel Wisconsin, come nuovo luogo di raduno.
Brigham Young e i Dodici giustamente affermarono che
la lettera era un falso e scomunicarono Strang.

Egli tuttavia convinse alcuni a seguirlo a Voree, riuscendo
alla fine a convincere anche tre ex-componenti dei Dodici
che avevano perduto le loro posizioni nella Chiesa: William
E. McLellin, John E. Page e William Smith. Per qualche
tempo ebbe anche l’appoggio di William Marks e Martin
Harris. La sua chiesa ebbe qualche successo missionario
nella parte orientale degli Stati Uniti. Nel 1849 insediò la
sua colonia nell’Isola Beaver, nel Lago Michigan, e si
fece incoronare “re del Regno”. Il suo gruppo
alla fine incontrò gravi difficoltà economiche;
nel 1856 Strang fu assassinato da alcuni seguaci delusi,
e il movimento praticamente scomparve.

Alcuni dei parenti di Joseph Smith non seguirono i Dodici.
La vedova del Profeta, Emma, non poté accettare
le decisioni dei Dodici sulle questioni economiche e
teologiche. Ella si lasciò pervadere dall’amarezza
e influì sui figli in modo che non seguissero
le direttive dei Dodici. Quando i santi emigrarono all’Ovest,
Emma e la sua famiglia rimasero a Nauvoo. Quando, dopo
qualche tempo, William Smith tornò a Nauvoo dalla
parte orientale degli Stati Uniti, fu ordinato patriarca
della Chiesa in sostituzione di Hyrum.

Dopo alcuni mesi egli si propose come capo della Chiesa,
e di conseguenza fu scomunicato. Dopo essere stato per
breve tempo seguace di Strang, William disse che a suo
avviso il figlio maggiore di Joseph Smith, per diritto
di nascita, doveva ereditare la presidenza, e che egli,
William, doveva essere nominato tutore e presidente pro
tempore sino alla maggiore età di Joseph III.

Vi furono altri che rifiutarono di accettare Brigham
Young e i Dodici come dirigenti della Chiesa. Alcuni
membri si allontanarono a motivo del matrimonio plurimo.
Alcuni rami isolati non andarono all’Ovest ed erano confusi
riguardo al comportamento da tenere.

Fra il 1850 e il 1860, emerse gradualmente una “nuova
organizzazione”. Nel 1860 i dirigenti della nuova
organizzazione (tra i quali William Marks) formarono
la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni Riorganizzata e riuscirono a nominare presidente
Joseph Smith III. Infine la sede di questa chiesa fu
stabilita a Independence, nel Missouri

I DODICI E IL PROCESSO DI SUCCESSIONE

La successione apostolica del 1844 stabilì i
principi e fissò lo schema delle future riorganizzazioni
della presidenza della Chiesa. Dopo la morte di ogni
presidente le chiavi del regno, che sono state conferite
ad ogni apostolo alla sua ordinazione, appartengono al
Quorum dei Dodici nel suo insieme (vedi DeA 107:23-24;
112:15).

Il presidente Spencer W. Kimball nel discorso tenuto
a una conferenza generale nel 1970 spiegò questo
procedimento: “Nel momento stesso in cui la vita
lascia un presidente della Chiesa, un gruppo di uomini
assume la direzione collegiale della Chiesa. Questi uomini
hanno già una matura esperienza e l’addestramento
necessario per svolgere il loro incarico. Già da
lungo tempo sono stati nominati, hanno ricevuto l’autorità necessaria
e le chiavi del potere.

Per cinque giorni il cammino del Regno continua sotto
la guida di questi uomini già autorizzati a operare.
Non c’è una corsa al potere; non c’è campagna
elettorale; non si tengono discorsi infiammati. Che piano
divino! Quanta saggezza ha dimostrato il Signore nell’organizzare
una successione così perfetta, così al
di sopra delle fragilità e delle avidità umane”.

Il Signore dirige la successione nella Sua chiesa. Il
presidente Ezra Taft Benson ci ha lasciato questa spiegazione: “Dio
conosce ogni cosa, conosce la fine sin dal principio,
e nessun uomo diventa presidente della Chiesa di Gesù Cristo
per caso, né vi rimane per caso, né è richiamato
in cielo per caso”.

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