Miscellanea Storia Della Chiesa In Italia

STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA

Introduzione

Nella preparazione di questa storia della Chiesa di Ges˘
Cristo
in Italia ci siamo avvalsi delle ricerche condotte
separatamente da
alcuni membri della Chiesa. Il lavoro che ne Ë risultato
avrebbe
potuto essere sintetizzato e riscritto per garantire una
certa
omogeneit‡ letteraria e cronologica.

CosÏ facendo avremmo perÚ privato della loro originalit‡
le
ricerche condotte. Abbiamo quindi preferito riportare
integralmente
tutti i lavori in nostro possesso. Il lettore trover‡
perciÚ
ripetute molte vicende della storia della Chiesa. Pensiamo
che
questa ripetizione possa giovare al lettore, che in tal
modo potr‡
rivivere, con interessanti diversit‡ e sfumature,
avvenimenti tanto
importanti. Il lavoro che ne Ë risultato vuole essere un
punto di
partenza, non un punto di arrivo, dato che molto ancora
potr‡ essere
scritto soprattutto sulla "vita quotidiana" di molti
membri che hanno
vissuto e tuttora stanno vivendo questa storia della
Chiesa di Ges˘
Cristo in Italia.
Prefazione

La storia della Chiesa di Ges˘ Cristo in Italia che
presentiamo Ë
divisa in sette parti:

Origine della Chiesa di Ges˘ Cristo in Italia – Luigi De

Matteis

Breve Storia dei Valdesi – Christian Euvrard

La missione di Lorenzo Snow in Italia – Christian Euvrard

Il messaggio mormone nel XIX secolo in Italia: La missione
italiana
dal 1850 al 1867 – Michael W. Homer

Presidenti di missione e di palo in Italia fino al 1986

La preghiera dedicatoria dell’Anziano Ezra Taft Benson

Principali avvenimenti dal 1964 al 1989

Statistiche

Come si vede dal prospetto, sono indicati i momenti pi˘

importanti della storia della Chiesa in italia. Molto,
anzi
moltissimo si potr‡ scrivere ancora, sia rispetto al
periodo
caratterizzato dalla grande apostasia (da Cristo alla
Restaurazione),
che dal 1965 ad oggi.

Intendiamo esprimere i nostri ringraziamenti e la nostra

gratitudine per le ricerche condotte e il lavoro svolto da
Luigi De
Matteis, Christian Euvrard, Michael W. Homer, e a tutti
coloro che
con pazienza e sacrificio si sono adoperati a trascrivere
e a
rivedere i testi del presente volume.
ORIGINE DELLA CHIESA DI GESU’ CRISTO IN ITALIA
Luigi De Matteis

La chiesa di Ges˘ Cristo ebbe origine in Italia prima
ancora
della visita dell’apostolo Paolo a Roma. Secondo la
tradizione, fu
Pietro ad organizzare la Chiesa a Roma, a Pompei e a
Pozzuoli. La
loro fede era cosÏ viva e operosa che se ne parlava in
tutto l’Impero
Romano. Per quanto riguarda lo sviluppo della Chiesa a
Roma, si
hanno purtroppo pochi indizi e poche informazioni,
tramandate dalla
tradizione antica. E’ probabile che la notizia del
Vangelo, prima
ancora che dagli apostoli,sia stata portata a Roma da
semplici
fedeli, ebrei o gentili. Alcuni pellegrini romani (Atti
2:10) erano
infatti a Gerusalemme tra gli spettatori il giorno di
Pentecoste del
30 d.C. Da Roma proveniva il primo pagano ammesso alla
Chiesa, il
centurione Cornelio della coorte Italica di stanza in
Palestina (Atti
10). La coorte Italica, di stanza a Cesarea prima del 41
d.C. era
formata in massima parte da soldati italiani. Da Roma
provenivano
pure i coniugi Aquila e Priscilla (Atti 18:2), ebrei
convertiti,
originari del Ponto. Paolo li conobbe a Corinto verso il
51, li ebbe
come collaboratori a Efeso (1 Corinzi 16:19) e li mandÚ a
salutare la
Chiesa a Roma (Romani 16:3; 2 Timoteo 4:19).
Da ciÚ si puÚ dedurre che il Cristianesimo doveva avere a
Roma
molti propagatori prima ancora della venuta di Paolo.
Infatti,
Paolo, nelle lettere ai Romani (Romani 16:13-15), mandÚ a
salutare
almeno una trentina di persone a lui note, forse
conosciute durante i
suoi viaggi. Nel 61 d.C. circa, Paolo si imbarcÚ a Malta
per Roma.
Durante il viaggio ci fu un naufragio. Il primo contatto
che
l’Apostolo cercÚ fu quello con i suoi connazionali giudei
(Atti
28:17, 28). Esisteva infatti un’importante colonia di
Giudei a Roma
fin dal secondo secolo a.C. Il loro numero oscillava tra i
venti e
trentamila. I Giudei esercitavano a Roma una grande
influenza che
giungeva fino al palazzo di Cesare.
Paolo predicÚ il Vangelo agli Ebrei (Atti 28:24) e, sia
pur in
mezzo a tante difficolt‡ di carattere dottrinale, la
Chiesa
cresceva. Tacito ci informa che nell’anno 64 a Roma la
popolazione
ebraica contava circa 30.000 persone e ancora referisce
che met‡ di
queste persone erano cristiani. Il movimento cristiano si
diffondeva
in particolar modo fra i ceti minori e fra gli schiavi, ma
vi
figuravano anche molte persone appartenti all’aristocrazia
romana.
Il primo periodo di prigionia di Paolo fu uno dei pi˘
fecondi della
sua vita missionaria. Per il suo tramite lo spirito del

Cristianesimo penetrÚ nelle milizie di Roma; per mezzo dei
pretoriani
il Vangelo fu portato in tutto l’Impero Romano, sul Reno,
nella
Gallia, in Britannia, in Ispagna.
Dopo questo primo periodo particolarmente favorevole alla

predicazione del Vangelo, l’atteggiamento del governo
romano verso la
chiesa primitiva mutÚ radicalmente. I cristiani furono
accusati di
aver provocato il grande incendio di Roma e come
conseguenza le
persecuzioni s’intensificarono. Sappiamo per certo che
Paolo subÏ
queste persecuzioni in quanto le autorit‡ romane non
trattarono
l’Apostolo con lo stesso rispetto dimostratogli nella
prima
prigionia. Ci viene riferito che venne arrestato e
accusato di
complicit‡. Come Ë a tutti noto, venne decapitato durante
il regno
di Nerone (54-68 d.C.) La morte dell’Apostolo Paolo segna
un’altra
tappa nello sfaldamento dell’organizzazione della chiesa
primitiva,
aprendo cosÏ le porte all’apostasia.
BREVE STORIA DEI VALDESI
Christian Euvrard

Non abbiamo la pretesa di compiere in qualche modo un
lavoro molto
approfondito: questo lavoro Ë gi‡ stato fatto, come
dimostra
l’abbondante bibliografia. Ci limiteremo perciÚ ad offrire
una
visione generale dell’argomento.
Nato nel XII secolo, il movimento Valdese ha avuto una
storia
appassionante. Riformatore prima del tempo, fu molto
presto oggetto
di persecuzioni. La Chiesa Valdese che Lorenzo Snow
incontrÚ nel
1850 assomiglia poco al movimento originario, ma una
dichiarazione
dell’Apostolo richiama la nostra attenzione:
"Mentre nessuna possibilit‡ si era presentata nelle citt‡
d’Italia in
quel periodo, la storia dei Valdesi ha attirato la mia
attenzione:
durante tempi di tenebre e di crudelt‡, essi sono rimasti

incrollabili, come scogli battuti dalle onde agitate
dell’oceano.
Mentre gli anatemi di Roma facevano tremare il mondo e i
troni
stavano per cadere, essi osarono affrontare i mandati del
Papa e le
armate dei potenti. Mi riportano alla mente la rosa del
deserto e
l’arcobaleno. La notte dei tempi ha inghiottito le loro
origini, ma
questi dissidenti da Roma sono esistiti molto tempo prima
della
nascita di Lutero."
E benchÈ il movimento fosse nato a Lione, in Francia, il
gruppo trovÚ
asilo in Italia. Per questa ragione, i primi convertiti al

Mormonismo provenienti dall’Italia erano Valdesi. Alcuni
dei loro
discendenti vivono ancora oggi a Salt Lake City. Ci Ë
quindi parso
indispensabile dedicare un capitolo alla loro storia e al
loro
incontro cosÏ particolare con la Chiesa di Ges˘ Cristo dei
Santi
degli Ultimi Giorni.
Nella preghiera che offrÏ per dedicare l’Italia Lorenzo
Snow
dichiarÚ: "Ci hai mostrato, qui, una parte del casato
d’Israele che
avevi nascosta".
Spesso risulta molto difficile separare la storia dalla
leggenda,
soprattutto quando l’argomento Ë oggetto di molte dispute,
in cui i
detrattori tendono ad alterare il senso e i seguaci a
renderlo pi˘
bello. I testi di fonte valdese riferiti a quell’epoca
sono molto
pochi e bisogna procedere a una vera ricostruzione. Quando
si riesce
a inquadrare i fatti in una visione d’insieme, diventa
tuttavia pi˘
facile farsi un’idea abbastanza precisa delle origini.
Attorno al 1170 (o 1173 secondo altre fonti), un ricco
borghese di
Lione, Pierre ValdËs (Valdensis o Valdesuis, in italiano
Valdo),
decise di abbandonare tutti i suoi beni per vivere in
povert‡.
Secondo la tradizione, egli prese coscienza della "realt‡
della
povert‡" mentre ascoltava la storia della leggenda di
Sant’Alessio.

L’ideale di povert‡

Nell’undicesimo e dodicesimo secolo, la povert‡ era una
realt‡
quotidiana: il freddo, la fame, la guerra, la malattia (in

particolare la peste), toccavano sempre la stessa vittima

privilegiata: il povero. Nella mentalit‡ medioevale il
problema
della povert‡ non si poneva perÚ soltanto sul piano
economico e
politico ma anche, e soprattutto, sul piano spirituale. Da
allora, la
povert‡ fu paragonata a una malattia e la presenza di un
gran numero
di poveri era ineluttabile quanto un’epidemia.
Il povero considerava la povert‡ come una prova mandata
dalla
Provvidenza, mediante la quale avrebbe avuto la speranza
del Paradiso.
Attraverso una nuova lettera dei vangeli, come ad esempio
la parabola
di Lazzaro e l’esempio stesso di Cristo, la situazione del
povero
viene valorizzata. Non si tratta pi˘ di una povert‡ subÏta,
ma di
una povert‡ scelta. I poveri diventano "i poveri di
Cristo" (Ubi
ergo hospitabitur Christus? In solis Christi pauperibus").
CosÏ la
povert‡ puÚ diventare una vocazione. "Quello che avete
fatto a uno
di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me". Non
li
chiamiamo forse "nostri signori" i poveri?
Alla luce di ciÚ si capisce il gesto di Pierre ValdËs, e
non pare
dunque un caso se uno dei suoi primi pensieri fu quello di
tradurre
in francese una parte delle Scritture alcune massime
scritte dai
Padri della Chiesa. La sua ricerca fondamentale Ë basata
sulla
povert‡, "la povert‡ apostolica", che Ë immancabilmente
legata alla
predicazione. Se gli apostoli hanno ricevuto dal Signore
il
comandamento di andare senza borsa nÈ mantello, hanno
anche ricevuto
la missione di predicare. Questa predicazione diventa
molto diversa
da quella del clero ufficiale, i cui abusi, durante lo
stesso
periodo, spiegano l’espansione del movimento dei Catari
nella Lingua
d’Oc. I Valdesi predicano tramite l’esempio. Un esempio
che va
molto lontano, visto che si sceglie di vivere poveri per
poter
raggiungere l’ideale evangelico predicato da Cristo.

 

Il conflitto con la Chiesa Cattolica
Romana

La decisione di ValdËs e il successo che incontrÚ
ricordano le
biografie di San Francesco d’Assisi e di San Domenico:
essi sono
contemporanei ed Ë in un clima analogo che i loro
movimenti hanno
avuto espansione.
Da Lione, il movimento Valdese si sviluppa in tutto il
Delfinato e in
Linguadoca. "L’usurpazione presuntuosa" (praesumptuosa
usurpatio)
del ministero apostolico non poteva mancare di irritare il
clero
cattolico: l’arcivescovo di Lione proibÏ a ValdËs di
vivere
d’"elemosina". ValdËs lo riferÏ al Papa, che approvÚ il
suo voto di
povert‡ ma impose (sia a lui che ai suoi fedeli) di
predicare
soltanto se veniva loro richiesto dal clero locale. Dopo
aver
rispettato questa raccomandazione per qualche tempo,
ripresero a
predicare, disobbedendo cosÏ al Papa. Fu probabilmente
durante il
III Concilio Laterano, tenutosi a Roma nel 1179, che
furono
condannati in contumacia e scomunicati. Nel 1183, furono
cacciati da
Lione dall’arcivescovo Jean de Belles-Mains, convocati a
Verona nel
1184, furono giudicati scismatici ed eretici. Venne
dichiarato che
non ci sarebbe stata mai pi˘ nessuna revoca.

Il colloquio di Pamiers

E’ nell’agosto o nel settembre del 1207 che avr‡ luogo il
famoso
colloquio di Pamiers, nella contea di Foix, che metter‡ di
fronte la
corrente valdese e la corrente domenicana. Il colloquio Ë
diretto
contro i Valdesi (fuitque disputatio ibi contra valdenses)
ed Ë
possibile che San Domenico stesso fosse presente.
Partecipa un
eccezionale personaggio valdese: Durand de Osca (Huesca).
Questo
dibattito pubblico far‡ sorgere due movimenti: il primo,
quello dei
Poveri di Lione, come si chiamavano allora), che
rimarranno fedeli a
ValdËs; il secondo, con a capo Durand de Osca, rientrer‡
nel grembo
della Chiesa Romana e dar‡ origine nel 1208 al movimento
dei Poveri
cattolici, che influenzer‡ la costituzione della
predicazione
viaggiante e mendicante in seno alla Chiesa Cattolica.

I Poveri Lombardi

Nel dodicesimo secolo, la Lombardia conosce una
considerevole
espansione economica che la pone al centro di una lotta
d’interessi
tra l’impero e il papato. Qui si sono sviluppate le idee
di ValdËs,
incontrando un terreno favorevole in questo paese gi‡
tormentato dal
movimento patarino e dei discepoli di Arnaldo da Brescia.
Ma nasce
anche il movimento dei Poveri Lombardi, che all’inizio
agisce in
maniera indipendente dai Poveri di Lione, chiamati
Ultramontani. Le
divergenze sono importanti: mentre "gli abitanti di Lione"
fondano il
loro movimento evangelico sul discorso missionario di Ges˘,
i
Lombardi prendono a modello l’esperienza della prima
comunit‡
cristiana.
Le misure prese durante il IV Concilio Laterano spinsero i
Valdesi a
unirsi maggiormente: nel maggio del 1218 ebbe luogo a
Bergamo un
incontro tra sei fratelli di Lione e sei fratelli Lombardi
per
discutere delle divergenze fra i due movimenti. Se l’unit‡
non fu
completamente guadagnata, i Lombardi perÚ si rivelarono "i
secondi
fondatori del movimento valdese".

L’espansione del movimento

L’inquisizione divenne lo strumento ufficiale della
repressione
cattolica. La storia di questo periodo Ë abbastanza
conosciuta per
permetterci di non parlarne. Basti dire che, per due
secoli, i
Valdesi entrarono nella clandestinit‡. CiÚ non impedÏ loro
(o forse
addirittura lo favorÏ) di crescere in maniera incredibile.
Dalla
Lombardia il movimento si estese a tutta la regione delle
Alpi, in
particolare nelle vallate di Luserna e nel Delfinato, a
Brianson e
Embrun. Era presente perÚ anche in Calabria e nelle Puglie,
in
Germania, in Austria e infine e soprattutto in Boemia.

Il movimento Hussizio

Un professore dell’universit‡ di Boemia, discepolo di
Wycliff,
chiamato Giovanni Huss, poneva dall’alto della sua
cattedra, nella
Cappella di BethlËem a Praga, interrogativi destinati a
trasformare
tutto l’occidente cristiano. La Chiesa Cattolica, come
aveva voluto
papa Innocente II, sembrava trionfare, ma la Riforma era
iniziata.
Il movimento hussita non finÏ, nonostante la condanna e
l’esecuzione
sul rogo di Jean Huss (Concilio di Costanza del 1415). Ma
il
movimento ci interessa qui soltanto per quanto riguarda il
suo
contatto con i Valdesi. Questo contatto fu cosÏ stretto
che parecchi
autori hanno parlato di una "Internazionale Valdo-Hussita".
Vi Ë poi l’influenza taborita che diede ai Valdesi un
nuovo slancio
missionario e una rinascita di vitalit‡ di un movimento
che le
persecuzioni avevano logorato. I ministri valdesi presero
il nome
di "barbe". Percorsero l’Europa, assicurando il contatto
tra i
gruppi della "diaspora valdese". Portavano con loro libri
e sermoni,
componevano poesie, conoscevano bene il latino e la
botanica ed erano
un po’ guaritori. Il loro ruolo di "portatori" d’idee avr‡
influenza
nello sviluppo della Riforma..

La Riforma

E’ sotto l’azione di Martin Lutero, monaco agostiniano,
professore
all’universit‡ di Wittenberg, che la Riforma acquister‡ la
grandezza
che conosciamo. Tuttavia, Martin Lutero era, all’origine,

preoccupato pi˘ di riformare la Chiesa Cattolica
dall’interno che di
rimetterla in causa come istituzione. Scandalizzato dal
traffico
delle indulgenze, lancia un grido d’allarme quando
pubblica, il 31
ottobre 1517, le sue 95 tesi. Avendo conosciuto gli Ussiti
e i
Valdesi soltanto per sentito dire, li considera scismatici
e
pericolosi. Tuttavia non puÚ riconoscere che le sue tesi
sono in
gran parte quelle di Jean Huss, e in una lettera a
Spalatino
dichiara, nel febbraio 1520: "Siamo tutti hussiti senza
saperlo?"
I Valdesi non esitano un attimo ad aderire alla lotta che
conduce
Lutero. Le "barbe" fanno circolare libri e giornali di
nuovi
teologi. Tuttavia la Riforma provoca disordini politici.
Nel 1525
la Prussia, la citt‡ di Bale e la Svezia aderiscono alle
tesi di
Lutero. In Svizzera, Ë la guerra fra Cattolici e Riformati
e nella
battaglia muore Ulrich Zwingli. Nel 1527 le truppe
imperiali
devastano Roma. Finalmente, nel 1530, Carlo V conclude una
tregua
con i principi protestanti, durante la Dieta di Augsbourg.
E’
durante quest’occasione che Melantone, sotto l’influenza
di Lutero,
scriver‡ la confessione di Augsbourg, ossia la confessione
di fede
delle Chiese Luterane.

Il Sinodo di Chanforan

Il sinodo di Chanforan Ë un’assemblea che fu convocata per
decidere
quale atteggiamento dovesse adottare il movimento Valdese
di fronte
alla Riforma. Guillaume Farel, che era invitato al sinodo,
avr‡ una
grande influenza. Infatti, sar‡ il suo "progressismo" a
vincere.
CosÏ i Valdesi aderirono al grande movimento della
Riforma, che
rappresentava lo sblocco della loro lunga lotta. "Non si
tratta
dunque di diventare protestanti, nel senso di aderire a
una
confessione avendo dei dogmi e delle strutture definiti in
modo
rigido, ma dell’insegnamento religioso".
I massacri

Questa presa di posizione avrebbe avuto per il
"popolo-chiesa"
conseguenze dolorose. La controriforma sapr‡ anche
dirigere la spada
secolare. Con l’Editto di Coucy Francesco I, re di
Francia, ordina
ai Valdesi di convertirsi al Cattolicesimo entro sei mesi.
Nel 1540,
nuove lettere sigillate sono emesse, ma rimangono senza
risposta.
Jean Meynier, Barone di Oppede, far‡ applicare questi
editti reali.
L’8 aprile del 1545 inizia il massacro delle popolazioni
valdesi.
Sar‡ condotto con crudelt‡ raramente vista . Duemila
persone furono
massacrate a Luberon, 700 Valdesi furono mandati in
galera; ma tutto
ciÚ era soltanto un odioso preludio: la repressione sar‡

terribilmente violenta in Calabria. La valle di Luserna
sar‡
costretta a organizzarsi in resistenza attiva. Dopo il
Trattato di
Cavour, firmato il 5 giugno 1561, tra i Valdesi e il duca
di Savoia,
loro sovrano, il movimento sar‡ costretto a isolarsi nelle
valli
montane e abbandonare la pianura di Torino. Tuttavia, le

persecuzioni non si fermeranno lÏ e nel 1655 i massacri

scandalizzeranno tutta l’Europa.

L’esilio

Dopo la revoca dell’Editto di Nantes, nel 1685, Luigi XIV,
re di
Francia dichiara illegale la religione riformata. Nel
Piemonte,
l’editto di gennaio ne Ë l’esatta replica. Dopo un’eroica

resistenza, i Valdesi sono costretti all’esilio. Dopo
essere stati
rinchiusi nell’attesa che venisse presa una decisione,
2700 Valdesi
iniziano una lunga marcia, in pieno inverno, fino a
Ginevra. La
prima colonna parte il 17 gennaio 1687; la tredicesima e
ultima
arriver‡ il 13 marzo. A questa grande prova sopravvivranno
soltanto
2490 persone.

Dal 1770 al 1825

I Valdesi torneranno, e questo "glorioso rientro"
rappresenta una
celebre pagina della storia valdese. Conosceranno
l’esperienza del
ghetto, vivendo totalmente isolati, al margine di
qualsiasi forma di
vita sociale. Pertanto accoglieranno con gioia la
rivoluzione del
1789, come il segno dell’alba di un nuovo mondo basato
sulla libert‡,
l’uguaglianza, la fratellanza. Con un decreto imperiale
saranno
assimilati al protestantesimo francese. Durante la
Restaurazione
faranno fronte all’assalto clericale dello stato
cattolico,
rappresentato dal Regno di Piemonte-Sardegna.

Il risveglio

La primavera inizia verso il 1825. Felix Neff, un
evangelista di
Ginevra, ricorda ai Valdesi la loro vocazione spirituale.
E’
il "risveglio" di cui conosciamo bene le manifestazioni
durante lo
stesso periodo negli Stati Uniti. E’ infatti attorno al
1820 che il
giovane Joseph Smith dichiara: "Nel posto dove vivevamo,
ci furono
delle agitazioni poco comuni in merito alla religione" (Joseph
Smith
2: 5). Stranamente sar‡ un inglese, di nome Charles
Beckwith a
diventare l’organizzatore di questo risveglio spirituale
nelle valli
valdesi (anglicano, questo ufficiale britannico rimarr‡
nella mente
dei Valdesi come simbolo vivente di questo risveglio.
Organizzer‡
tutta una rete di scuole – 169 nel 1848 – e anche un
Collegio a "La
Tour".

L’emancipazione
Il 17 febbraio 1848 il re Carlo Alberto promuove le
Lettere Patenti
che dichiarano: "I Valdesi sono amessi a beneficiare di
tutti i
diritti civili e politici dei nostri sudditi."
Questa emancipazione fu accolta da grande entusiasmo
popolare. Fu
anche l’inizio di un grande movimento missionario in
quest’Italia che
si stava unendo e che diverr‡ nel 1861 il Regno d’Italia,
con
capitale a Torino e Vittorio Emanuele II come re. Il
Piemonte si era
infatti rivelato il principale centro del Risorgimento.
Fu in questo clima di effervescenza che Lorenzo Snow
iniziÚ la sua
missione in Italia. Essa sar‡ strettamente legata, come
vedremo, al
movimento Valdese.

 

LA MISSIONE DI LORENZO SNOW IN ITALIA
Christian Euvrard

Il 12 febbraio 1849 Lorenzo Snow fu invitato ad assistere
a una
riunione del Consiglio dei Dodici. In questa occasione
ebbe la
sorpresa di essere stato chiamato a far parte dello stesso

Consiglio. Nato il 3 aprile 1814 a Mantua, nella contea di
Portage,
nell’Ohio, aveva 35 anni quando diventÚ Apostolo. Alcuni
mesi dopo,
durante la Conferenza Generale dell’ottobre 1849, riceveva
la
chiamata di andare e predicare il Vangelo in Italia. Alla
stessa
conferenza John Taylor, anch’egli membro del Consiglio dei
Dodici si
vedeva assegnare la stessa chiamata per la Francia.
L’anziano Snow
fu assistito nella sua missione dall’ anziano Joseph
Toronto, membro
del Consiglio dei Settanta, il quale, verosimilmente di
origine
italiana, fu inviato a visitare i suoi amici in Sicilia.
Il 19 ottobre 1849 essi lasciarono Salt Lake City per
iniziare una
incredibile avventura.

Il soggiorno in Inghilterra

Dopo sei mesi di viaggio attraverso le pianure degli Stati
Uniti,
Lorenzo Snow s’imbarcava il 25 marzo 1850 sulla "Shannon"
in partenza
a New York e il 19 aprile la nave attraccava a Liverpool.
L‡ ritrovÚ
Erastus Snow, Franklin D. Richards e il presidente Pratt.
VisitÚ
numerosi rami in Inghilterra: Manchester, Macclesfield,
Birmingham,
Cheltenham, South Conference, Londra e Southampton. Questi
contatti
gli permisero di ricevere numerose donazioni dai membri
inglesi
interessati al successo della missione italiana. E’ con
una certa
maliconia ch’egli scrisse a sorella Eliza R. Snow, alla
vigilia della
sua partenza per l’Italia: "Le voci di milioni di amici si
perdono
nella lontananza mentre davanti a me si profila un paese
straniero la
cui lingua risuoner‡ presto nelle mie orrechie come un
gergo di
Babele. La compagnia di tanti amici mi ha rilassato lo
spirito, ed
io parto per la missione con una rinnovata energia di
corpo e di
spirito".
Era stato in effetti una grande gioia per Lorenzo Snow
ritrovare per
qualche tempo l’Inghilterra, dove aveva compiuto la sua
prima
missione. E’ durante questo soggiorno che egli conobbe
l’anziano
Stenhouse che chiamÚ a seguirlo nella sua missione in
Italia.
Quest’ultimo,come si vedr‡, contribuir‡ notevolmente
all’opera
missionaria in Italia e in Svizzera.

Breve sosta in Francia

Il 15 giugno 1850 s’imbarcarono sulla nave a vapore "Wonders"
diretta
a Le Havre. Da lÏ partirono per Parigi, per delle
formalit‡ di
passaporto, e arrivarono poi a Marsiglia passando per
Lione. Nizza,
allora citt‡ italiana (sar‡ ceduta alla Francia
definitivamente solo
nel 1860 dal re di Sardegna), sar‡ il loro primo contatto
con la vera
missione. Lorenzo Snow scrive: "Qui il cattolicesimo si
mostra
molto preminente . I preti sono numerosi e le immagini
della Vergine
che tiene in braccio il Bambino Ges˘ si vedono a tutti gli
angoli
delle strade e sulla facciata di molte case".

Il primo contatto con la realt‡ italiana

La diligenza li portÚ, lungo la costa mediterranea, fino a
Genova,
dove arrivarono il 25 giugno 1850, ossia dieci giorni dopo
la loro
partenza da Southampton. Si capisce cosÏ il perchÈ
dell’affermazione: " Da quando abbiamo lasciato
l’Inghilterra non
abbiamo passato che tre notti in un letto".
La descrizione che Lorenzo Snow fa di Genova Ë lirica: "I
monumenti
di questa celebre citt‡ si estendono alla mia destra e
alla mia
sinistra. I palazzi, le numerose cattadrali e chiese, le
passeggiate
a strapiombo e le antiche costruzioni formano uno
spettacolo
singolare e magnifico". Ma lo si sente ugualmente
preoccupato della
realt‡ quotidiana della vita dei genovesi. Questa citt‡,
che aveva
all’epoca circa 140.000 abitanti e una situazione
economica precaria,
gli faceva scrivere: "Circola poco denaro e il commercio
ristagna da
tutte le parti. Il paese non si trova ancora in una
situazione
sufficientemente stabile per attirare l’impresa
capitalistica. Dalla
rivoluzione, la classe lavoratrice ha sofferto enormemente
a causa
della recessione. I salari sono, ovviamente, molto bassi:
in media
non pi˘ di circa 20 cents per una giornata di lavoro, che

comunemente, Ë di circa 16 ore".
Le istituzioni religiose non finiscono di stupirlo: i
preti in abito
talare nero con capello a tricorno, i frati in saio e
cintura in
corda con il rosario, le loro tonsure, sono per lui
oggetto di
meraviglia. Ma Ë sinceramente preoccupato per la
situazione di tutti
coloro di cui si sente responsabile: "Chiedo al mio Padre
celeste di
guardare questo popolo con occhio misericordioso. O
Signore, che
esso possa diventare oggetto della Tua compassione,
affinchÈ non
perisca totalmente. Perdona i loro peccati e aiutami a
farmi
conoscere affinchÈ essi possano conoscere Te che Tu mi hai
mandato
per stabilire il Tuo regno".

L’incontro con i Valdesi

I tre missionari mormoni si fermarono a Genova per poco
tempo. Il 1&#61616=
;
luglio gli anziani Stenhouse e Toronto lasciarono
la citt‡ per recarsi "nelle valli protestanti del
Piemonte".
Pare sia stato a Liverpool, in Inghilterra, che Lorenzo
Snow sentÏ
parlare dei Valdesi. A questo proposito vale la pena di
raccontare
una storia. Recatosi in una biblioteca e chiesto di
consultare
un’opera sull’argomento, si sentÏ rispondere che il libro
in oggetto
era stato appena preso da qualcun’altro. Lorenzo Snow
racconta: "Non appena il bibliotecario ebbe terminato la
frase, una
signora entrÚ con il libro. ‘Oh, – disse – questa Ë
davvero una
strana coicidenza: questo signore ha appena chiesto il
libro!’ Mi
convinsi presto che questo popolo era degno di ricevere la
prima
proclamazione del Vangelo in Italia".
Una lettera degli anziani Stenhouse e Toronto, gi‡
arrivati sul
posto, conferma Lorenzo Snow nella sua impressione
favorevole. Il 23
luglio egli stesso lascia Genova per recarsi, passando da
Torino
nella valle di Luserna. Immediatamente resta colpito dalla

somiglianza di questo paessaggio di valli alpine con la
Valle del
Lago Salato. Ma la somiglianza che lo colpisce di pi˘ Ë
quella della
storia di questi due popoli, Valdesi e Mormoni:
perseguitati,
rigettati dappertutto, essi trovano rifugio nelle valli
sperdute che
nessuno vuole. I nostri tre missionari si installano a La
Torre
(Torre Pelice).
Secondo l’anziano Snow, la popolazione valdese nel 1850
contava circa
21.000 persone, contro 5.000 cattolici. Le valli avevano
poche
risorse per una popolazione cosÏ numerosa. Molto spesso
gli uomini
dovevano portare la terra a spalla per creare un giardino
in mezzo
alle pietre. La lingua dei Valdesi restava il francese,,
ma Ë una
lingua mischiata d’arcaicismi e di provincialismi,
inevitabili in un
gruppo rimasto culturalmente isolato. Molti capivano
l’italiano, ma
pochi lo usavano.
La salute dell’anziano Toronto era uscita indebolita dal
lungo
viaggio, ma il clima delle valli gli aveva fatto bene e
all’inizio di
agosto partÏ per visitare i suoi amici in Sicilia.
Uno dei primi obiettivi che Lorenzo Snow si prefisse fu la

pubblicazione in francese di un opuscolo che intitolÚ "The
voice of
Joseph". Questo opuscolo riassumeva i momenti principali
della
storia della Chiesa di Ges˘ Cristo, dalla Prima Visione

all’insediamento nello Stato di Deseret. La presentazione
del Libro
di Mormon occupava nell’opuscolo un posto importante e la

pubblicazione si concludeva con una rapida presentazione
della Fede e
della Dottrina. La traduzione fu fatto in Inghilterra da
un
professore dell’universit‡ di Parigi.
Sebbene preferisse essere "attivamente e pubblicamente
impegnato
nella predicazione dei grandi principi" che era venuto ad
insegnare,
Lorenzo Snow avvertÏ che era necessario, prima di tutto,
sviluppare
rapporti di amicizia con i Valdesi e dar cosÏ prova di
pazienza.
Questa pazienza doveva essere ricompensata da un
avvenimento insolito.

Una guarigione miracolosa

I tre missionari allogiavano presso certi coniugi Guy.
All’inizio di
settembre Joseph Guy, un bambino di tre anni, il pi˘
piccolo della
famiglia si ammalÚ gravemente. Gli amici della famiglia
erano venuti
a visitarlo. Quando Lorenzo Snow lo vide nel pomeriggio
del 6
settembre, il corpo del bambino, diventato scheletrico,
sembrava gi‡
privo di vita. L’apostolo sentÏ immediatamente che la
morte del
bambino avrebbe potuto rappresentare una trappola tesa
dall’Avversario e un serio ostacolo al progresso
dell’opera
missionaria fra questo popolo. In effetti, il fatto che la
famiglia
che ospitava i missionari mormoni fosse cosÏ duramente
provata
avrebbe potuto essere interpretato come un segno della
maledizione
divina. Per questo motivo quella sera fratello Snow passÚ
molte ore
in preghiera per chiedere l’aiuto del Signore in quella
difficile
circostanza. Al mattino del giorno prese la decisione, con
l’anziano
Stenhouse, di digiunare e di ritirarsi sulle montagne per

pregare: "Mentre ci stavamo preparando, andammo a vedere
il
bambino. I globi degli occhi si erano rovesciati
all’indietro, le
sue palpebre caddero e si chiusero. Il suo volto e le sue
orecchie
sembravano trasparenti e mostravano una tinta pallida
marmorea, segno
della fine vicina. Il freddo sudore della morte copriva il
suo corpo
e il principio di vita era quasi esaurito. Madame Guy e
altre donne
piangevano, mentre Monsieur Guy abbassava il capo e
mormorava: "Sta
morendo, sta morendo".
I due missionari imploravano il Signore in preghiera
fervente,
manifestando la loro volont‡ di sacrificare tutto ciÚ che
fosse
necessario per salvare il bambino, verso le tre del
pomeriggio,
unsero il capo del bambino con l’olio sacro. Qualche ora
pi˘ tardi
tornarono a chiedere notizie e il padre con un sorriso
rispose loro
che il bambino "stava meglio, molto meglio". All’indomani
il bambino
era quasi completamente guarito, e dinanzi ai
ringraziamenti di
Madame Guy, Lorenzo Snow rispose: "Il Dio del cielo ha
fatto questo
per voi".

La consacrazione dell’Italia al lavoro missionario

Ora le circostanze erano favorevoli ai missionari:
l’anziano Snow
fece venire da Londra un altro missionario, l’anziano
Jabez Woodard,
che li raggiunse il 18 settembre. L’indomani, il 19
settembre 1850,
esattamente undieci mesi dopo la loro partenza da Salt
Lake City
decisero di iniziare la predicazione pubblica. Si sapeva
che erano
venuti per fondare una chiesa e molti consideravano questo
evento
come fattibile: con quattro missionari, uno dagli Stat
Uniti, uno
dall’Inghilterra, uno dalla Scozia e uno dall’Italia,
decisero di
organizzare ufficialmente la Chiesa. Scalarono il Monte
Castelluzzo,
vicino alla Torre e, arrivati in cima, cantarono alcuni
inni,
dopodichÈ Lorenzo Snow offrÏ la seguente preghiera:

"Noi, i Tuoi servitori, Padre Santo, veniamo dinanzi a Te
su queste
montagne e Ti chiediamo di accordarci un’attenzione
speciale e di
considerare le nostre suppliche come un amico riceve le
richieste di
un altro amico. Perdona i nostri peccati e le nostre
trasgressioni
che essi siano dimenticati. Considera, o Signore, i nostri
numerosi
sacrifici, avendo noi lasciato le nostre spose, i nostri
figli e il
nostro paese per obbedire alla Tua voce e portare la
salvezza a
questo popolo. Noi Ti siamo riconoscenti di averci
preservati dalla
distruzione, dalle raffiche glaciali dell’inverno, per il
potere
dello Spirito Santo, fino a queste valli del Piemonte. Ci
hai
mostrato qui, una parte del casato d’Israele che avevi
nascosto.
Nel Tuo nome, noi innalziamo in qusto giorno, alla vista
di questo
popolo e di questa nazione, lo stendardo del Profeta e del
Patriarca,
Joseph e Hyrum Smith martiri: lo stendardo della pienezza
del
Vangelo, lo stendardo del Tuo regno stabilito, una volta
ancora, tra
gli uomini.
O Signore, Iddio dei nostri padri, proteggi questa
bandiera. Che il
Tuo aiuto onnipotente ci permetta di mantenerla visibile
per le
nazioni che giacciono nelle tenebre. Ch’essa sventoli
trionfalmente,
a partire da oggi, fino al giorno in cui tutta l’Israele
abbia
sentito e ricevuto la pienezza del Vangelo e sia stata
liberata dalla
cattivit‡. Che le loro catene si spezzino e che le scaglie
delle
tenebre cadano dai loro occhi.
Che a partire da questo giorno una voce si propaghi tra
gli abitanti
di queste montagne e di queste valli, e di lÏ su tutta la
superficie
di questo paese. Possa essa andare avanti ed essere per i
Tuoi
eletti come la voce del Signore, perchÈ lo Spirito Santo
possa
discendere su di loro, portando loro la conoscenza
attraverso sogni e
visioni riguardanti l’ora della loro redenzione. Quando si
parler‡
di noi, i Tuoi servitori, all’estero, che questo risvegli,
nelle
persone oneste impazienza di conoscere le Tue opere e di
ricercare
immediatamente la conoscenza".
Il seguito di questa preghiera si presenta con una
risonanza del
tutto attuale: "Che colui che, fra questo popolo,
utilizzer‡ la sua
influenza, le sue ricchezze o la sua conoscenza per
promuovere la
predicazione del Tuo vangelo fra queste nazioni sia
incoronato di
onore in questo mondo, e nel mondo a venire di vita
eterna. Che
colui che utilizzer‡ la sua influenza o il suo potere per
intralciare
la predicazione del Tuo vangelo in questo paese diventi in
una
maniera sorprendente, agli occhi di queste nazioni, un
monumento di
debolezza, di follia, di vergogna e di disgrazia. Non
permettere che
siamo vinti dai nostri nemici nel compimento delle cose
per le quali
Tu ci hai mandati. Che dei messageri celesti siano
preparati e
inviati per aiutarci nelle nostre debolezze, a vegliare su

quest’opera e condurci a un risultato glorioso.
RicordaTi delle nostre famiglie: proteggi le nostre vite e
il nostro
cuore da ogni male, affinchÈ una volta terminate le nostre
missioni,
possiamo tornare sani e salvi nel seno delle nostre
famiglie.
Benedici l’anziano Toronto in Sicilia, e dagli l’influenza
e potere
per portare la casa di suo padre e la sua gente alla
salvezza.
Benedici il presidente Young e i suoi consiglieri, il
Consiglio dei
Dodici Apostoli, e i Santi in tutto il mondo. Che le lodi,
l’onore e
la gloria siano al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
in
sempiterno. Amen."
CosÏ organizzarono la Chiesa in Italia, con Lorenzo Snow
quale
presidente e l’anziano Stenhouse come segretario. Poi
cantarono
l’inno "Gloria a chi vide Dio Padre", dopodichÈ gli
anziani
Stenhouse, Woodard e Snow pregarono l’uno dopo l’altro.
Dopo aver
cantatato un altro inno di Sion, l’anziano Snow
profetizzÚ: "La
Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ora
organizzata,
crescer‡, moltiplicher‡ e continuer‡ la sua esistenza in
Italia fino
al giorno in cui la porzione del casato d’Israele che
dimora in
questi paesi abbia udito e ricevuto la pienezza del
Vangelo".
Da parte sua, l’anziano Stenhouse dichiarÚ: "A partire da
questo
giorno il lavoro inizier‡ e niente fermer‡ il suo
progresso. Prima
che rientriamo, molti rallegreranno e renderanno
testimonianza dei
principi della verit‡". Infine l’anziano Woodard
profetizzÚ a sua
volta: L’opposizione si alzer‡ contro questa chiesa andr‡
nel senso
dei suoi interessi in una maniera visibile e particolare.
L’opera di
Dio, nel futuro, partir‡ da questo paese per propagarsi
tra altre
nazioni della terra". Lorenzo Snow impose le mani ai suoi
due
compagni e prima di scendere decisero, su proposta
dell’apostolo, che
la montagna fosse conosciuta tra il popolo di Dio con il
nome di
Monte Brigham, e la roccia sulla quale si erano fermati
come "la
Roccia della Profezia".

Il debutto nella vita pubblica

Con questa cerimonia ufficiale, tenutasi all’aperto con
solo tre
persone partecipanti, doveva incominciare la predicazione
pubblica
dei missionari della Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli
Ultimi
Giorni.
Lorenzo Snow parla di una visita a un "gentiluomo inglese"
il cui
nome ha "un effetto magico" tra i Valdesi, organizzatore
di scuole e
di istituti di beneficenza: altri non puÚ che essere il
Beckwith di
cui abbiamo parlato nella prima parte.
Grazie a una lettera di presentazione da parte di Brigham
Young essi
ebbero con lui numerosi colloqui. Nel corso di uno di
essi, mentre
l’apostolo stava per andare via, l’ufficiale disse: "Non

incontrerete nessuna opposizione da parte mia, e se
predicherete il
Vangelo in tutte queste valli cosÏ fedelmente come avete
fatto con
me, non avrete nulla da temere il giorno di Giudizio".
In questo debutto pubblico, furono invitati anche dal
parocco della
Chiesa di San Lorenzo. Questi li ascoltÚ con grande
attenzione
ponendo domande pertinenti, offrÏ loro un pasto gustoso,
il migliore
che avessero mai fatto, e insistette perchÈ si
trattenessero per la
notte.

La reazione dei Valdesi

I nostri missionari decissero di assistere alle riunioni
che i
Valdesi avevano l’abitudine di tenere nelle case, in
piccoli gruppi.
A volte ottenevano il permesso di parlare dei principi del

Mormonismo. Ovviamente, il clero valdese si preoccupÚ e
furono
invitati a rispondere ad alcune domande relative alla loro
missione
nel corso di una riunione pubblica. Erano presenti alcuni
"dei pi˘
preparati ministri" e per tre ore i missionari dovettero
predicare
incontrando una certa opposizione. Tuttavia, almeno un
uomo
ricevette in quell’occasione la convinzione della
veridicit‡ del
messaggio.
Sebbene rispetati, i missionari non tardarono a incontrare
una reale
opposizione, come dimostra la storia seguente: "Mentre
eravamo
presenti nel luogo di culto, domenica scorsa, uno dei loro
ministri
ci indicÚ con un’aria compassionevole, poi voltandosi
all’assemblea
dichiarÚ con voce grave: ‘Non lasciate questa cara chiesa
che fu
consacrata di ricordi cosÏ gloriosi e per la quale i
nostri padri
sono morti’".
Questo non impedÏ a Lorenzo Snow di battezzare qualche ora
pi˘ tardi
una delle persone che avevano udito l’avvertimento del
ministro
valdese.
In effetti il contesto e il passato stesso della comunit‡
valdese
rappresentava un ostacolo a conversioni numerose. La
mentalit‡ di
questo popolo, temperata da tanti secoli di persecuzioni e
di
isolamento, la rendeva impermeabile a qualsiasi novit‡ in
materia di
religione. "L’opinione che hanno di loro stessi, associata
a una
profonda ignoranza, rappresenta una formidabile barriera
al progresso
del Vangelo". Tuttavia l’opposizione doveva assumere una
forma
ancora pi˘ concreta, sotto forma di opuscoli venuti dalla
Svizzera
che riportavano le solite dicerie contro la Chiesa.

Il primo battesimo

Questi opuscoli non fermarono l’avanzata della verit‡: il
27 ottobre
1850 un uomo convertito dagli insegnamenti dei missionari
durante le
tre ore di riunione pubblica fu battezzato. Si puÚ
immaginare la
gioia degli anziani di fronte a questo primo risultato,
frutto di
tanti sacrifici. Lorenzo Snow racconta: "I miei fratelli
si
tenevano sulla riva del fiume, soli testimoni di questa
scena
affasciante. Avendo cosÏ a lungo aspettato questo momento,
il suono
delle parole in italiano che pronunciavano mentre
amministravo
l’ordinanza ci fu estrememente dolce. Avevo aperto una
porta che
nessuno avrebbe potuto richiudere".
"Un sogno fatto dall’anziano Snow illustra benissimo i
sentimenti che
l’apostolo provava riguardo al progresso della
predicazione del
Vangelo in queste valli. Egli sognÚ che, mentre scendeva
da una
collina che arrivava fino a una vasta distesa d’acqua,
incontrava
alcuni amici. Mentre questi s’imbarcavano su un batello
fermo sulla
riva, lui saliva su un’altra imbarcazione. Videro una
grande
quantit‡ di pesci belli e grossi e improvvisamente Lorenzo
Snow si
rese conto che qualcosa aveva abboccato alla sua lenza.
Arrivato a
riva, si rese poi conto che la sua preda era minuscola.
"Ma tutta la
mia delusione sparÏ quando vidi che la qualit‡ del pesce
era
straordinaria".
Lo stesso valeva per i risultati dei missionari mormoni:
in mezzo a
tanti personaggi "importanti ed intelligenti", solamente
le persone
umili avevano accettato il vangelo restaurato.
"PoichÈ i giudizi del Signore non sono quelli degli
uomini, il primo
abitante di queste valli che ho ordinato alla predicazione
del
Vangelo non era uno che pretendeva di avere grande
influenza, nÈ si
vantava di grandi capacit‡ naturali, ma ricercava il
Signore tramite
il digiuno e la preghiera e lo Spirito dimorava con lui
con potere,
mostrandogli tramite sogni notturni la gloriosa realt‡ di
quest’opera
alla quale si era associato".

I missionari si separono

Fu presa la decisione di inviare fratello Stenhouse in
Svizzera per
organizzare l’opera missionaria in quel paese. Lorenzo
Snow aveva in
progetto di andare in Inghilterra per dirigervi la
traduzione del
Libro di Mormon in italiano. CosÏ fratello Woodard
ricevette
l’incarico di presiedere sui membri della Chiesa in
Italia. E’ cosÏ
che il 24 novembre 1850 i tre missionari si recarono in
cima
al "Monte Brigham", dove Lorenzo Snow ordinÚ fratello
Stenhouse e
fratello Woodard sommi sacerdoti, affinchÈ potessero avere
le chiavi
indispensabili alle loro chiamate.
Qualche giorno pi˘ tardi fratello Stenhouse partiva alla
volta della
Svizzera. In una lettera del 2 dicembre 1850 indirizzata a
Franklin
D. Richards, a Liverpool, Lorenzo Snow scriveva: "Non ho
ancora
avuto notizie di fratello Toronto", che era partito per la
Sicilia
nell’agosto 1850.
In dicembre l’apostolo lasciÚ l’Italia e arrivÚ a Ginevra
il 6
febbraio 1851. Da Ginevra scrisse a Orson Hyde, che si
trovava
allora a Hanesville, Iowa, che l’opuscolo "The Voice of
Joseph"
circolava in Italia con sulla copertina "una suora
cattolica,
un’‡ncora, una lampada e una croce!" Questo per evitare
qualsiasi
opposizione che avrebbe potuto essere rivolta alla
pubblicazione e
alla diffusione di opere non cattoliche.
Nell’agosto del 1851 fratello Snow era pronto a lasciare
Londra e a
tornare in Italia. In una lettera a Franklin D. Richards
scriveva
della sua intenzione di visitare i missionari e i membri
nelle valli,
prima di recarsi in India per aprirvi un’altra missione. A
questo
scopo mandÚ due fratelli inglesi per preparare il suo
arrivo.
Nel gennaio del 1852 fratello Snow lasciava Londra. A
Torino ritrovÚ
Joseph Toronto di ritorno dalla Sicilia e fratello Woodard.
Dopo un
breve soggiorno nelle valli, Lorenzo Snow partÏ con Jabez
Woodard per
Malta, per aprirvi una missione della Chiesa (26 febbraio
1852).
Non potÈ come aveva programmato, partire per l’India,
perchÈ fu
richiamato a Salt Lake City.
CosÏ si concludeva la missione in Italia di Lorenzo Snow,
il quale
aveva profetizzato: "Sebbene circondato da difficolt‡ che
appaiono
pi˘ alte delle Alpi innevate, posso alzare il capo come
servitore di
Dio, e gioire in anticipo del trionfo finale. Il nostro
cammino Ë
spesso oscuro e difficile, ma so che, se anche dobbiamo
avanzare
lentamente per un certo tempo raggiungeremo infine un
successo
completo".

Jabez Woodard, presidente della missione italiana

Jabez Woodard aveva una pesante responsabilit‡.
L’accorgimento che
aveva consentito una larga diffusione de "The voice of
Joseph",
persino a Roma, portÚ come contraccolpo un gran flusso di
opuscoli di
propaganda anti-mormone.
Il 26 febbraio 1851 fratello Woodard scriveva a Lorenzo
Snow per
annunciargli che due giovani avevano accettato il
battesimo il 24
dello stesso mese. Essi furono battezzati nel fiume
Angrogne. Nei
suoi tentativi di predicare fratello Woodard incontrava
una forte
opposizione, ma ricevette delle grandi benedizioni: il 25
febbraio
egli battezzÚ dieci persone. Un fratello era persino stato
chiamato
all’ufficio di anziano.
Nell’agosto del 1851 erano trentuno i valdesi convertitisi
alla
Chiesa.
Nel maggio 1852 i missionari poterono utilizzare, come
strumento di
conversione, la traduzione italiana del Libro di Mormon. I
membri
italiani l’accolsero con grande entusiasmo. Questa
traduzione
avrebbe aperto nuove prospettive al proselitismo e nel
dicembre dello
stesso anno fratello Thomas Margetts fu mandato a unirsi a
fratello
Woodard.
Fratello Margetts studiava seriamente l’taliano, il che
gli consentÏ
di svolgere la sua opera a Genova, su incarico di fratello
Woodard.
Dopo aver preparato varie persone per il battesimo,
fratello Margetts
ebbe la sorpresa di vedere i suoi candidati cambiare
improvvisamente
idea. Era l’epoca della "confessione annuale" e il clero
cattolico
aveva immediatamente reagito vietando a chiunque di avere
rapporti
con i Mormoni.
Dopo tre mesi trascorsi a Genova egli si recÚ a Torino. LÏ
si rese
conto di essere gi‡ "ben conosciuto". Molto probabilmente
qualcuno
aveva inviato informazioni sul suo conto da Genova. Si
fermÚ in
quella citt‡ per qualche giorno e poi tornÚ nelle valli.
L’8 giugno
1853 ripartÏ per l’Inghilterra per ragioni di salute.
L’8 febbraio 1854 Jabez Woodard lasciava le valli
accompagnato da un
gruppo di Santi. Questo gruppo era composto dalle famiglie
di John
Bertoch, Philippe Cardon e Barthelemy Pons. Dopo la sua
partenza,
Thomas Stenhouse, ancora in Svizzera, diventÚ presidente
della
missione svizzera e italiana.

La missione svizzera e italiana

Qualche mese pi˘ tardi un altro missionario fu mandato
dall’Inghilterra. A questo missionario, Samuel Francis, fu
affidata
da Stenhouse la responsabilit‡ della parte italiana della
missione.
Durante il suo anno di lavoro battezzÚ venti valdesi, ma
dovette
affrontare una notevole opposizione. Si accusavano i
Mormoni di
essere tra i responsabili di una malattia che aveva
colpito le vigne
e i frutteti dal 1850.
Tra 1854 e il 1855 Samuel Francis e un altro missionario,
George
D.Keaton, furono gli unici a predicare in Italia. Nel 1856
fratello
Francis tentÚ di lavorare a Torino. Aveva ricevuto questo
consiglio
da un fratello in Inghilterra che l’aveva anche
incoraggiato a
predicare "senza borsa, nÈ mantello". Qualche mese pi˘
tardi,
morendo di fame, dovette scrivere a un altro missionario
per chiedere
aiuto. Nel febbraio 1857 lasciava Torino per Ginevra in
Svizzera.
La politica in favore dell’emigrazione che la Chiesa
propugnava
all’epoca, costituiva, in alcuni casi, una tentazione per
i Valdesi
che, in condizioni di estrema povert‡, speravano di
trovare qualcosa
di meglio altrove. Nel marzo del 1855 un gruppo di
quindici Valdesi
s’imbarcava sulla "Juventa" e nel dicembre dello stesso
anno un altro
gruppo di trenta Valdesi partiva sul "John M. Boyd".
Il clero valdese non esitÚ a proporre ai suoi membri altre

possibilit‡ di emigrare, se avessero rinunciato al
Mormonesimo. Nel
1857, a causa della Guerra dello Utah", Brigham Young
richiamÚ tutti
i missionari che erano all’estero.

Ultimo episodio

Se si d‡ credito alle cifre citate da Michael W. Homer,
170 furono le
persone battezzate tra il 1850 e il 1861. Di questi 73
(cioË il 43%)
emigrarono e dei rimanenti 97, 73 (cioË di nuovo il 43%
del totale
dei convertiti) furono scomunicati tra il 1852 ed il 1862.
"Fra i
principali motivi di queste scomuniche troviamo la
negligenza, la
ribellione, l’incredulit‡, la critica, la pigrizia, la
codaria, la
menzogna, la cattiva condotta, la paura del mondo e la
truffa". Nel
1863 rimanevano in Italia solo tredici mormoni fedeli, e
nel 1867
questo numero era sceso a sei.
Nel 1875 Joseph Toronto tornÚ in Italia e ne ripartÏ con
quattordici
tra parenti e amici della sua terra di origine.
Solo nella primavera del 1900 Daniel B. Hill Richards,
accompagnato
da Paul Cardon, fu scelto per tornare in Italia e studiare
la
possibilit‡ di farvi proselitismo. A Torino presentÚ una
richiesta
per ottenere il permesso di predicare. Il capo della
polizia gliela
rifiutÚ. Da lÏ, si recÚ nelle valli valdesi. I suoi sforzi
rimasero
senza successo. IncontrÚ solamente una vecchia donna che
era stata
battezzata nella Chiesa, ma che in seguito se n’era
allontanata. Fu
la sola traccia che fratello Richards riuscÏ a scoprire
del passaggio
dei missionari della Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli
Ultimi
Giorni.
Infine, James Bertoch e Jules Graugue, due valdesi che si
erano
convertiti al Mormonismo ed erano emigrati nello Utah,
trascorasero
parte della loro missione nella missione svizzero-tedesca
e in
Piemonte tra il 1891 e il 1893.

La storia di una conversione esemplare

Anche se il numero dei convertiti non fu mai notevole,
molti di loro
vissero esperienze spirituali fuori del comune.
L’autobiografia di
una donna che aveva vissuto un’esperienza del genere ci
aiuta a
comprendere il valore dell’opera cosÏ compiuta.
Nata a San Bartolomeo, in Italia, il. 6 luglio 1834, Marie
Madeleine
Cardon era figlia di Marha Marie Tourn, nata a sua volta a
Pra del
Torno, Angrogne, in Piemonte, il 2 ottobre 1801.
La famiglia era valdese da molte generazioni e si riuniva
ogni sera
attorno al capo famiglia che leggeva e commentava passi
della Bibbia.

Un sogno si avvera

Verso l’et‡ di 6 o 7 anni, nel 1840 o 1841, Marie
Madeleine fece un
sogno tutto particolare: essa si vide a letto, al primo
piano della
casa, ma gi‡ ragazza. Si vide poi nella prateria vicino
alla vigna
dei suoi genitori, seduta sull’erba a leggere un libro
della Scuola
Domenicale. Alzando la testa, scoprÏ davanti a sÈ tre
sconosciuti.
Dapprima fu spaventata, poi le venne in mente che doveva
ricordarsi
dei loro volti. Uno degli uomini, vedendola spaventata, le

disse: "Non temere, perchÈ noi siamo dei servitori di Dio
e siamo
venuti da lontano per predicare al mondo il vangelo eterno
che Ë
stato ristabilito sulla terra in questi ultimi giorni per
la
redenzione dell’umanit‡"
Questi messageri rassicurarono la giovane Marie Madeleine
che essa
sarebbe stata lo strumento tramite il quale i suoi parenti
e la sua
famiglia si sarebbero uniti a questo grande raduno, e che
sarebbe
venuto il grande giorno per cui, lasciando i loro focolari
avrebbero
attraversato il grande oceano per andare a Sion.
Gli stranieri promisero che sarebbero ritornati presto,
quindi,
estraendo dalla tasca dei piccoli libri, li dettero alla
giovane
dicendo: "Leggili e imparali". Poi, improvvisamente
sparirono.
Molto impressionata da questa esperienza, l’indomani la
bambina
raccontÚ il sogno ai suoi genitori. Fu solo dieci anni
dopo, nel
1851, che suo padre sentÏ parlare di tre uomini che
predicavano
dottrine simili a quelle che Marie Madeleine aveva udito
in sogno, e
decise di andare a incontrarli.
Vestito nell’abito domenicale, li trovÚ al Palazzo della
Torre e dopo
aver sentito la loro predica, li invitÚ a casa sua. Strada
facendo,
egli raccontÚ l’esperienza di sua figlia. Non appena
arrivati a
casa, i missionari chiesero di vederla. Stranamente, ella
si trovava
in un campo vicino a casa e stava leggendo un libro della
Scuola
Domenicale quando gli furono presentati. Si trattava di
Lorenzo
Snow, Thomas Stenhouse e Joseph Toronto. A questo
punto,usando le
stesse parole del suo sogno, i fratelli le porsero degli
opuscoli.
I suoi genitori e i suoi fratelli si unirono alla Chiesa:
suo padre
fu il primo uomo di essere battezzato in quella regione.
Marie Madeleine riuscÏ con il suo zelo a convertire anche
una delle
sue sorelle, ma la famiglia incontrÚ una notevole
opposizione da
parte dei ministri valdesi.

L’opera missionaria e l’opposizione da essa suscitata

Venne dunque il momento in cui Lorenzo Snow e Thomas
Stenhouse
lasciarono l’Italia e Jabez Woodard (qualche volta scritto
Woodward)
rimase per dirigere la missione italiana; Ë di questa
epoca poco
conosciuta che ci parla Marie Madeleine Cardon.
I valdesi che vivevano sulla montagna sembravano pi˘
sensibili alle
verit‡ del Vangelo che non gli abitanti delle valli.
Tuttavia questi
non parlavano nÈ inglese, nÈ francese, nÈ italiano, ma
utilizzavano
un dialetto completamente diverso. Marie Madeleine,
parlava francese
e italiano, ma era in grado di comprendere e di parlare
anche il
dialetto dei montanari e fu scelta per accompagnare i
missionari nei
loro viaggi e fare da interprete.
Durante la settimana le riunioni si tenevano in diversi
luoghi sulle
montagne per insegnare a coloro che erano interessati. Il
sabato
tutti si affrettavano a terminare le loro fatiche e, dopo
qualche ora
di sonno, si alzavano molto presto e percorrevano molti
chilometri
per assistere al pomeriggio della domenica, alle riunioni
che si
tenevano in casa della famiglia Cardon.
La maggior parte di loro erano spinti da sinceri intenti,
ma alcuni
venivano per curiosit‡ o per trovare qualcosa da
criticare. Tuttavia
la famiglia Cardon accoglieva tutti con amicizia
preparando persino
da mangiare per tutti.
Durante uno di questi pomeriggi una folla guidata da
alcuni ministri
valdesi circondÚ la casa dei Cardon dove si svolgeva la
riunione,
chiesero di vedere la giovane che aiutava i missionari.
Marie Madeleine, che era occupata a tradurre gli
insegnamenti dei
fratelli, uscÏ con la Bibbia in mano. Si avvicinÚ ai
ministri che
l’accusavano di ingannare il popolo utilizzando una Bibbia

falsificata. La giovane, calma, in mezzo al furore e
all’eccitazione
che animava il gruppo, tese la Bibbia al ministro, lo
stesso che
l’aveva confermata nella Chiesa Valdese.
Accusata di aver tradito la sua fede, replicÚ che era
rimasta fedele
alla verit‡, credendo sempre nella stessa Bibbia ma
compredendola ora
diversamente – "Gli dissi che pensavo fosse dovere di
tutti i figli
di Dio d’imparare e di camminare nel vero sentiero della
salvezza".
La folla si scatenÚ e chiamÚ i missionari, pronta a
molestarli: "Io
alzai il mio braccio destro, tenedo la mia Bibbia, e
ordinai loro di
andar via dicendo che i missionari erano sotto la mia
protezione e
che non potevano toccare un capello della loro testa.
Tutti furono
esterefatti. Il combattimento era terminato. I due grandi
poteri
opposti si erano scontrati. Lo spirito di Satana aveva
colpito per
primo e aveva avuto il vantaggio. Ora lo spirito di Dio
assumeva
tutto il controllo e sconfiggeva l’avversario demoniaco.
Dio era con
me. Egli aveva messo queste parole nella mia bocca, se no
io non
avrei potuto pronunciarle". La folla si disperse
all’ordine dei suoi
ministri.

L’emigrazione

Il piccolo gruppo di Santi consisteva di quarantasette
membri.
Tuttavia, la famiglia Cardon decise che fosse meglio
emigrare nello
Utah. Malgrado i forti legami con i Valdesi e con la loro
terra, "lo
spirito del raduno" li spinse a vendere tutto per partire.
Fu
difficile vendere la casa. Certi oppositori minaciavano di

bruciarla. Ma riuscirono a raccogliere abbastanza denaro
per pagare
il viaggio della famiglia. Fratello Cardon si offrÏ
persino di
aiutare un’altra famiglia di cinque persone.
Dopo una benedizione speciale ricevuta dai fratelli
Woodard e Keaton,
che prometteva loro protezione durante il lungo viaggio,
si preparono
alla partenza. In quel giorno tutti i Valdesi dei dintorni
si
presentarono per salutarli. Le famiglie lasciarono le
valli l’8
febbraio 1854. La famiglia Cardon consisteva di sette
persone e
l’altra famiglia che essi aveva aiutata di cinque.
Fratello Woodard
li accompagnava.
Bisogna immaginarsi il coraggio necessario per lanciarsi
in una
simile avventura! Al loro arrivo in Inghilterra si
sentirono
totalmente perduti: dopo due settimane a Londra e
diciasette a
Liverpool, s’imbarcarono sulla "John M. Wood", dove
trovarono altri
485 Santi anch’essi in partenza verso una nuova vita.

I Valdesi nello Utah

Le ricerche negli archivi valdesi a Torre Pellice ci hanno
permesso
di trovare due articoli in francese pubblicati nel
giornale "L’Echo
des VallÈes". Essi sono firmati da David Bosio, ministro
valdese, e
furono redatti nel settembre 1913. Sotto il titolo "I
Valdesi nello
Utah", il primo articolo pretende di presentare la storia
e la
dottrina della Chiesa. Abbastanza giusto sul piano
storico,
l’articolo diventa molto tendenzioso dal punto di vista
dottrinale,
come Ë facile immaginare.
"Sebbene i fondatori di questa religione abbiano ammesso
la divinit‡
di Ges˘ Cristo e l’ispirazione della Bibbia, pochi Mormoni
ammettono
questi due dottrine. Essi hanno dell’aldil‡ un’idea molto
materiale,
al punto che essi a volte lasciano sul tavolo durante la
notte del
cibo e credono che i loro morti vengano a servirsene. Il
loro
paradiso Ë un luogo di gioie materiali, che assomiglia pi˘
al
paradiso di Maometto che a quello di Cristo".
Dopo il solito accenno alla poligamia, il pastore
conclude: "Il
sistema mormone, insomma, Ë un sistema religioso dei pi˘
corrotti e
non si capisce come abbia potuto estendersi fino a
comprendere quasi
un milione di credenti".
Il secondo articolo, scritto sessant’anni dopo
l’emigrazione della
maggior parte dei Valdesi convertiti nello Utah, ha il
merito di
informarci sull’importanza della colonia nel 1913.
In occasione della sua visita, il ministro David Bosio
organizzÚ due
funzioni valdesi nello Utah, che furono le prime in questo
stato e
probabilmente anche le ultime.
Le due colonie di convertiti valdesi nello Utah erano a
Provo e a
Ogden. I membri erano generalmente agricoltori,
coltivavano il
granoturco e la vigna, ma sopratutto frutta: come fragole,
lamponi,
pesche e mele. Anche se cerca di suggerire che molti
furono delusi
dopo il loro arrivo nello Utah, il pastore ammette che "i
,loro figli
occupano ora buone posizioni qui".
Nel 1913 Provo contava una dozzina di famiglie valdesi. Il
veterano
della colonia era un certo Pierre Rivoire des Blancs di 87
anni.
Altri nomi tipici sono quelli delle famiglie Jourdan,
Malan, Chauvie,
Long, Richard, Soulion, Robert, Reynard, Bertin. Per
quanto riguarda
la colonia di Ogden, essa era formata da quindici
famiglie. Il
patriarca era Joseph Combe, uno dei primi arrivati. Egli
mandava
avanti con i suoi figli una grande fattoria e possedeva
pi˘ di cento
mucche.
Le altre famiglie citate sono le famiglie Clapier, Arondet,
Bouchard,
Martinat, Bert, tutti sembra di Saint Germain. Bisogna
infine citare
le famiglie Beux, Gardiol, Prochet e Pons.
Si tratta, ovviamente, solo delle famiglie emigrate,
perchÈ se si
aggiungono le famiglie dei figli il numero Ë molto pi˘
considerevole. Altre famiglie sono disperse nello Utah, ma
il nostro
ministro non ha alcun contatto con loro.
I vecchi conoscono il problema dell’adattamento,
sopratutto perchÈ
non hanno mai veramente imparato l’inglese. Per i giovani

l’intergrazione sembra essere avvenuta abbastanza
facilmente,
malgrado i cosiddetti problemi citati; il materialismo Ë
soprattutto
quello che i figli dei nostri Valdesi incontrano nei loro
rapporti
con i loro vicini e compagni, ed Ë quello che c’Ë pi˘ da
temere per
loro. Che Dio voglia proteggerli e tenerli nel Suo amore".
E
conclude: "Tuttavia, c’Ë speranza per il futuro. Il
Mormonismo Ë in
diminuzione".
Conclusione

La politica di emigrazione della Chiesa rispondeva,
all’epoca a delle
necessit‡ assolute: rafforzare il popolo della Chiesa
nello Utah, e
nelle vicine colonie e risolvere gli enormi problemi a cui
questi
convertiti potevano andare incontro per vivere la loro
fede nel
proprio paese.
Un "fondo perpetuo di emigrazione" era stato istituto allo
scopo di
aiutare i Santi che avevano problemi finanziari. I Santi
inglesi
avevano creato una vera e propria agenzia per noleggiare
le navi.
Durante il periodo che va dal 1852 a 1855, un totale di
6753 emigrati
partirono alla volta di Sion.
Nonostante lo scetticismo del pastore Bosio, i nostri
emigrati
italiani erano animati da una fede e una speranza che non
furono
deluse. Essi rispondevano all’appello del profeta Brigham
Young, che
dichiarava il 23 dicembre 1847 in un’epistola generale:

"Venite dunque, Santi degli Ultimi Giorni e voi tutti
grandi e
piccoli, saggi ed insensati, ricchi e poveri, nobili e
popolani,
esaltati e perseguitati, governatori e governati della
terra che
amate la virt˘ e odiate i vizi, e aiutateci a compiere
quest’opera
centuplicata ed il vostro riposo sar‡ glorioso.
Il nostro motto universale Ë ‘Pace con Dio, e buona
volont‡ verso
tutti gli uomini’".

 

LA MISSIONE ITALIANA DAL 1850 AL 1867
Il messaggio mormone nel XIX secolo in Italia
Michael W. Homer

Non molto tempo dopo l’arrivo dei Mormoni nella Valle del
Lago
Salato, Brigham Young mandÚ degli apostoli e dei
missionari per la
prima volta nel continente europeo, nell’America Latina,
nelle isole
del Pacifico, in India, in Asia espandendo in tal modo
l’ambiziosa
opera missionaria della Chiesa, fino ad allora limitata
alla Gran
Bretegna.
Molte di queste nuove missioni non ebbero molto successo:
l’Italia,
la Francia, la Germania, non fornirono solo un piccolo e
irregolare
flusso di emigranti convertiti, mentre altre missioni non

sopravvissero pi˘ di un anno, senza conversioni.
Al contrario si ebbero convertiti a migliaia in
Scandinavia e in Gran
Bretegna durante il 1859.
Generalmente gli storici mormoni concentrarono in pi˘ la
loro
attenzione sulle missioni che ricorsero i maggiori
successi in quanto
a conversioni; tuttavia anche quelle che non davano molti
frutti
erano pur sempre un indice dell’interessamento delle
persone alla
Chiesa e al suo messaggio.
La missione italiana, che nei suoi diciotto anni di storia
produsse
meno di duecento convertiti, costituisce malgrado ciÚ un
buon esempio
di tipica missione mormone del XIX secolo.
Nell’ottobre del 1849, durante la conferenza generale
della Chiesa,
il presidente Brigham Young chiese a Lorenzo Snow, membro
del
Consiglio dei Dodici, di organizzare una missione in
Italia.
Joseph Toronto, nativo della Sicilia unitosi alla Chiesa
Mormone a
Boston, fu scelto per accompagnare Lorenzo Snow.
Lasciarono Salt Lake City due settimane dopola fine della
conferenza
e arrivarono a Liverpool, in Inghilterra, nell’aprile
dell’anno dopo.
Snow che aveva gi‡ svolto una missione in Inghilterra,
decise di non
proseguire subito per il continente, per formulare dei
piani sulla
futura missione italiana.
Riconosciuta la potenziale difficolt‡ a organizzare una
missione in
un paese prevalentemente cattolico, con leggi generalmente
ostili ai
missionari di altre fedi, Snow si interessÚ a un gruppo
protestante
insediato nel Piemonte.
Fu grazie ad un libro trovato nella biblioteca pubblica di
Liverpool
che parlava di un gruppo chiamato "Valdesi", che Snow
decise di
iniziare la sua missione tra loro. Pur non avendo indicato
nel suo
racconto sulla missione italiana, cosa imparÚ per primo
riguardo ai
Valdesi, Ë risaputo che, studiandone la storia e il
profilo
religioso, questi gli ricordarono il Mormonismo, e si
convinse che
era stato indirizzato a un ramo del casato d’Israele.

I Valdesi

Snow scoprÏ che le origini del movimento valdese erano
precedenti
alla Riforma. Infatti il movimento cominciÚ nel XII
secolo, quando
un mercante francese chiamato Valdo rinunciÚ alle sue
ricchezze per
servire Dio e predicare. Rapidamente organizzÚ una
comunit‡ di
seguaci nota col nome di "Poveri di Lione".
All’inizio non contestarono la dottrina cattolica,
limitandosi a
rivendicare il diritto di predicare il pentimento e
ritornare
alla "purezza e semplicit‡ dei cristiani primitivi"
tramite
una "riforma pratica della vita e della condotta".
Valdo e i suoi seguaci cercavano una legittimazione
ecclesiastica ma
furono scomunicati per aver rifiutato di assoggettarsi ai
decreti
della chiesa cattolica, la quale proibiva loro di
predicare, a meno
che non vi fossero invitati dal clero ordinato. Subito
dopo furono
costretti a lasciare Lione. Cominciarono comunque a
riunirsi in
altre chiese europee, dove sempre pi˘ si "organizzarono
separatamente
dalla chiesa cattolica ignorandone i decreti e le sanzioni
e
ordinando loro propri ministri". Dopo la morte di Valdo, i
Valdesi
si unirono con movimenti a loro affini e continuarono a
crescere,
specialmente tra le classi pi˘ povere del tempo.
A causa del loro netto rifiuto nei confronti del
cattolicesimo,
questo movimento si caratterizzÚ come anti-clericale.
Infatti non riconosceva l’autorit‡ del papa e dei
sacerdoti e negava
l’efficacia delle messe e dei riti per i morti.
Rivendicava anche il
diritto per i laici , uomini e donne, di predicare e
pregare:
inoltre riteneva che ci fosse un resto della crstianit‡
primitiva che
avesse il compito di guidare fuori dall’errore il proprio
prossimo
sulla strada dei suoi antenati.
Fin dal 1189 la chiesa cattolica tentÚ di reprimere i
Valdesi
assoggettandoli e perseguitandoli. Molti Valdesi e altri
gruppi
considerati eretici furono eliminati: una parte dei
Valdesi trovÚ
tuttavia rifugio nelle piccole valli delle Alpi Cozie,
attualmente
tra la Francia e l’Italia. CiÚ permise ai Valdesi di
resistere alle
persecuzioni durante i primi quattrocento anni.
, fu la loro remota sistemazione sulle montagne.
Dopo la Riforma del XVI secolo, i Valdesi si unirono ad
altri gruppi
che li citarono nella poesia e nella loro storia. Quando
le
persecuzioni diminuirono, nel XVIII sec., i Valdesi
continuarono a
suscitare le simpatie di scrittori e filantropi a causa
della loro
estrema povert‡.
Come molti altri Lorenzo Snow fu attirato dai Valdesi a
causa della
loro storia di lotta e di resistenza alle persecuzioni:
questo fatto
era citato in libri che ebbero
circolazione in Inghilterra e in America. E’ sorprendente
notare
come sia i Valdesi che i Mormoni credano in un’Apostasia,
rifiutino
le autorit‡ papale, predichino un ritorno alla cristianit‡
originale;
a causa di queste loro convinzioni entrambe le fedi furono

perseguitate e costrette a ritirarsi sulle montagne.

 

La missione in ItaliaPresenziando ad
alcune conferenze della chiesa
in Inghilterra, Lorenzo Snow chiese a due convertiti ad
accompagnarlo
nel suo viaggio in Italia. Uno di questi, Jabez Woodard,
stava
studiando la Bibbia in italiano, quando Lorenzo Snow lo
incontrÚ per
la prima volta; probabilmente fu questo il motivo che
indusse Snow a
chiedergli di accompagnarlo.
Snow chiese a Stenhouse, da poco scelto come presidente
della
conferenza di Southampton, di accompagnarlo: probabilmente
perchÈ
stando a quanto scrisse Fanny Stenhouse, impressionÚ
l’apostolo con
il suo "grande zelo e l’inesauribile energia" dimostrati
in una
discussione a carattere religioso con un non-mormone dopo
una
riunione della Chiesa.
CosÏ dopo essere rimasto in Inghilterra due mesi, Snow
partÏ da
Southampton verso Genova, accompagnato da Toronto e
Stenhouse, mentre
Woodard rimase in Inghilterra per sistemare alcuni affari
personali,
prima di raggiungerli.
Subito dopo l’arrivo a Genova, Snow mandÚ i suoi due
compagni in
Piemonte per preparare i Valdesi e informarsi su di loro.
Il 20
luglio, Toronto e Stenhouse mandarono un rapporto
favorevole che
convinse Snow che "un’occasione si presentava nelle valli
del
Piemonte"; tre giorni dopo partÏ per incontrarsi con i
suoi compagni.
Non appena arrivato in Piemonte, Snow fu colpito dalla
somigliabnza
della regione con la valle del Lago Salato somiglianza che
gli
ricordÚ il popolo mormone e le circostanze del suo
insediamento.
CominciÚ subito a scrivere un opuscolo intitolato "The
Voice of
Joseph" per spiegare l’origine e la natura del Mormonismo
ai
Valdesi. Sperava che quest’opuscolo potesse commuovere i
Valdesi
come la storia valdese aveva commosso lui; scrisse la
storia del
Mormonismo dalla visione di Joseph Smith all’arrivo dei
Santi nel
bacino del Lago Salato; vi inserÏ anche entusiastici
resoconti sulla
vita nello Utah sul programma della Chiesa per aiutare i
convertiti a
emigrare in America.
Dal momento che il francese era la lingua pi˘ compresa
nella zona,
Snow spedÏ il suo opuscolo a Liverpool per farlo tradurre.
Fu
pubblicato pi˘ tardi, con una "xilografia sulla copertina,

raffigurante una suora cattolica, un lume, un’‡ncora, una
croce;
sull’altra l’arca di NoË, la colomba e l’ulivo",
probabilmente per
farla apparire una pubblicazione che potesse essere edita
e diffusa
tra la poplazione cattolica. Questa precauzione dimostra
che i
missionari erano molto cauti nell’introdurre il messaggio.
Si sentirono incoraggiati quando in seguito alla loro
benedizione il
bambino di un locandiere si ristabilÏ completamente.
In seguito di questo ed altre esperienze, che Snow sentiva
molto
importanti in vista delle richieste che stava per
avanzare, i
missionari organizzarono finalmente la Chiesa in Italia; e
Snow, con
la sola compagnia di Stenhouse e Woodard, che arrivÚ nove
giorni dopo
la guarigione del bambino, su un’imponente montagna nei
pressi di
Torre Pelice offrÏ una preghiera dedicatoria e organizzÚ
la Chiesa in
Italia. Inoltre ha predetto che la Chiesa sarebbe
"aumentata e
moltiplicata e avrebbe continuato la sua esistenza in
Italia", e che
nulla avrebbe impedito il suo progresso.
Quando fu organizzata la Chiesa, Toronto era in viaggio
verso la
Sicilia, dove sperava di allargare il campo della missione
portando
il messaggio alla sua famiglia e a parenti ad amici.
Subito dopo la cerimonia sulla clima della montagna, i
missionari
entrarono in contatto con alcuni ministri valdesi che, in

un’occasione permisero loro di spiegare il credo Mormone
alla
cogregazione valdese.
Snow perÚ scrisse pi˘ tardi che queste occasioni offerte
dai ministri
valdesi gli sembravano delle opportunit‡ per
ridicolizzarli; se
questo era il loro intento, non fu raggiunto
completamente:
nell’ottobre del 1850 dopo una riunione durata tre ore
organizzata
da "alcuni dei pi˘ preparati ministri", il primo valdese
espresse il
desiderio di convertirsi al Mormonismo: pare si trattasse
di un
certo Jean Bose.
Dopo qualche giorno Snow mandÚ una lettera a Brigham Young,
nella
quale gioiva perchÈ il Signore aveva benedetto la loro
operae li
aveva resi capace di aprire le porte del Regno d’Italia
‘oscura e
avvolta nelle tenebre’".
Questa lettera, piena di speranza e con questo riferimento
negativo
all’Italia, era accompagnata da sentimenti di disillusione
riguardo
ai Valdesi. Egli si lamentÚ con Brigham Young che i
Valdesi "
guardavano ogni innovazione come un tentativo per
trascinarli via dai
loro martirizzati antenati".
Divenne evidente a Snow che la somiglianza religiosa con i
Valdesi,
che aveva sperato l’avrebbe aiutato a fare un parallelo
con il
Mormonismo nella mente delle persone, fu pi˘ un ostacolo
che un
aiuto. Inoltre asserÏ che erano state stampate sui Mormoni
bugie e
calunnie che altrove avrebbe fatto impallidire anche un
calunniatore.
Dopo il battesimo di Bose per quattro mesi non ci furono
pi˘
convertiti. In dicembre Snow decise di tornare in
Inghilterra per
dirigervi la traduzione del Libro di Mormon in italiano,
in modo che
la missione potesse essere estesa alla popolazione di
lingua
italiana. Egli voleva che il lavoro missionario
cominciasse anche
nei paesi circostanti.
Per questo Snow mandÚ Stenhouse a far proselitismo in
Svizzera e
incoraggiÚ Woodard a mandare missionari nel Regno di
Sardegna. Al
momento della sua partenza Snow maledÏ i Valdesi, dicendo
che la loro
chiesa "si era considerata con una smisurata importanza di
sÈ" e che
questa autostima associata alla profonda ignoranza delle
persone",
rappresentava una "formidabile barriera al progresso del
Vangelo".
Subito dopo la partenza di Snow, nel gennaio del 1851, ci
furono
altri battesimi fra i Valdesi. Il 24 febbraio furono
battezzati due
uomini; il giorno seguente, il padre di uno di quei due
uomini, la
madre e otto tra fratelli e sorelle.
Il padre della famiglia, John Daniele Malan, aveva avuto

precedentemebte dubbi sulla Chiesa Valdese e cinque mesi
prima aveva
rifiutato di assumere l’ufficio di anziano nella chiesa
stessa. Al
momento del suo battesimo gli anziani dichiarono che egli
era "un
fermo credente de ‘The Voice of Joseph’" e lo ordinarono
anziano il
giorno seguente. Woodard che era lasciato a dirigere la

missione, proclamÚ: "Il velo sopra l’Italia Ë tolto".
Ma il velo era difficile da penetrare durante l’anno
sequente, perchÈ
ci furono soltanto undici persone battezzate. Pi˘
realistico,
Woodard scrisse a Snow in maggio: "Sono ancora vivo e
capace di
scalare le montagne, se non posso muoverle". In agosto
Snow decise
di tornare in Italia.
In una lettera a Franklin D. Richards in quello stesso
mese, rivelÚ
che intendeva visitare i missionari e i Valdesi convertiti
, mentre
era in viaggio verso l’India per aprire una nuova
missione. In
accordo con questi piani, Snow mandÚ due anziani inglesi
per
preparare il suo arrivo e nel gennaio del 1852 lasciÚ
Londra per
iniziare il suo viaggiare attraverso il continente. A
Torino
incontrÚ Toronto, appena arrivato dalla Sicilia, e lo
stesso Woodard,
prima di arrivare nelle valli valdesi dove Snow aveva
deciso di
trattenersi due settimane. Durante la sua permenenza in
Piemonte,
Snow si rese conto che gli sforzi di espandere la missione
italiana
tra i Valdesi erano molto ostacolati da leggi e direttive
politiche;
ma espresse la speranza che presto potesse diventare
possibile.
Per incoraggiare questo processo chiamÚ John D. Malan a
presiedere
temporaneamente sui Valdesi convertiti, in modo da
permettere a
Woodard di ricarsi a Nizza per svolgere lavoro
missionario.
Ma prima che Woodard che Woodard potesse partire, Snow
cambiÚ idea e
si fece accompagnare da Woodard a Malta per organizzarvi
una missione
separata.
Fatto ciÚ, Snow programmÚ di continuare il viaggio per
l’India.
Prima di poter partire, dovette invece fare ritorno a Salt
Lake City.
In varie occasioni, dopo la pubblicazione del Libro di
Mormon in
italiano, avvenuta nel maggio del 1852, Woodard inviÚ
missionari a
Genova e a Torino per soddisfare la grande ambizione di
Snow di fare
convertiti tra la popolazione cattolica. Questi sforzi
ottennero un
piccolo successo. I missionari non erano ben visti nÈ
dalle persone,
nÈ dai governi: in una occasione, nel settembre del 1852,
mentre era
a Torino, Woodard ricevette dal governo l’intimazione a
lasciare il
Regno di Sardegna.
Alla fine di quel anno, due anni e mezzo dopo l’arrivo di
Snow, solo
trentanove persone, e tutte valdesi, avevano accettato la
Chiesa in
Italia. Pur continuando a lamentarsi di persecuzioni e
molestie da
parte dei Valdesi, i missionari continuarono ad incontrare
pi˘
successo con loro che presso gli italiani cattolici.
Nel 1853, furono battezzate un totale di cinquantatre
persone tra i
valdesi, a dimostrazione che quelllo fu l’anno pi˘ ricco
di successi
della missione italiana del XIX secolo. Durante quello
stesso anno,
in ossequio alla politica della Chiesa, Woodard cominciÚ a
prepare
gli italiani convertiti a emigrare in America.
Il primo gruppo, composto da venti persone tra le famiglie
di John
Bertoch, Philippe Cardon e Barthelemy Pons, lasciarono il
Piemonte
nel gennaio del 1854. Al momento della loro partenza, il
valore
delle propriet‡ era minore a causa di scarsi raccolti,
cosÏ i
convertiti ricevettero poco in cambio dei pochi averi che
dovettero
vendere per potersi pagare il viaggio.
Come molti Mormoni emigranti dall’Italia, furono aiutati
dal "Fondo
Perpetuo di emigrazione", come promesso ne "The Voice of
Joseph".
Quando questo primo gruppo di italiani convertiti lasciÚ
Liverpool
per gli Stati Uniti, il 22 marzo, a bordo del "John M.
Wood", con
loro era Jabez Woodard; con la sua paretenza, le missioni
italiana e
svizzera furono unificate e poste sotto la direzione di
Stenhouse.
Durante gli anni sequenti la Chiesa in Italia iniziÚ un
rapido
declino a causa dell’emigrazione, delle scomuniche e della
mancanza
di nuove conversioni.
Nel 1855, altri due gruppi di Valdesi convertiti partirono
per
l’Utah: un gruppo di quindici, a marzo, a bordo della "Juventa"
e un
altro in dicembre, a bordo del "J.M. Boyd". Questi gruppi

comprendevano le famiglie: Malan, Beux, Stale, Rochon,
Rivoire e
Justet e altri convertiti che viaggiavano soli.
Settantatre delle
centosettanta persone che furono battezzate in Italia tra
il 1850 e
il 1861 (il 43%) emigrarono nello Utah. La maggior parte
di quelle
che non emigrarono, un totale di settantatre persone,
furono
scomunicate tra il 1852 e 1862. Alcune delle ragioni di
queste
scomuniche furono: negligenza, ribellione, infedelt‡,
immoralit‡,
apostasia, incongruenza, critica, cordardia, menzogna,
indifferenza,
frode, paura del mondo e incredulit‡.
Dopo il 1853, i missionari ebbero meno successo nel fare
nuovi
convertititra i Valdesi. Nel 1854 i missionari riferirono
che i
ministri valdesi, per scoraggiare ulteriori conversioni al

Mormonismo, dissero alle loro congregazioni che i loro
antenati
avevano giurato che sarebbero morti prima di cambiare
religione o di
lasciare il loro paese. Essi escortarono anche "i loro
ascoltatori a
non cambiare la loro religione, ma ad aggrapparsi a quella
fede che i
loro padri avevano giurato di mantenere".
Come Snow, anche i missionari si resero conto
dell’influenza di
questo retaggio religioso sui Valdesi e che i loro
ministri
l’avrebbero usato a loro vantaggio. I ministri infatti
criticarono
ancora i Mormoni le loro istituzioni, la poligamia.
Nel corso di una riunione accadde che la gente fu messa in

gurdia per il fatto che i missionari mormoni "erano spinti
da Brigham
Young ad usare la conversione come esca per portarli nel
deserto
nell’ovest americano, dove i proseliti sarebbero stati
schiavi e le
giovani donne possedute da quell’infame poligamo e dai
suoi associati
per saziare la loro lussaria e dissolutezza".
Alcune evidenze suggeriscono che, anche se questi diretti

avvertimenti rigurdo alla poligamia non sempre ebbero
successo,
alcuni di questi motivi possono essere stati in parte
responsabile
del declino del Mormonismo in Italia. La forte influenza
che i
ministri esercitavano su queste piccole comunit‡ era fonte
di
frustrazione di Snow, pi˘ tardi alcuni missionari si
lamentarono
dell’ignoranza delle persone e con amarezza giudicarono i
Valdesi
meno degni dei loro antenati pieni di fede.
Nel 1861 fu riportato che "il loro lavoro in Italia Ë
stato
fermo per molto tempo".
Nel 1863 rimanevano in Italia solo tredici Mormoni; nel
1867,
sei. In quello stesso anno il lavoro missionario mormone
in Italia
cessÚ per quasi cento anni.

Messaggio mormone in Italia

Snow rimase delusodai Valdesi quando gli apparve chiaro
che la
maggior parte di looro non erano attratti dal Mormonesimo,
malgrado
le somiglianzecon la loro religione.
Pi˘ tardi, i missionari che trovarono tra i loro Valdesi
pi˘
seguaci di Snow, criticarono le persone e accusarono i
loro ministri
di manipolare la storia valdese a loro vantaggio.
Malgrado la fondatezza di queste critiche, molti di coloro
che
si unirono alla Chiesa lo fecero a causa delle somiglianze
tra le due
religioni.

Affinit‡ religiose

Nel 1853, un missionario chiamato Thomas Margetts rivelÚ
che il
loro messaggio mormone era stato accettato da alcuni
valdesi perchÈ
questi opponevano al cattoicesimo in Italia, non credevano
nella
dottrina della confessione e avevano sofferto molto a
causa della
loro religione. Da queste sofferenze, molte di queste
personeavevano
imparato a essere gentili con lo straniero che capitava
fra loro.
Invitavono nelle loro case, prestavano ascolto attento; se
si
mostravano sinceri di cuore, riconoscevano la verit‡ del
Vangelo e
per provare che credevano, si battezzavano.
Molti di questi "sinceri di cuore" erano Valdesi
insoddisfatti
che avevano ritenuto la Chiesa Valdese una continuazione
della chiesa
originale, fondata dagli Apostoli, sopravvissuta nella
forma presente
nella loro comunit‡. Come molti convertiti mormoni in
altre parti
del mondo, la loro formazione religiosa si era formata sui
primitivi
evangelisti.
Erano consapevoli che "le pratiche della critianit‡
originale
erano di nuovo sulla terra…ministri laici, battesimo dei
credenti
per immersione, doni dello Spirito". Quelli tra loro che
erano sempre
pi˘ insoddisfatti della fede valdese, erano cosÏ preparati
ad
accettare le consimili affermazioni mormoni.
Nel 1893 Stephen Malan, un valdese convertito, scrisse che
prima
dell’arrivo dei missionari mormoni suo nonno aveva
denunciato i falsi
precetti e i dogmi estranei alle scritture del tempo e
annunciato
pubblicamente che c’era una religione vera praticata
secondo le
diposizioni della chiesa primitiva di Ges˘ Cristo, ma egli
non sapeva
in quale parte del mondo fosse.
Nel 1853 un missionario scrisse che mentre stava
conversando
con il padrone di casa, "questi espresse il suo stupore
dinanzi alla
grande differenza tra le verit‡ che io gli mostravo e che
erano
credute e praticate dai santi e dagli apostoli primitivi e
quelle
imposizioni che erano loro state fatte e alle quali essi
si erano
sottomessi senza neppure considerare la validit‡ della
dottrina".
I nuovi convertiti sembravano articolarmente attratti
dalla fede
mormone nella rivelazione moderna, nei doni dello Spirito
e delle
rivelazioni contenute nel "The Voice of Joseph", quel
miracoloso
evento era possibile, desiderablile, ed era una parte
importante
della Restaurazione. Alcuni dei convertiti valdesi
professano di
aver avuto esperienze religiose quali quelle contenute
nella Bibbia,
compresi sogni, visioni, dono delle lingue e guarigioni.
Per
esempio, al suo ritorno in Piemonte nel 1851, Snow fu
salutato da una
sorella neo-convertita che dichiarÚ di averlo visto in
visione pochi
giorni prima. Molti altri convertiti nella stessa
occasione dissero
di aver avuto esperienze di visioni e di guarigioni.
Alcuni scritti di molti anni dopo indicarono che Philippe
Cardon
e una delle sue figlie, Madaleine, avevano previsto in
sogno l’arrivo
dei missionari mormoni diversi anni prima del loro arrivo.
Anche
Stephen Malan scrisse che al tempo della morte di Joseph e
di Hyrum
Smith vi furono segni nei cieli e alcuni membri della
comunit‡
scrissero di visioni e sogni che dicevano loro che "i
principi
religiosi del tempo non erano in accordo con le Sacre
Scritture".
Nella sua autobiografia Madeleine Malan scrisse che al
tempo del
loro battesimo i doni dello Spirito Santo erano manifesti
e che sua
madre aveva parlato altre lingue e ne aveva data
l’interpretazione.
Queste persone erano attratte da una chiesa che non solo
parlava di
miracoli, ma li prometteva.
Qui Salt Lake City era descritta come "posto in una
bellissima
valle tra i passi delle Montagne Roccose…dove sono pace
e
felicit‡". Il testo qui continuava "…; qui siamo tutti

ricchi…non c’Ë povert‡ … tutti gli uomini possono
accedere alla
terra, al legname, al pascolo, all’uso dell’acqua e a
tutti gli
elementi della ricchezza senza bisogno di pagare un
prezzo".
Riguardo all’emigrazione, il testo annottava che "essendo
"venuti
fuori da grandi tribolazioni, i Mormoni non dimenticavano
nella loro
prosperit‡ i fratelli che si trovavano nelle tribolazioni,
dispersi
fra le nazioni".
Di conseguenza avevano istituito un fondo perpetuo per
l’immigrazione dei poveri. Molte migliaia di dollari erano
gi‡ stati
donati per questo scopo. CosÏ, come il raduno d’Israele da
ogni
nazione Ë stato decretato dal Signore, questo fondo Ë
stato istituito
in modo da essere aumentato di milioni".
Una simile descrizione era evidentemente attraente per i
nuovi
convertiti desiderosi di partecipare a questo programma di

emmigrazione. Nel 1854 i missionari italiani riferirono al
Millenial
Star che i membri erano ansiosi di unirsi alla Chiesa
nello Utah.
Due anni dopo la partenza dei tre gruppi valdesi che
emigrarono
nello Utah tra il 1854 e il 1855, quelli rimasti erano
pronti anche a
farsi a piedi tutta la strada fino a Liverpool, se i
servitori del
Signore potevano offrir loro un motivo per attraversare
l’oceano e
andare a Sion… Dal 1863, dopo un periodo di circa due
anni durante
i quali non s’era avuto alcun battesimo fra i Valdesi, i
tredici
membri rimasti del ramo italiano erano similmente "ansiosi
di unirsi
a Sion".
Anche se non sarebbe giusto concludere da questo che il
richiamo
principale del Mormonismo in Italia fosse la possibilit‡
di ottenere
il trasferimento gratuito negli Stati Uniti, pure si d‡ il
caso di
alcuni convertiti che si unirono alla Chiesa
principalmente per
questa ragione.
Durante il periodo di maggior emigrazione dei convertiti
nello
Utah, Samuel Franciss, un missionario, notÚ: "In questi
valli molti,
desiderando di emigrare, si uniscono alla Chiesa
spettandosi di
emigrare gratuitamente in America".
Ammettendo questa attrattiva, i Mormoni accusarono i
ministri
protestanti di ricorrere al ricatto per trattenere il loro
gregge,
sospettando che la loro parallela promessa di emigrazione
venisse
usata come esca per attrarre i neo-convertiti al
Mormonismo.
I ministri valdesi erano accusati di offrire "regali in
denaro,
grano, patate ed altre cose…" ai simpatizzanti mormoni e
trasporto
gratuito ad Algeri per i convertiti al Mormonismo che
avessero
lasciato la chiesa americana. Franciss dichiarÚ contento
che ai
Santi italiani fossero offerto queste altre opportunit‡ di
emigrare,
giacchÈ questo era il miglior metodo per individuare
"quelli che si
univano alla Chiesa solo per emigrare".
Dopo che alcuni convertiti nel 1855 lasciarono la Chiesa
per
approffittare di queste competitive offerte di emigrazione
escogitate
dai ministri valdesi, qualche altro membro, frustrato per
non essere
stato ancora mandato nello Utah chiese di essere
scomunicati. Altri
lasciarono la Chiesa, sullo stesso anno, per ottenere
asistenza
finanziaria dalla chiesa originaria.
Mentre alcuni si erano convertiti alla Chiesa per la
speranza di
miglioramenti economici, vi furono perÚ persone che
rifutarono di
rinnegare la Chiesa, anche quando vennero offerte loro
opportunit‡
economiche alternative. Come gi‡ notato, altri aspetti del

Mormonismo attraevano quelli che rimanevano membri della
Chiesa.
Questo appare pi˘ evidente quando si considerino i
sacrifici, le
persecuzioni conseguenti all’essere membri in Italia,
comprese anche
le grandi distanze da percorrere "sulle montagna" per
partecipare ai
servizi della Chiesa, le perdite di impiego e l’espulsione
dei
bambini convertiti dalla scuola valdese. Molti di quelli
che
emigrarono nell’Utah rimasero fedeli alla Chiesa,
nonostante
dillusioni e asprezze.
Nel 1855 Stephen Malan scrisse del suo arrivo a Salt Lake
City;
era molto curioso e quando il suo gruppo di pionieri
raggiunse
l’ultima cima prima dell’entrata nella Valle…" io non
potevo
comprendere la descrizione datami, mentre ero nella mia
terra natia,
delle rive fiorite del fiume Jordan, delle vergini
praterie, delle
Valli di Deseret, delle fitte foreste e dei cespugli di
quelle valli
e i limpidi ruscelli e la salubrit‡ del suo clima. Non
avendola mai
vista, avevo immaginato di trovare qualcosa che
assomigliasse ai doni
della natura nel mio paese".
Egli era cosÏ ansioso di vedere la terra che gli era stata

descritta in termini che lasciÚ la compagnia senza
mangiare la
collazione e salÏ su un punto elevato alla bocca del
Canyon
Emigration per vedere la valle per la prima volta.
"I miei occhi contemplarono l’intero paesaggio visibile
dal
punto in cui ero: niente, se non deserto, era visibile
dalle
montagne da est a ovest. Non vedevo nulla di ciÚ che avevo

immaginato".
Malan era cosÏ confuso che chiese a un gruppo di
carrettieri che
entravano nel Canyon "dov’era la grande valle del Lago
Salato e
dov’era la citt‡; con una risata mi chiesero se fossi
cieco". Ma
quarant’anni dopo, Malan era ancora mormone e ricordava a
proposito
di questa esperienza: "La prova fu severa, ma momentanea.
Mentre
camminavo lungo la strada, la fragranza di salvia mi fece
sostuita da
un ricco frutteto da un giardino con l’industriosit‡
dell’uomo, che
nella mia immaginazione avevo anticipato". Ora Ë davvero
cosÏ per
una grande estensione.
Il disappunto iniziale di Malan era comune: i convertiti
erano
spesso delusi, come i missionari lo erano stati di loro.
Come Malan
molti altri convertiti finalmente trovarono appagamento
nella nuova
terra; allo stesso modo, coloro che li avevano convertiti
ebbero modo
di scoprire anche le caratteristiche positive delle
persone che
avevano convertito.
Durante la guerra nell’Utah, Brigham Young fece appello
alla
perseveranza dimostrata dai Valdesi nel difendere le loro
montagne
natie e chiese loro di fare come la sua gente.
Un simile parallelo fu fatto quando una poesia sui
Valdesi, che
Lorenzo Snow avevo citato nel suo rapporto sulla missione
italiana,
fu addattata a inno mormone: "Per la forza delle colline
noi Ti
benediciamo"; questo avveniva nel 1863.
Anche Lorenzo Snow, che era cosÏ deluso dai Valdesi,
appena
prima della sua partenza da quella terra scrisse a Orson
Hyde di un
sogno che aveva fatto, nel quale egli si trovava in gita
di pesca
presso uno specchio d’acqua. Snow scrisse del scoprÏ che
un pesce
aveva abboccato all’amo….io tirai la mia lenza e non ero
poco
sorpreso e mortificato per la piccolezza del mio premio.
Pensai che
era veramente strano che, tra una tale molitudine di
pesci, avessi
avuto un cosÏ magro profitto. Ma tutto il mio disappunto
sparÏ
quando scoprii che le sue qualit‡ erano di un carattere

straordinario".
Come molti incontri tra fedi differenti, la missione
italiana
produsse pregiudizio e incomprensione, opportunismo e
sincerit‡,
disappunto e adempimento di sogni.
STORIA RECENTE DELLA CHIESA IN ITALIA

Nel lontano 1848, in Italia, un vasto nucleo di
protestanti del
Piemonte, convertiti e battezzati nella Chiesa di Ges˘
Cristo dei
Santi degli Ultimi Giorni dall’anziano Lorenzo Snow,
emigrarono in
America. Da allora non si ebbero pi˘ missionari in Italia
fino al 1&#61616=
;
agosto 1964.
In quello stesso anno Loris Larcher fu battezzato in
Germania,
dove risiedeva, da missionari impegnati a predicare il
Vangelo ad
emigrati italiani. Il suo cognome potrebbe farlo ritenere
straniero;
egli invece proviene, come sua madre, dall’Emilia Romagna,
mentre suo
padre Ë originario del Trentino. Subito dopo il battesimo,
egli
avvertÏ il forte desiderio di far qualcosa per i suoi
connazionali;
sperava che anche l’Italia avrebbe avuto i suoi
missionari, se la
Chiesa vi avesse aperto una missione. Chi conosce fratello
Larcher
non avr‡ difficolt‡ a immaginare con quanto entusiasmo si
mise
all’opera per realizzare questo desiderio.
Approfittando di una visita dell’anziano Ezra Taft Benson
in
Germania, decise, dopo aver consulato il suo presidente di
missione,
di chiedere il permesso di venire in Italia con i due
missionari che
l’avevano battezzato e che conoscevano bene la lingua
italiana.
La via era aperta, i sevitori del Signore erano pronti:
tutto
ciÚ che avvenne in seguito non fu altro che la
continuazione delle
benedizioni e della guida del Signore al popolo italiano.
Ottenuta l’approvazione dell’anziano Benson, il 1
agosto 1964 =
i
missionari Lorin Busselberg e David Castle assieme a
fratello Larcher
lasciarono la Germania diretti a Brescia, dove per un mese
avrebbero
predicato il Vangelo. Nel febbraio 1965 fu poi accordato
ai primi due
missionari di venire a Brescia definitivamente. Fu un
evento
indimenticabile, ed anche la prima e massima benedizione:
la Chiesa
in Italia! Per il momento la Chiesa dipendeva dalla
missione
svizzera, di cui era presidente a quel tempo il fratello
Russon.
La prima cappella italiana fu l’appartamento della
famiglia di
Leopoldo Larcher, il fratello di Loris, che nel frattempo
si era
battezzato insieme con la moglie: la domenica si
disponevano le
sedie e il tavolo per svolgere le regolari riunioni.
Eravano in
tutto cinque membri, compresi i missionari e la figlia dei
Larcher.
Dopo poche settimane dall’arrivo dei missionari furono
battezzati altri fratelli e la comunit‡ incominciÚ a
crescere.
A quel tempo i battesimi venivano effettuati nel lago di
Garda, a 30
chilometri circa da Brescia, oppure a Lugano, in Svizzera.
Il 20
marzo 1966 fu organizzato il primo ramo in Italia, a
Brescia in via
Ducco, presieduto da Leopoldo Larcher. La sede della
missione
restava sempre in Svizzera. Nel 1966, il 2 agosto, la
Chiesa aprÏ la
prima missione in Italia, circa due anni dopo l’arrivo dei
primi due
missionari. La sede era a Firenze e il presidente John
Duns. Da
quel momento in poi i missionari vennero mandati in molte
altre citt‡
italiane e il numero dei membri crebbe rapidamente: nel
1971 i
membri della Chiesa erano circa 5000 e in quell’anno la
missione di
Firenze venne trasferita a Roma, mentre un’altra missione
venne
aperta a Milano. Molti fratelli italiani vennero chiamati
a svolgere
attivit‡ e a dirigere vari rami. Tutto ciÚ contribuÏ ad
aumentare il
progresso della Chiesa. Nel 1975 fratello Leopoldo Larcher
fu
chiamato come presidente di missione a Roma. Dopo due
anni, fu
inviato a Catania ad aprirvi una nuova missione.
Qualche anno dopo altri fratelli italiani vennero chiamati
a
presiedere sulle diverse missioni; Felice Lotito, Vincenzo
Conforte,
Giuseppe Pasta, Mario Vaira. Anche molti giovani si sono
dimostrati
degni di ricevere chiamate per svolgere la missione a
tempo pieno,
non solo in Italia, ma anche all’estero.
Oggi in Italia contiamo quattro missioni (Milano, Padova,
Roma,
Catania); due pali (Milano e Venezia); molti bravi e
capaci
dirigenti, e circa 18.000 fedeli. Possiamo dire che il
Signore abbia
benedetto ampiamente la nostra nazione. Vediamo, cosÏ,
come il piano
del Signore venga realizzato in terra, con l’aiuto dei
suoi figli
obbedienti e per il bene dell’umanit‡.

 

Lettere di Lorenzo Snow durante la
dedicazione dell’Italia alla predicazione del Vangelo

Mia cara sorella,
Sebbene quasi meta’ del globo e’ tra di noi, spero che
questo breve
riassunto dei mie viaggi ti arrivi trovandoti bene.
Dovunque io possa
essere destinato di vagabondare, mi ricordero’ sempre
della nostra
fantastica relazione, che puo’ essere interrotta sulla
terra, ma che
rimane sempre intatta nei nostri cuori, per l’eternita’:
questa
sembra come una catena eterna che passa sugli oceani,
sulla terra e
che fa da tramite da questa spiaggia straniera alla tua
abitazione
nel lontano west. Ricordando le scene del passato, la mia
mente
ritorna al 19 Ottobre del 1849, quando, in solenne
silenzio, ho
lasciato cio’ che e’ piu’ imporante per me , dopo Dio, i
miei amici,
la mia amata moglie ed i mie piccoli. Come ho cominciato
il mio
viaggio, insieme ai miei fratelli, molti sentimenti
contrastanti
erano nel mio cuore. I giardini ed i campi intorno alla
nostra amata
citta’ divenivano il deserto per centinaia di miglia. Se
la mia mente
guardava in avanti , la mia preoccupazione principale
diveniva il
campo di missione e nella distante prospettiva un paese di
stranieri.
Noi ci stavamo in fretta e sempre piu’ in fretta
allontanando da una
potente calamita, la nostra CASA! Ma noi sapevamo che
l’opera in cui
eravamo imbarcati era quella di dare luce a cloro che
vivenao
nell’oscurita’ e nella valle dell’ombra della morte, ed i
nostri
cuori erano pieni di amore e le nostre lacrime pertanto
venivano
asciugate.
Alcuni hanno giudicato che i nostri deboli cavalli non
avrebbero
potuto portarci attraverso le grandi pianure; ma quando le
nevi
cominciarono a cadere, i venti spazzarono la nostra via e
ci
aiutarono a passare senza difficolta’, mentre, alla nostra
destra ed
alla nostra sinistra, l’intero paese era profondamente
coperto per
centinaia di miglia.
Un giorno, come stavamo pranzando ed i nostri cavalli
stavano
pascolando nella prateria, accadde il seguente fatto. Uno
sparo
risuono’ atraverso il nostro accampamento:"Allarme!
Allarme! gli
indiani ci sono addosso! Noi guardammo e vedemmo uno
spettacolo,
grande, imponente e temibile. Duecento guerrieri sui loro
cavalli,
dipinti, armati e vestiti con tutti i loro ornamenti
guerreschi
stavano venendo verso di noi come un poderoso torrente. In
un primo
momento ci mettemmo in atteggiamento difensivo. Ma come
potevamo
pensare che una trntina di persone potessero far fronte a
tale
esercito? La banda selvaggia si fece avanti sempre piu’
velocemente,
come una roccia staccatasi da una montagna che scende a
valle e
distrugge tutto cio’ che incontra sulla sua strada.
capimmo che era
loro intenzione di distruggerci sotto i loro piedi. Ora
noi eravamo a
pochi passi da loro, ed in un’altra occasione saremmo
stati
sopraffatti, quando ecco! un potere, come una scossa
elettrica colpi’
le loro file e fermo’ la loro corsa, come una valanga che
spazza la
montagna nello scendere e’ fermata da una mano invisible
nel bel
mezzo del suo corso. Il Signore ha detto:"Non toccate il
mio unto e
non fate del male ai miei profeti.
Molti avvenimenti sono accaduti in cui la mano del Signore
ci ha
fatto tornare alla mente questo ammonimento e nel nostro
ultimo caso
la mano del Signore era stata grandemente manifetsa.
Quando arrivammo
sulle rive del grande Missouri, le sue acque erano stata
congelate
per la prima volta durante quella stagione e questo fu per
noi come
un ponte che ci permise di passare sopra e di andare
sull’altra
sponda, se non fosse stato cosi’ avremmo perso molto
tempo.
Arrivando a Kanesville, fummo ricevuti da spari, colpi di
cannone,
canti di gioia ed altre dimostrazioni di affetto. Durante
i pochi
giorni della nostra permanenza, abbiamo avuto l’esperienza
della
gentilezza universale da parte dei santi. Non
dimentichero’ mai
quando partimmo il profondo interesse che presidente Hyde
manifesto
per me e la mia missione, come mi dette un caloroso saluto
di addio e
nella pienezza della sua anima imploro’ i poteri del cielo
di
proteggermi dal male in quella fortezza di superstizione.

(probabilmente si riferiva all’Italia)
 

Passai attraverso il Monte Pisgah e
Garden Grove. In entrambi i
luoghi ho goduto della compagnia di vecchie conoscenze.
Poi sono
andato a Nauvoo. Ho guardato alle sue rovine, il terribile
lavoro
della plebaglia. Il mio cuore si e’ afflitto come guardava
quella che
una volta era una bella citta’, piena di canti di gioia e
con tutto
cio’ che era buono e virtuoso, dove la voce del profeta
risuonava
nelle orecchie di migliaia e spiegava i profondi misteri
del cielo
che erano stati celati per secoli; cola’ ci siamo riuniti
ed abbiamo
parlato del triste passato e dei problemi passati, la
coppa amara
della persecuzione dalla quale avevamo bevuto
abbondantemente, la’ i
vecchi ed i giovani avevano gioito assieme delle
benedizioni della
nuova ed eterna alleanza. Ma ora che triste cambiamento!Il
muschio
stava crescendo sulle abitazioni che stavano velocemente
decadendo,
le finestre erano rotte e le porte erano sbattute avanti
ed indietro
dal vento, l’amabile tempio del nostro Dio, una volta
ammirazione e
stupore del mondo, e la speranza dei santi, era bruciato e
le sue
pareti annerite stavano cadendo una sopra l’altra. Sempre
e
velocemente gli abitanti delle case avrebbero guardato
attraverso le
finestre per salutare il viandante, ma questi no erano
santi: le
persone che adesso abitavano in quelle case, che
passeggiavano per
quelle strade, non credevano in Gesu’ Cristo, il Figlio di
Dio,
questi erano provetti infedeli.
Poco dopo sono entrato in un altro luogo di doloroso
interesse nella
storia dei santi. Se, in una occasione ordinaria, le
parole sono
troppo deboli per spiegare i sentimenti dell’anima, dove
trovero’ il
linguaggio per descrivere i pensieri che erano nella mia
mente come
entravo a Carthage?
La, solo pochi anni prima, vi era stato un dramma sul
quale il mio
cuore alternativamente ardeva e si raffreddava con orrore
ed
indignazione. Qui, una infame plebaglia avev imbevuto le
sue mani nel
sangue del nostro amato profeta e patriarca, Josepg ed
Hyrum. O
terra! allora sul tuo freddo cuore afflui’ il sangue dei
piu’ nobili
e dei migliori. Chi erano questi martiri! Chiedete agli
angeli
ministranti del cielo! Chiedete ai demoni dei tenebrosi
abissi!
Chiedete alla potente folla che e’ stata guidata da loro
alla pace,
conoscenza, saggezza e potere! E chi sono costoro! I miei
amici, gli
amici di milioni, gli amici dell’UOMO UNIVERSALE.
In quel colpevole posto la sembrava di sostare la
tristezza della
morte, l’emblema dei fatt che erano passati e la
previsione della
giusta retribuzione. Sebbene affamato e stanco, niente
poteva indurmi
di mangiare o bere fra quel popolo maledetto e corrotto.
In S. Louis trovammo un largo ramo della chiesa di quasi
4.000
membri. Fummo ricevuti con cortesia e fu bello vederli
riuniti nelle
loro spaziose e bellissime sale di riunione. La
completezza della
loro organizzazione da un grande credito ai loro
dirigenti.
Il 25 di Marzo lasciai New York a bordo dello "Shanno". Ho
avuto un
viaggio piacevole attraverso l’oceano ed alla fine, il 19
di Aprile
arrivai in vista delle spiagge di Albione. Non ho mai
ammirato una
piu’ piacevole mattina. Ogni cosa sembrava incantevole.
Una piacevole
calma serenita’ riposava sulle acque. La vecchia
Inghilterra stava
davanti ai miei occhi con le sue fattorie e la moltitudine
delle
altre abitazioni con bellissimi biancospini e campi arati
di recente.
Attorno alle acque, in piena vista vi erano navi di tutte
le nazioni,
alcune andandoo in una direzione ed altre in altre
direzioni. Nel
mezo di questa incantevole scena, i miei sentimenti
velocemente
cambiarono dalla grande animazione di eccitamento e
decaddero in una
sorta di melanconia, come i pensieri della mia amata casa
tornavano
ad affollare la mia mente. Sei lunghi mesi e la distanza
fra me ed i
mie cari andava aumentando sempre di piu’. Le cose
ovviamente mi
sembravano strane quando pensavo allo sconosciuto futuro
della mia
misione. Ma il Signore della terra intera mi aveva mandato
nel Suo
Nome e nel Suo nome ero risoluto di andare avanti.
Al mio arrivo a Liverpool, fui privilegiato della
compagnia
dell’anziano Erastus Snow, Franklin D. Richards e la
famiglia del
presidente Pratt. Dopo aver lasciato questa citta’ sono
stato alle
seguenti conferenze, Manchester, Macclesfield, Birmingham,

Cheltenham, South Conference, Londra e Southamptom.
Preisdenti,
consiglieri e membri mi ricevettero con cortesia e
contribuiro
liberamente per la mia missione e sebbene non avessi
l’opportunita’
di visitare le colline di Cambria, i fratelli Welch mi
mandarono
donazioni con tutta quella nobilta’ di animo che viene da
cio’ che
non e’ chiesto.
Come combiava i sentimenti da cio’ che loro erano solo
otto anni
prima. Allora io potevo dire che ero entrato in Britannia
come un
forestiero solitario, sconosciuto agli usi, le leggi, i
costumi e le
istituzioni del paese. Ora mi sentivo a casa. Molti che
erano miei
figli nel Vangelo mi stavano attorno come andavo a quelle
conferenze
dove avevo lavorato precedentemente. Avevo anche il
piacere di vedere
uomini che avevo battezzato nella mia precedente missione,
che ora
predicavano il Vangelo e presiedevano su importanti
conferenze.
Il viaggiatore nel deserto talvolta trova uno spiazzo
verde che sta
in profondo contrasto alla sterilita’ della natura
circostante.
L’Inghilterra mi appare adesso che la sto per lasciare in
questo modo
mentre mi accingo verso i paesi dell’oscurita’. Le voci di
migliai di
amici stanno assopendosi per la distanza, mentre davanti a
me un
paese di stranieri, la cui lingua presto risuonera’ nei
miei orecchi
come il linguaggio di Babal. Mi sono rinvigorito con la
compagnia di
cosi’ tanti cortesi fratelli e vado avanti per la mia
misione con
rinnovata energia di corpo e di mente. Domani lascero’
questo posto
per l’Italia. Ciao cara sorella e possano le benedizioni
piu’ scelte
del cielo essere con te e questa e’ la preghiera del tuo
affezionato
fratello Lorenzo Snow
Per Eliza R. Snow Great Salt Lake City,
California
 

 

Seconda lettera

Mio caro Franklin, Avendo raggiunto
felicemente il paese della mia
missione, ti faccio un punto veloce della mia situazione e
prospetto.
Questa antica citta’, dove ora risiedero’ per un po’, ha
circa
140.000 abitanti. E’ primariamente costruita su un terreno
ondulato,
che si estende fino alla base delle montagne, ed in alcuni
posti,
raggiunge parzialmente le sue sommita’. Davanti a me c’e’
un amabile
ed interessante veduta del porto di Genova e quindi del
Mediterraneo,
dove approdano molte barche da pesca, fregate e navi di
tutte le
nazioni.
Gli edifici di questa famosa citta si trovano alla mia
destra ed alla
mia sinistra. I suoi palazzi, numerose cattedrali, chiese
ed antiche
abitazioni danno una forma molto singolare e magnificente
al posto. A
poca distanza dalla citta’ posso vedere il fantastico
scenario delle
pittoresche montagne italiane e sopra la mia testa un
cielo dal blu
piu’ chiaro. I miei occhi sono riempiti di lacrime mentre
cerco di
contenere questa gloriosa vista. Mi riporta alla mente il
piu’ che
amabile e sacro scenario del lontano west, la valle del
grande Lago
Salato, dove e’ stato versato il flusso delle rivelazioni
attraverso
il nostro amato profeta Brigham, ad un popolo radunato da
molte
nazioni e dove, nove mesi fa in un triste silenzio abbiamo
lasciato
le nostre mogli in lacrime e la nostra tenera prole.
La citta’ e’ piena di uomini armati, cosi’, infatti e’
quasi ogni
citta’ portuale e citta’ che abbiamo attraversato dopo
aver lasciato
l’Inghilterra. Vi circolano pochi soldi ed il commercio
langue
dappertutto. Il paese non e’ ancora pronto per
l’introduzione del
libero scambio commerciale. Dopo la rivoluzione, la classe
operaia ha
sofferto severamente dalla depressione economica. Le paghe
sono
quindi molto basse. Direi la media di circa 20 centesimi
per un
giorno di lavoro, che e’ comunemente fatta di 16 ore
lavorative.
Molti dei costumi, leggi ed istituzioni sono molto
singolari.
I sacerdoti si vedono numerosi da ogni parte. Li incontro

dappertutto. Dalla peculiarita’ dei loro vestiti, e’
impossibile
sbagliare la loro professione. L’ordine superiore e’
vestito di nero
e sulle loro teste e’ visibile un cappello a tre angoli.
Quelli di
un’altra classe mostrano una corona tosata nella parte
posteriore del
capo; e la umilta’ dei loro vestiti e’ intesa
rappresentare i loro
voti’ di poverta’ austera. Un comune vestito di lana e’
attaccato ai
loro corpi da una lenta corda che gira intorno ai loro
fianchi e da
questa sono appesi i loro rosari ed i loro crocifissi. I
loro piedi
portano dei sandali. Si vedono a due a due e sono molto
diversi dai
ricchi ecclesiasti che si mischiano liberamente con la
bella societa’.
L’altro giorno, come stavo tornando da una passeggiata mi
sono
trovato a fare queste riflessioni: Sono solo e straniero
in questa
grande citta’, 8.000 miglia lontano da casa, circondato da
un popolo
che ha delle abitudini e delle peculiarita a cui non sono
abituato.
Sono venuto per illuminare le loro menti ed istruirli nei
principi di
giustizia; ma io non vedo come possa fare per raggiungere
questo
obbiettivo. Tutto e’ ancora scuro nella mia mente.
 

Mentre stavo camminando
melanconicamente lungo le strade affollate,
fui risvegliato improvvisamente dalle mie fantasticherie
da una
improvviso riconoscimento di un gentiluomo che stava
passando, e fu
con grande piacere che mi incontrai con un inglese che
avevo
conosciuto precedentemente. Lui mi saluto’ cortesemente e
disse di
aver chiamato al mio albergo ma che era dispiaciuto di non
avermi
trovato. Lui’ desiderava che gli mettessi per iscritto i
soggetti
principali di cui cercavo informazione, il che mi
assicuro’ avrebbe
fatto il possibile per aiutarmi. Egli penso’ che la
comunita’ inglese
che era a Genova non fosse il posto migliore per una
persona
religiosa come me e che quindi non riteneva di introdurmi
cola’. Mi
accompagno’ al mio albergo e mi chiese in quale modo io
pensavo che
l’Italia potesse essere aiutata spiritualmente.
Evidentemente credeva
che fossi un missionario e che stavo per aprire una
campagna contro
il Cattolicesimo. Il suo cuore era pieno di desiderio per

intraprendere questo compito. Intuendo lo stato dei suoi
sentimenti
lo guardato intensamente in viso e gli ho detto quanto
segue:"Tu
pensi Mr. A. che il Signore abbia avuto parte nella tuo
arrivo in
questa luogo?" "Si!" rispose "perche’ quando ricevetti le
lettere che
mi informavano che avrei potuto avere una situazione per
cui il
Signore avrebbe potuto sostenere la mia famiglia, le ho
aperte e
messe davanti al Signore, mi sono inginocchiato
chiedendoGli cosa
avrei dovuto fare e lo Spirito mi ha manifestato che era
saggio
venire qui." Allora io dissi:" Mr. A. io sono venuto in
questo paese
per stabilire il regno di Dio. Il Signore , l’Iddio del
cielo stesso
mi ha mandato. Lo Spirito santo mi ha mandato. Il
presidente della
Chiesa di Gesu’ Cristo mi ha mandato, e le preghiere di
migliaia di
persone ( i santi di Dio) sono offeret, giorno dopo
giorno, per la
mia prosperita’. Ora ho un messaggio per te da parte del
Signore. E’
tuo dovere essere ordinato al Santo sacerdozio e di
assistermi nello
stabilire il Vangelo fra questo popolo." Egli ascolto’ con
profondo
interesse ed il suo aspetto divenne brillante ed animato
al pensiero
di essere associato con me in una tale gloriosa missione.
Poi mi
chiese:" Sei stato mandato dai Wesleyans?" "Sono un
membro" ho
replicato " della chiesa di gesu’ Cristo dei santi degli
ultimi
giorni" Tutti i suoi desideri di fare del bene e divenire
grande
sembravano cadere come procedeva alla sua ultima domanda.
Disse che
aveva udito uno dei nostri anziani predicare e che egli
aveva
espresso l’idea che il battesimo fosse esenziale alla
salvezza: quali
erano le mie idee al riguardo?" "E’ ora!" risposi "Perche’
Dio lo ha
comandato: fino a che lo ha comandato e mandato qualcuno
ad
amministrarlo, prima di cio’ non era essenziale." Poi gli
ho prestato
alcuni libri chiedendogli di leggerli attraverso la
preghiera. Lui
promise di farlo, ma con grande riluttanza e mi lascio’
mestamente.
Io sono adesso in un paese Cattolico. I suoi abitanti sono
davanti ai
miei occhi continuamente. Il mio cuore e’ pieno di dolore
nel vedere
le loro follie, la loro malvagita’, la brutta oscurita’ e

superstizione. Ho pianto e sperato che il giorno del
Figlio dell’Uomo
non li trovi impreparati: cosi’ poco sono,preparati a
ricevere la
voce dall’alto."Lo Sposo viene, andate ad incontrarLo"
loro sono
rivestiti di oscurita’ e non sanno riconoscere la loro
sinistra dalla
destra. Ho chiesto al mio Padre Celeste di guardare su
questo popolo
con misericordia. O Signore, fai che possano divenire
l’oggetto della
Tua compassione, affinche essi non periscano. Perdona i
loro peccati
e fa che sia conosciuto in mezzo a loro, affinche’ possano
conoscerTi
e sapere che Tu mi hai mandato per stabilire il Tuo Regno.
Essi
agiscono malviagiamente tutto il giorno e sono colpevoli
di molte
abominazioni. Loro hanno volto la loro schiena davanti a
Te, sebbene
si inginocchino davanti alle immagini di sacerdoti che
decorano i
templi per la tua adorazione. I governanti, i sacerdoti ed
il popolo
sono stati tutti sviati e si sono dimenticati di Te, il
Loro Dio. Ma
non avrai misericordia per loro. Tu sai che ho dato un
addio che mi
ha spaccato il cuore ai miei cari per obbedire alla Tua
chiamata e tu
hai qualche persona scelta fra questo popolo al quale mi
hai mandato.
Guidami a questi ed il Tuo nome avra’ la gloria attraverso
gesu’ Tuo
Figlio.
Dopo che ho scritto il seguente, ho ricevuto una lettera
dall’anziano
Stenhouse e Torronto. Ho sentito un’intesno desiderio di
conoscere lo
stato di quella provincia alla quale avevo dato loro un
appontamento,
come ero sicuro che sarebbe stato il mio campo di
missione. Ora, con
il cuore pieno di gratitudine, ho trovato che un’apertura
si e’
presentata nelle valle del Piemonte, quando tutte le altre
parti
d’Italia ci erano precluse nonostante i nostri sforzi. Io
credo che
la’ il Signore abbia nascosto un popolo nel bel mezzo
delle Alpi ed
e’ la voce del Suo Spirito che mi dice che comincero’
qualcosa di
importante in quella parte di questa buia nazione.
Per favore ricordami i fratelli Coward e Collins, i cui
nomi non
saranno mai dimenticati ne’ da me ne’ da fratello Erastus.
Prudenza e
cautela mi guidano a chiederti che al momento presente non
dia
pubblicita’ a quanto scritto.
Affezionatamente
Lorenzo Snow
All.anziano Franklin D. Richards
 

Non ricordo se ho messo le date delle
prime due lettere se no rimedio
subito, la prima fu scritta da Southampotn il 24 Giugno
1850, la
seconda da Genova il 20 Luglio 1850
questa e’ scritta da La Tour, Vallee de Luserne, Piemonete
Italia 1
Novembre 1850 ed e’ diretta al Presindete Brigham Young.
Caro presidente Young,
quando sono arrivato a Liverpool, ti ho scritto una
lettera, insieme
a quelle dirette ai fratelli Erastus e Franklin, che spero
tu abbia
gia’ ricevuto.
Poco dopo, mentre contemplavo la condizione dell"Italia,
con la
profonda sollecitudine di conoscere la volonta’ dello
Spirito, come
per sapere dove andare per cominciare il mio lavoro. Ho
trovato che
tutto era buio in Sicilia e che le sue buie leggi
avrebbero frustrato
il mio lavoro. Nessuna apertura sembrava esserci in alcuna
delle
citta’ di Italia, ma la storia dei valdesi attrasse la mia

attenzione. Nel bel mezzo delle eta’ oscura e delle
crudelta’ loro
erano rimasti come immobili, quasi come se fossero stati
ben ancorati
durante la tempesta. Quando gli anatemi di Roma colpivano
il mondo ed
i principi cadevano dai loro troni essi osarono sfidare i
mandati del
papa e le armate della sua potenza. Essi mi apparvero come
una rosa
nel deserto o come l’arco nelle nuvole. La notte del tempo
aveva
oscurato le loro origini, ma questi "protestanti" contro
Roma
esistevano epoche prima che Lutero fosse nato. Durante le
feroci
persecuzioni alle quali erano stati soggetti il loro
territtorio era
grandemente diminuito. Alcune strette valle, in alcuni
posti, un
piccolo sospiro di luogo e’ tutto cio’ che rimane in loro
possesso,
eccetto le montagne che sono loro circostanti. Ma un
periodo di
profonda calma alla fine era arrivato e dopo la tempesta
della
rivoluzione che si era sparsa su tutta l’Europa, loro
hanno ricevuto
molti privilegi dal governo Sardo. Quindi, la via fu
aperta solo per
un breve periodo prima di poter stabilire la missione, e
nessun’altra
parte di Italia e’ governata da leggi cosi’ favorevoli.
Un flusso di luce sembro’ di posarsi sulla mia mente
quando ponderavo
il soggetto e quindi mi sono sentito di procurami qualche

informazione su questo popolo. La persona responsabile
della
libreria dove stavo andando mi ha informato che aveva
un’opera
descrittiva di quanto richiedevo ma che era stata appena
presa da
qualcun altro. Aveva appena finito di parlare quando una
signora
entro’ con il libro. "Oh" disse " questa e’ una
circostanza veramente
rimarchevole. questo signore ha appena chiesto quel
libro." Fui
presto convinto che questo popolo era degno di ricevere la
prima
proclamazione del Vangelo in Italia.
Ho avuto un breve soggiorno in Inghilterra, e visitato
alcune
conferenze, andando a Londra, dopo cosi’ tanti anni di
assenza fu una
circostanza di interesse non comune. La felicita’ che ho
provato
durante le due settimane di mia permanenza non fu una
piccola
compensazione per le ansieta’ e le difficolta’ che avevo
sopportato
nel tirare avanti il lavoro del Signore cola’per due anni
subito dopo
la fondazione che avevo fatto personalmente, e con gli
anziani
Kimble, Woodroof e G>A> Smith. Quando fui chiamato in
quella citta vi
erano solo 30 o 40 membri, adesso 3000 e molti altri sono
emigrati.
E’ ora una delle piu’ grandi e piu’ importanti conferenze
in
Inghilterra. Qui ho conosciuto l’anziano Stenhouse,
Pressidente della
conferenza di Southampton. Dopo essermi consultato con
fratello
Franklin, ho sentito che era volonta’ dello Spirito che
lui doveva
accompagnarmi in questa missione. Quindi ho proseguito con
lui a
Southampton. Durante i suoi preparativi per la partenza
andammo a
Portmouth; e fra "le forze dei gentili" visitammo
"Vitoria" il
vascello in cui l’ammiraglio Nelson trovo’ la morte. Ci
furono
mostrati i vari scompartimenti di questo vascello in
maniera molto
educata, il posto dove Nelson cadde e la cabina dove
spiro’.
Alli fine giunse l’ora di lasciare l’ultima casa dei
santi.
Nell’addio dell’anziano Stenhouse con i suoi cari ed i
suoi amici
riprovai cio’ che avevo provato quando avevo lasciato i
miei cari.
Come ci stavamo rititando da quesat scena di dispiacere
osservai: Se
il popolo italiano sapra’ i sacrifici che hanno rotto il
nostro cuore
per amore di loro, non potra’ avere il coraggio di
perseguirci.
Il 15 Giugno partimmo da Southampton con la nave traghetto
"Wonder"
per Avre de Grace e poi procedemmo immediatamente per
Parigi. Dopo
che i nostri passaporti furono controllati ed approvati
continuammo
il nostro viaggio attraverso il bellissimo paesaggio del
sud della
Francia. Attraversammo LIone ed arrivammo a Marsiglia in
quettro
giorni dopo aver lasciato Parigi. Quindi ci imbarcammo per
le chiaro
e blu acque del Mediterraneo, per Antibes, l’ultimo porto
della
Francia. Sbarcando cola’ avemmo la fortuna di sfuggire ad
una
quarantena di sei giorni sotto il sole cocente di genova.
Poi
viaggiammo per Nizza, la prima citta’ Italiana.
 

Qui il cattolicesimo comincio’ a
mostrarsi piu’ prominentemente. I
sacerdoti erano numerosi. Immagini della Santa Vergine,
con il
bambino Gesu’ nelle braccia si trovavano ad ogni angolo
delle strade
e sulla facciata di molte case. Lasciammo Nizza con
"diligenza"
(Nave) e viaggiammo attraverso le spiagge del
Mediterraneo. Era la
festa di Giovanni Battista. Tutti erano di festa e
sembravano gioire
grandemente per questo grande uomo. Noi vedemmo certamente
qualche
centinaio di sacerdoti, una piuttosto cupa introduzione.
Il 25 di Giugno giungemmo a Genova. Qui pregammo il
Signore ed
offrimmo la nostra gratitudine per la sua Provvidenza.
Avevamo finito
il nostro viaggio di quasi 1200 miglia molto piu’
velocemente di
quanto avessimo pensato. Dal tempo che avevamo lasciato
l’Inghilterra
avevamo dormito in un letto solo tre notti.
Il 27 di Giugno, la festa di san Pietro, ancora una volta
nessuno
lavoro’ e le persone ne gioirono. Gesu’ disse:" I padri
uccisero i
profeti ed i loro figli ne avevano costruito le tombe ed
adornato i
loro sepolcri.. I padri decapitarono Giovanni e
crocifissero Pietro:
questa settimana abbiamo visto le feste e le gioie in loro
onore.
Piacevole riflessione: fame, cattura, prigionia e
martirio! e le
generazioni seguenti ci tributeranno onori divini.
Ho visitato la cattedrale di San Lorenzo ed ho ammirato il
piu’
superbo e riccamente decorato interno di qualsiasi
costruzione che
avevo mai visto. Come entrammo la nostra attenzione fu
attratta dal
grande altare. Qui vi era una mostra di candelieri e vasi
che
luccicavano d’oro e d’argento. Sul primo vi erano candele
di cera
alte quattro o cinque piedi e sul successivo una deliziosa

associazione di fiori. Da ogni parte di questo edificio vi
erano sei
recessi dove vi erano sei piccoli altari, sui quali stava
una croce,
con un emblema di Gesu’, circondati con candele e fiori a
scala
ridotta.
Davanti a questi altari vi erano degli inginocchiatoi per
il devoto.
La parete di ogni recesso aveva un dipinto, rappresentante
in piena
evidenza qualche particolare persona in atto di devozione.
Questi
devoti erano dipinti, in qualche istanza, come se
tenessero un
ricevimento con "Santa Maria, madre di Dio" che era ben
circondata da
giovani angeli, che erano assistiti nella loro discesa
dalle loro ali
d’aquila!. Altri erano rappresentati con una massa di fumo
intorno a
loro, spessamente guarnita con giovani cherubini, che
stavano
soffiando copiosamente sul devoto, mentre essi erano
carichi di
ghirlande che erano intorno alla loro fronte.
 

Due
bellissime intagliate colonne di pietra scelta alla fine
di ogni
recesso, sostenevano un arco che anche era riccamente
dipinto. Fra le
due colonne vi era la statua di uno degli apostoli
antichi. Il design
e l’esecuzione di questi monumenti attiro’ la nostra
ammirazione. Il
soffitto della chiesa era completamente coperto di
dipinti, che
rappresentavano i piu’ importanti avvenienti del Nuovo
testamento.
Ogni dipinto era circondato da grandi ornamenti come per i
quadri.
Sul duomo, sopra l’altare grande vi era una
rappresentazione del
giorno delle pentecoste. Lo Spirito Santo nella sua
magnitudine di
potere era descritto nella forma del colombo, mentre
lingue di fuoco,
in colori accesi, riposava sui discepoli.
Due file di grandi colonne, da una parte all’altra della
chiesa si
ergevano dalla base fino al soffitto., ogni parte era
piena di sedie
per la congregazione, mentre il viale centrale era
lasciato per i
visitatori e per coloro che andavano all’altare. Noi ci
sedemmo, e
mentre un suono senza significato del predicatore venne
alle nostre
orecchie, le nostre menti erano assorbite nella
contemplazione della
bellezza e della ricchezza d’arte, del potere dell’unita’
e
l’oscurita’ della comprensione umana dei monumenti che ci
stavano
attorno, che ci stavano davanti e che ci sovrastavano.
Il primo di Luglio l’anziano Stenhouse e l’anziano Toronto
lasciarono
Genova, secondo il mio appuntamento di visitare i
protestanti delle
valli del Piemonte. Il 23 dello stesso mese lasciai
Genova, passando
attraverso Torino, capitale dello stato Sardo e giunsi a
La Tour,
nella valle di Lucerna.
Il paese dove ora mi trovavo aveva una rassomiglianza
stringente alla
valle del Gran Lago Salato. Il Piemonte e’ situato ai
piedi delle
Alpi, le montagne piu’ alte d’Europa. Le scene di questo
paese
abbracciano tutte le varieta’ di una regione dove il cielo
e la terra
sembrano congiungersi. Le nuvole spesso avvolgono queste
grandi cime
e nascondono la loro bellezza ai nostri occhi. Altre volte
le cime
sono coperte di neve, mentre ai loro piedi la vigna ed il
fico stanno
maturando i loro frutti. Un poeta ha detto di questo luogo
Vi e’ una scena che ripagherebbe le fatiche di molti
giorni
ed ogni forma di natura qui, legno, roccia, ruscelli
e sommita’rare tutto sembra offrire al viaggiatore riposo.
Percio’ mai dalla torre o dalla cresta della montagna, in
valli
smeralde o piane assolate vedra’ tali scene di nuovo.

I protestanti che abitano il luogo sono chiamati "Vaudois"
o Valdesi.
Essi sono circa 21.000, vi sono anche circa 5.000
cattolici. La
porzione fertile di queste valli e’ ricca nella sua
produzione: ma
due terzi o piu’, non presenta altro che precipizi,
burroni e roccia
scoscesa o tale come ogni parte nordica.
Gli abitanti sono molto numerosi se si considera la natura
del posto.
 

Loro portano frequentemente sacchi di
terra sulle loro spalle per
formare giardini fra le roccie sterili. Il francese e’
generalmente
compreso, ma in molte parti e’ parlato molto
imperfettamente e con un
misto di provincialismo ed Italiano. L’italiano e’
compreso dalla
maggior parte delle persone, ma non e’ usato
estensivamente. Infatti
questo e’ un posto dove si trovano almeno 5 distinti
dialetti parlati
dalle diverse classi.
Durante il protrarsi del nostro viaggio, la salute
dell’anziano
Toronto si e’ indebolita’; ma questo clima salubre
rinvigori’ la sua
persona. Egli divenne molto ansioso di visitare i suoi
amici in
Sicilia. Come ho sentito che questo era proprio per lui
lui si
diparti all’inizio di Agosto.
Poco dopo il mio arrivo qui ho considerato necessario di
spiccare una
pubblicazione in Francese, di conseguenza scrissi e
compilai un
lavoro intitolato "La voce di Joseph" contenente le
"visioni di
Joseph Smith, la scoperta delle tavole d’oro piene di
caratteri
egiziani e geroglifici, la loro traduzione in Inglese
grazie all’Urim
e Thummim, la storia sacra dell’America antica ora
chiaramente
rivelata dal diluvio fino all’inizio del quinto secolo
dopo Cristo,
l’organizzazione della chiesa di Gesu’ Cristo sug, le
persecuzioni,
l’espulsione dagli stati del Missouri ed Illinois, il
martirio dei
fratelli Smith, l’allontanamento di migliaia di santi, i
loro viaggi
attraverso il deserto dell’Ovest, la loro presenza
nell’alta
California, la loro organizzazione nello stato del
deserto, il lavoro
missionario dei loro anziani e sprazzi della loro Fede e
Dottrina.
Dopo infruttuosi successi nel trovare una persona adatta
alla
traduzione di questa opera, trovai opportuno mandarla in
Inghilterra
dove attraverso la gentilezz dell’anziano Orson Pratt fu
tradotta da
un profesore dell’universita’ di Parigi.
 

Ero sicuro che il Signore ci aveva
diretti ad un ramo della Casa di
Israele, e fui felice nel vedere molte facce che mi
ricordavano
quelle con cui ero associato nelle valli del West. Ci
impegnammo a
porre la base per un futuro utile, silenziosamente per
preparare le
menti delle persone alla ricettivita’ del vangelo, con il
coltivare
sentimenti amichevoli nel cuore di coloro da cui eravamo
circondati.
Ancora lo sentivo in maniera singolare, che dovevamo
essere pazienti
sia che fossero settimane o mesi nel mezzo di un popolo
interessante,
prima di essere attivi e pubblicamente ingaggiati nel
comunicare i
grandi principi che eravamo pronti di promulgare. Ma come
avevo
sentito era la volonta’ dello spirito che avremmo dovuto
procedere
all’inizio a piccoli ed attenti passi cosi’ mi sottomisi
alla volonta
del cielo.
Mentre eravamo circondati da stranieri in un paese oscuro,
accaddero
molte circostanze di grande importanza per noi, sebbene
cosi’ non
possano apparire a coloro che non conoscono le difficolta’
di cio’
che stavamo per intraprendere. Scrivero di un incidente
che e’
scritto nel mio diario.
Il 6 Settembre.
Questa mattina la mia attenzione e’ stata diretta a Joseph
Guy, un
ragazzo di tre anni, il figlio piu’ giovane di chi ci
ospita. Molti
amici erano venuti a vedere il ragazzo, dato che sembrava
che fosse
vicino a morire. Io andai a visitarlo nel pomeriggio e la
morte
sembrava incisa nel suo corpo. Il suo corpo in salute era
ora ridotto
ad uno scheletro e si poteva vedere che era ancora vivo
solo se si
prestava molta attenzione. Come riflettevo sulla nostra
situazione, e
vedevo questo sforzo del principe delle tenebre, come per
alzare una
barriera contro di noi e contro il Vangelo che cercavamo
di
stabilire, la mia mente fu svegliata pienamente ad un
senso della
nostra posizione. Mi sono ritirato per qualche ora ed ho
pregato il
Signore di asisterci i quest’ora. I sentimenti in questa
ocasione non
saranno cancellati facilmente dalla mia meoria.
7 Settembre
Questa mattina ho proposto all’anziano Stenhouse che
avremmo dovuto
digiunare ed andare sulle montagne per pregare. Come
partimmo andammo
a vedere il ragazzo, le palle dei suoi occhi andavano in
su con le
ciglia quasi chiuse, la sua faccia ed i suoi orecchi molti
fini ed il
suo colorito denunciava l’approccio della fine. La fredda
sensazione
della morte copriva il suo corpo ed il principio della
vita si era
quasi esaurito. La signora Guy ed altre donne stavano
piangendo,
mentre il signor Guy teneva la sua testa e ci bisbigliava
"muore,
muore."
Dopo una piccola sosta sulle montagne, in perfetta
solitudine senza
disturbi di possibili interruzioni invocammo il Signore in
solenne
preghiera per salvare la vita del ragazzo. Come riflettevo
sul corso
che desideravamo perseguire, le idee che presto avremmo
dovuto
portare al mondo, io riguardavo a questa circostanza come
ad una di
grande importanza. Non so di qualunque sacrificio che io
avrei potuto
fare, che io magari non avrei offerto al Signore
spontaneamente, che
magari il Signore avrebbe accettato per garantire le
nostre richieste.
Tornammo alle tre del pomeriggio e preso con noi l’olio
consacrato,
ho unto la mia mano e l’ho posta sulla sua testa, mentre
noi
silenziosamente offrimmo i nostri desideri per la sua
guarigione.
Poche ore dopo ci rifacemmo vivi e suo padre con un
sorriso pieno di
gratitudine disse "meglio, molto meglio."
 

8 Settembre
Il ragazzo e’ stato cosi’ meglio durante la notte che
anche i
genitori hanno potuto riposare., cosa che non avevano
potuto fare da
qualche tempo ed oggi hanno anche potuto lasciarlo per
attendere ai
loro lavori. Come ho chiesto di lui, la signora Guy ha
espresso la
sua felicita’ per il suo stato di buona salute. Io ho
risposto:"E’
stato il Dio del cielo a darvi questa benedizione."
Trovando che le circostanze si erano fatte favorevoli ho
considerato
saggio di chiedere per l’anziano Jabez Woodard, di Londra
colui che
avevo una precedente amicizia mentre ero in quella citta’.
Grazie
all’anziano Margetts, presidente della conferenza di
londra ed alla
liberalita’ dei santi egli pote’ raggiungergi il 18
Settembre. Il
giorno successivo, essendo undici mesi dal tempo che
avevamo lasciato
Salt Lake City, io proposi che avremmo dovuo cominciare la
nostra
opera pubblicamente.
Era ben risaputo che eraamo venuti per stabilire una
chiesa. Questo
era guardato da taluni come impossibile. Ma noi ora
trovammo che
avevamo del materiale meravigliosamente assemblato in
quattro diverse
nazioni:"Inghilterra, Scozia, Italia ed America" Con un
membro di
ognuna di queste nazionalita’ noi procedemmo ad
organizzare la
chiesa. Salimmo su di una grande montagna a poca distanza
da La Tour
ed avendo preso posizione su di una robusta roccia,
cantammo lodi al
Dio del cielo ed offrimmo la seguente preghiera
dedicatoria.

"Noi, i Tuoi servitori, Padre Santo,
veniamo dinanzi a Te su queste
montagne e
Ti chiediamo di accordarci un’attenzione speciale e di
considerare le
nostre
suppliche come un amico riceve le richieste di un altro
amico.
Perdona
i nostri
peccati e le nostre trasgressioni che essi siano
dimenticati.
Considera, o
Signore, i nostri numerosi sacrifici, avendo noi lasciato
le nostre
spose, i
nostri figli e il nostro paese per obbedire alla Tua voce
e portare la
salvezza
a questo popolo. Noi Ti siamo riconoscenti di averci
preservati dalla
distruzione, dalle raffiche glaciali dell’inverno, per il
potere dello
Spirito
Santo, fino a queste valli del Piemonte. Ci hai mostrato
qui, una
parte
del
casato d’Israele che avevi nascosto.
Nel Tuo nome, noi innalziamo in qusto giorno, alla vista
di questo
popolo e di
questa nazione, lo stendardo del Profeta e del Patriarca,
Joseph e
Hyrum
Smith
martiri: lo stendardo della pienezza del Vangelo, lo
stendardo del
Tuo
regno
stabilito, una volta ancora, tra gli uomini.
O Signore, Iddio dei nostri padri, proteggi questa
bandiera. Che il
Tuo
aiuto
onnipotente ci permetta di mantenerla visibile per le
nazioni che
giacciono
nelle tenebre. Ch’essa sventoli trionfalmente, a partire
da oggi,
fino
al
giorno in cui tutta l’Israele abbia sentito e ricevuto la
pienezza del
Vangelo e
sia stata liberata dalla cattivit?. Che le loro catene si
spezzino e
che le
scaglie delle tenebre cadano dai loro occhi.
Che a partire da questo giorno una voce si propaghi tra
gli abitanti
di
queste
montagne e di queste valli, e di lœ su tutta la superficie
di questo
paese.
Possa essa andare avanti ed essere per i Tuoi eletti come
la voce del
Signore,
perch» lo Spirito Santo possa discendere su di loro,
portando loro la
conoscenza
attraverso sogni e visioni riguardanti l’ora della loro
redenzione.
Quando si
parler? di noi, i Tuoi servitori, all’estero, che questo
risvegli,
nelle
persone
oneste impazienza di conoscere le Tue opere e di ricercare
immediatamente la
conoscenza".
Il seguito di questa preghiera si presenta con una
risonanza del tutto
attuale:
"Che colui che, fra questo popolo, utilizzer? la sua
influenza, le sue
ricchezze
o la sua conoscenza per promuovere la predicazione del Tuo
vangelo fra
queste
nazioni sia incoronato di onore in questo mondo, e nel
mondo a venire
di
vita
eterna. Che colui che utilizzer? la sua influenza o il suo
potere per
intralciare la predicazione del Tuo vangelo in questo
paese diventi in
una
maniera sorprendente, agli occhi di queste nazioni, un
monumento di
debolezza,
di follia, di vergogna e di disgrazia. Non permettere che
siamo vinti
dai
nostri nemici nel compimento delle cose per le quali Tu ci
hai
mandati.
Che dei
messageri celesti siano preparati e inviati per aiutarci
nelle nostre
debolezze,
a vegliare su quest’opera e condurci a un risultato
glorioso.
RicordaTi delle nostre famiglie: proteggi le nostre vite e
il nostro
cuore da
ogni male, affinch» una volta terminate le nostre
missioni, possiamo
tornare
sani e salvi nel seno delle nostre famiglie. Benedici
l’anziano
Toronto
in
Sicilia, e dagli l’influenza e potere per portare la casa
di suo
padre e
la sua
gente alla salvezza. Benedici il presidente Young e i suoi

consiglieri,
il
Consiglio dei Dodici Apostoli, e i Santi in tutto il
mondo. Che le
lodi,
l’onore e la gloria siano al Padre e al Figlio e allo
Spirito Santo in
sempiterno. Amen."
 

 

Altre cose estratte dal diario della
Missione
Mozione dell’anziano Snow che la Chiesa di Gesu’ Cristo
sug sia ora
organizzata in Italia.
Approvata
Mozione dell’anziano Stenhouse, che l’anziano Lorenzo Snow
del quorum
dei 12 apostoli sia sostenuto presidente della chiesa In
Italia.
Approvato.
Mozione di Lorenzo Snow che l’anziano Stenhouse sia
segretario della
chiesa in Italia.
Approvato.
La chiesa in questo paese e’ cosi’ composta:
Lorenzo Snow del quorum dei 12 apostoli, Joseph Toronto
del quorum
dei settanta. T.B.H. Stenhouse, anziano e Jabez Woodard,
anziano.
Poi abbiamo cantato "Lode all’uomo che parlo’ con Geova"
dopodiche
l’anziano Stenhouse offir’ la preghiera chiedendo al
Signore di
benedire e proteggere le nostre mogli e relative famiglie
e tutti
coloro che le avrebbero assistite durante la nostra
assenza.
L’anziano Woodard allora imploro’ il versamento dello
Spirito di Dio
sopra gli onesti e puri di cuore fra i ministri e le
persone d’Italia.
Segui’ l’anziano Snow che chiese in potente preghiera al
Dio dei
nostri padri di benedire e sanzionare cio’ che era stato
deciso in
questo giorno e che i nostri sforzi fossero coronati dal
successo.
Come lo Spirito’ riposo’ su di noi sentimmo che "era bello
essere
li’" Dopo aver canatato un inno di Sion, l’anziano Snow
profetizzo’ e
disse" La chiesa di gesu’ Criso sug ora organizzata
crescera’ e si
moltiplichera’ e contunuera’ la sua esistenza in Italia
fino a che la
porzione di Israele che abita in questo paese avra’ udito
e ricevuto
la pienezza del Vangelo."
L’anziano Stenhouse profetizzo’ e disse:" Da questo
momento l’opera
comincera’ e niente potra’ ostacolare il suo progresso, e
prima del
nostro ritorno molto gioiranno e porteranno testimonianza
dei
principi della Verita’."
L’anziano Wood ard profetizzo’ e disse:"L’opposizione che
puo’ essere
attuata contro questa chiesa avanzera’ in maniera visibile
e
peculiare; e l’opera di Dio alla fine andra’ da questo
paese alle
altre nazioni della terra."
Dopo che avemmo pregato cantato e profetizzato, l’anziano
Snow poso’
le sue mani sul capo dell’anziano Stenhouse ed attraverso
lo Spirito,
fu guidato a confortarlo e rinfrancare la sua anima con le
cose del
Regno. Poi poso’ le sue mani sulla testa dell’anziano
Woodward, e
prego’ che avesse il potere di agire come Aaronne e
parlare alle
persone per il potere di Dio.
 

Avendo finito cio’ per cui eravamo
saliti ci sentimmo riluttanti di
lasciare il posto che avevamo raggiunto dove avevamo
gioito molto
della benevolenza del Signore. Da questo posto circondato
dalle
montagne circostanti come grandi fortezze, l’anziano Snow
propose che
questa montagna fosse conosciuta fra il popolo di Dio da
qui in poi
come la montagna Brigham e la roccia sulla quale stavamo
come la
rocca della profezia. Quindi scendemmo dal monte e
raggiungemmo La
Tour verso le sei di sera. Come un segno per tutti coloro
che
potrebbero visitarci, inchiodammo alla parete le fattezze
di Joseph
ed Hyrum. Da quel momento le opportunita’ di predicare il
nostro
messaggio divennero piu’ frequenti.
Vi ‘ un gentiluomo inglese che risiede qui, il cui nome ha
un effetto
quasi magico fra i protestanti. Questi ha sempre assistito

materialmente le scuole ed altre benevole istituzioni. La
tua
raccomandazione (l’unica che avevo) mi ha procurato una
pronta e
felice introduzione a questo gentiluomo, che risulto’ in
alcune
interessanti conversazioni. In una di queste occasioni,
egli disse
mentre si ritirava:"Non avrete opposizione da parte mia e
se
predicherete il vangelo fedelmente in tutte queste valli
come avete
fatto con me, non avrete da temere nel giorno del
giudizio."
Le cappelle protestanti qui sono chiamate "templi". La
prima che fu
costruita fu quella di S. Lorenzo. Dopo un po’ si e’
ridotta in
rovine, ma una cappella cattolica ne ha preso posto
portando lo
stesso nome.

Un giorno fummo invitati a casa del
sacerdtore in carica. Ricevemmo ogni attenzione da parte
sua e ci fu servito una cena, che per eccellenza e
varieta’, sorpassava di gran lunga ogni cosa di cui
avevamo goduto in Italia. Mentre visitavamo la sua
cappella avemmo l’occasione di presentare le verita’ del
Vangelo. Egli ascolto’ con grande attenzione e fece molte
domande interessanti, riguardo alla rivelazione moderna.
Sebbene noi manifestassimo l’intenzione di tornare alla
nostra residenza, egli insistette strenuamente che
rimanessimo suoi ospiti per la notte. Mi regalo’ un libro
di grammatica italiana che firmo’ con il suo nome. La
mattina dopo una colazione mattiniera ci accompagno per
alcune miglia sulla via del ritorno.
E’ costume fra i portestanti tenere piccole riunioni in
case private, a scopi religiosi. Queste sono chiamate
"riunioni". Noi le frequentammo e delle volte ci fu
permesso di esporre i nostri principi. Questo produsse un
po’ di agitazione fra gli "ufficili" e dopo un po’
ricevemmo l’invito di frequentare una pubblica riunione e
rispondere a domande relative alla nostra missione. Lo
facemmo e trovammo cola’ fra i piu’ esperti ministri, che
avevano l’evidente scopo di distruggere i nostri sforzi.
Ma dopo che avevamo predicato e discusso per 3 ore, un
uomo, almeno, si ritiro’ con la convinzione che noi
fossimo i servitori del Signore.
Il 27 di Ottobre, questa persona si presento’ come
candidato per il battesimo. L’introduzione dei principi
della verita’, in tutti i paesi , piu’ o meno, e’ fatta di
ansieta’ e difficolta’ e di queste cose ne avemmo anche
noi la nostra parte. Fu quindi con grande piacere che io
discesi nelle acque del fiume per eseguire questa
ordinanza. davvero peculiari erano i miei sentimenti
quando pensavo del passato, del presente e cercavo di
penetrare l’oscuro labirinto del tempo ancora non nato. Io
godevo che il Signore ci avesse gia’ cosi’ tanto benedetto
nei nostri sforzi e mi avesse permesso di aprire questa
porta del regno nell’oscura ed amata Italia. I mie
fratelli rimasero sulle rive del fiume, gli unici
testimoni di questa interessante scena. Avendo a lungo
desiderato questo avvenimento tutti fummo addolciti dai
dolci suoni dell’italiano, come io amministravo ed aprivo
una porta che nessun uomo avrebbe mai potuto chiudere.
Storie di calunnie contro i santi gia’ cominciavano a
circolare e diffondersi attorno a noi. La lista di bugie
che avevamo visto qui, poteva sbiancare la memoria di cio’
che gia’ era avvenuto in altri paesi. Dalla nascita della
chiesa fino alla morte di Joseph, tutti i fatti principali
erano stati cambiati con le piu’ sciocche contraffazioni.
Ma questa fu solo una piccola parte delle nostre
difficolta’. Noi dovevamo predicare, mano nella mano ad un
popolo nominalmente protestante, ma che era stato da tempo
immemorabile in una chiesa dove un dissenso organizzato
era sconosciuto. Le persone riguardavano qualsiasi
innovazione lo riteneva come un tentativo di trascinarli
lontano dalla bandiera della loro martirizzata eredita’
ecclesiastica.. Dall’altra parte avevamo i Cattolici con
la loro orgogliosa pretesa di un sacerdozio di origine
apostolica. La nostra presenza in questo paese era solo
tollerata e non riconosciuta da nessun diritto basato su
leggi stabilite. La liberta’ e’ solo una gemma ed il poeta
dice:"La gemma puoi’ avere un sapore amaro" Ma mentre
eravamo circondati da difficolta’ che sembravano piu’
elevate delle cime alpine, Io potevo alzare la mia testa,
come servo di Dio, e gioire nel suo trionfo finale. Il
nostro corso e’ spesso oscuro e difficile, ma io credo
che, anche se e’ lento per un po’, alla fine brillera’ del
suo pieno successo. Papismo, ignoranza, superstizione
formavano una barriera a tre punte per il nostro scopo.
Costumi strani, leggi e linguaggi ci circondavano da ogni
parte. In una parola noi sentivamo che eravamo in Italia,
la fontana corrotta che aveva mandato i suoi flussi
corrotti di acqua nella terra. La Tour e’ la citta’
protestante principale nelle valli protestanti. Qui vi e’
una grande cappella cattolica con un numero di sacerdoti.
Vi e’ un collegio protestante con diversi professori e
circa settanta studenti. Loro hanno anche una grande
cappella in costruzione, principalmente grazie alla
liberalita’ inglese. Avendoti quindi dato un’idea dei miei
viaggi e delle mie occupazioni, io chiudo con il mio amore
verso di te e la tua famiglia e verso gli anziani Kimball
e Richrads e tutti i santi.
Il tuo affezionato Lorenzo Snow
Lettera diretta al presidente Brygham Young alla citta’
del grande lago salato California.

La Tour, valle di Lucerna, Piemonte, Italia 2 Dicembre
1850
Caro presidente Richards,
la vostra cara lettera e’ stata ricevuta.
I suoi contenuti sono stati recepiti doppiamente pr il
gentile e sentito spirito che comunicavano. Quando un
servo di Dio e’ molto lontano dalla compagnia dei santi ed
i suoi orecchi non ricevono piu’ la voce del saluto dei
suoi cari e fratelli perche’ si trova in un paese
straniero, circondato da stranieri nei cui petti non abita
un sentimento amichevole, allora una parola cara che viene
da lontano riporta alla mente fatti del passato e ravviva
e ricorda le benedizioni scelte e mette in disparte le
cure del giorno e gli eventuali dispiaceri. Esseere in
queste circostanze non e’ profittevole od almeno non
piacevole. Essere separato dalla societa’ in cui di solito
si vive e per la quale saremmo disposti a morire non e’
comunque senza ricompense; tale posizione serve ad
insegnare all’uomo le sue debolezze e la dipendenza dal
Signore. Si coltiva pazienza e per contrasto insegna il
vero valore della buona compagnia e degli amici.
Sono felice di apprendere che alla partenza dell’anziano
Pratt, il presidente delle conferenze inglesi abbia
incaricato voi di sostituirlo, sono convinto che abbiate
ogni qualifica per il vostro incarico e per il
dipartimento editoriale. Come avete espresso un interesse
in questa missione e desiderio di essere informato
rispetto la nostra situazione, mi permetto di fare luce su
questi fatti. Allora per cominciare. Noi stiamo tutti
bene. L’anziano Stehouse e Woodard sono costantemente
impegnati. La loro diligenza e fedelta’ merita un encomio.
Io non avrei potuto scegliere persone piu’ qualificate per
i vari doveri riguardanti questo singolare corso che ho
seguito per la nostra misione. Non ho ancora avuto notizie
dell’anziano Toronto. Non pensare caro Franklin che noi
siamo circondati da palazzi di marmo e nemmeno circondati
dalle belle arti italiane che di solito adornano questo
meraviglioso paese. Qui un uomo deve predicare di casa in
casa e di luogo in luogo. Qui molte abitazioni non hanno
vetri alle finestre, e per la scarsita’ del carburante non
c’e’ spesso nemmeno fuoco nei camini e durante il lungo
inverno di sera la famiglia si riunisce insieme nella
stalla fra il bestiame per avere un po’ di calore che non
potrebbero trovare altrimenti.
Nei nostri affari con i sacerdoti siamo stati trattati con
rispetto ma e’ invano che noi annunciamo loro il grande
messaggio degli ultimi giorni. Gli insegnanti di religione
sono sempre lenti a ricevere le rivelazioni del cielo.
Quando frequentammo i loro luoghi di raduno Domenica
sorsa, uno dei loro ministri guardo’ verso di noi come
avendo compassione e poi riferendosi alla congregazione
disse con voce tremante"Non lasciate quella cara chiesa
che e’ consacrata da tante gloriose testimonianze e per la
quale i vostri padri sono morti." Chissa’ quali sarebbero
stati i suoi sentimenti se avesse saputo che di li a poche
ore io avrei battezzatro una delle sue pecore che stava
ascoltando il suo ammonimento.
Riguardo al Cattolicesimo non pensi alcuno che le nostre
difficolta’ siano diminuite, perche’ il Papa ha avuto una
discussione con il Re del Piemonte. L’influenza del
dominio papale non e’ fermato nemmeno dai terremoti della
controversia politica. Il sistema di educazione lo ha
messo sul trono tanto fermamente che non ha timore della
timida protesta di un governo italiano. Nel parlare in
generale dell’Italia una oscura nuvola sta sul suo petto.
Se l’albero deve essere giudicato dai suoi frutti quale
deve essere lo stato di questo paese? Quali frutti ha
prodotto attraverso i secoli? Il vizio ha atrraversato con
orgoglio le sue citta’ e quando un uomo ha osato pensare
da se e cercare la verita’ nel labirinto di opinioni,
questi e’ stato speso messo in prigione. Qui anche il
grande Galileo dovette piegarsi e vi sono centinaia che
sono morti, i cui nomi sono sconosciuti ma che erano cosi’
sensibili al dolore ed all’oppressione come qualsiasi
figlio di Adamo. L’oscuro velo dell’inquisizione e’ su
molte scene ed ancora benche questa non sia piu’ in atto,
noi possiamo vedere gli strumenti di tortura e le ossa dei
martiri. Ma desso il tempo e’ giunto quando il vangelo
deve essere annunciato su tutta la terra e l’Italia ne
udra’ il suo annuncio anche se tutti i papi morti
dovessero tornare in vita.nemmeno l’importanza di questa
missione sia limitata all"Italia, da qui la via si
dipartira’ verso le altre parti del mondo. Vi e’ stata una
lunga ed intima connessione fra i protestanti qui ed in
Svizzera. Io intendo avvalermi di queste circostanze
affinche’ il vangelo possa stabilirsi in entrambi i
luoghi. Io distribuiro’ "la voce di Joseph" qui e nel
canton svizzero ed anche un’altra opera che sto traducendo
dal francese, grazie alla gentilezza della missione
francese. Vi sono molte parti di Italia dove il Signore ha
un popolo, fra gli altri posso citare Niza e l’antica
repubblica di San Marino, ma il tempo non e’ ancora
arrivato perche’ la tromba del vangeli suoni per loro. Se
le circostanze lo permettano, io visitero’ probabilmente
l’Inghilterra in Febbraio o Marzo.
Il lavoro qui e’ lento e tedioso. L’atmosfera spirituale
intorno a noi e’ come l’oscurita’ egizia che poteva essere
toccata. Cionondimeno la chiesa e’ stata stabilita.
L’albero e’ stato piantato e sta mettendo radice. Il
lievito ha cominciato il suo processo. Molte buone cose
sono state dette riguardante Israele. Molte profezie di
grande importanza sono state emesse in connesione con
questa missione e riportandole alla mente sembra di
vederla l’alba in arrivo. Noi ricordiamo specialmente una
che fu fatta alla conferenza di Lodnra. Tu non hai
dimenticato che e’ stato profetizzato che migliaia
avrebbero abbracciato il vangelo in Italia. Noi siamo
stati anche assicurati, che prima era saputo in
Inghilterra, che una misione sarebbe stata ordinata in
Italia, lo spirito della profezia testificat per la bocca
dei fratelli del galles, che gli anziani dovevano venire
in questa nazione e cominciare i loro lavori ai piedi di
queste montagne dalle quali siamo adesso circondati e da
questi posti allargarsi trionfalmente. Pregando per
l’adempimento di queste profezie, io sono, caro fratello,
il tuo affezionato
Lorenzo Snow

 

 

"OGGI I CIELI GIOISCONO"

Organizzazione del Palo di Milano

Il 6 giugno 1981 un Apostolo del Signore, il Presidente
del Quorum dei
Dodici Apostoli, l’Anziano Ezra Taft Benson Ë a Milano. Si
Ë assunto con
gioia l’impegno di organizzare il primo Palo di Sion in
Italia.
Il Presidente Benson ama profondamente l’Italia e dopo la
dedicazione della
nazione italiana al lavoro missionario fatta nel 1850
dall’anziano Lorenzo
Snow, egli nel 1966 procede e ridedicare l’Italia
all’opera di proselitismo.
Quel sabato, con l’aiuto del Presidente della Missione di
Milano Samuel
Boren e alla presenza dell’Anziano James M. Paramore dei
Settanta, egli
intervista decine di detentori del sacerdozio di
Melchisedec residenti nel
distretto di Milano, un distretto di dimensioni notevoli.
L’obiettivo del Presidente Benson Ë individuare, scegliere
e chiamare,
sotto la guida dello Spirito Santo, colui che dovr‡ essere
il presidente
del Palo di Milano, il primo palo della Chiesa in Italia.
Il pomeriggio trascorre, mentre tutti i fratelli convocati
in Via Don
Orione a Milano per le interviste, si intrattengono in
capannelli mutevoli,
scambiandosi impressioni, sentimenti, e azzardando
previsioni. C’Ë un
grande fermento, un’attesa davvero particolare per questo
grande
avvenimento che riguarda i santi italiani. Nel frattempo
le interviste
continuano: uno alla volta i fratelli vengono presentati
al Presidente
Benson che con espressioni d’amore e con luminosi sorrisi
accoglie tutti
con paterna autori‡, ponendo domande e ascoltando con
grande interesse le
dichiarazioni sincere di tutti questi sacerdoti.
Poi qualcosa succede. Il Presidente Benson conclude le
interviste. Vi Ë un
tempo di attesa. Certamente una fervente preghiera
dell’Apostolo con i suoi
assistenti per avere la conferma dall’alto delle sue
scelte.
Nel frattempo……..un racconto parallelo.

E’ il pomeriggio di sabato 6 giugno 1981. L’Anziano Ezra
Taft Benson, un
Apostolo del Signore, Ë impegnato nelle ultime interviste:
diversi
fratelli, nello spazioso corridoio della cappella, si
scambiano le proprie
impressioni sul grande avvenimento che stanno vivendo.
Anch’io sono fra loro.
Improvvisamente sento la necessit‡ di appartarmi. Entro in
unÏ’aula vuota
che si affaccia sul corridoio, mi siedo, solo. Prego. E’
una preghiera
spontanea: "Padre, Ti ringrazio per aver potuto parlare
con uno degli
Apostoli del Tuo Figliolo. E’ un privilegio grandissimo,
ma Ti prego con
tutta la forza del mio cuore: f‡ che non sia io ad essere
scelto, perchË
non mi sento degno nË capace. Ci sono molti fratelli
fedeli, forti, degni,
giovani e capaci. Ognuno di loro puÚ essere presidente del
palo. Te lo
chiedo con tutta umilt‡ e gratitudine, nel nome del Tuo
Figliolo Ges˘
Cristo. Amen"
Pochi momenti dopo entra nell’aula l’Anziano Paramore. Non
dice una sola
parola. Si avvicina, mi mette un braccio attorno alle
spalle, sorride. Mi
fa alzare e mi sospinge lungo il corridoio verso la stanza
del Presidente
Benson.
Sono sconvolto, ma sono il primo presidente di palo
italiano. Mario Vaira
Poco dopo Rosa Vaira, mia moglie, viene raggiunta per
telefono mentre in
un’altra cappella all’altro lato della citt‡, sta
preparando con altre
sorelle le piante ed i fiori per la sessione generale del
giorno dopo. Non
Ë propriamente nell’abito della domenica, ma prende un
taxi e raggiunge la
cappella di via Don Orione per essere intervistata
dall’Anziano Benson
circa la sua disponibilit‡ al sostegno del marito. La sua
sorpresa Ë
enorme, il suo timore anche, ma accetta di gran cuore.

Domenica 7 giugno 1981.
Sono le prime ore del mattino del 7 giugno, ma davanti al
teatro Lirico a
Milano c’Ë un piccolo gruppo in attesa che va crescendo
fino a formare una
congregazione di circa 1200 persone. I conducenti delle
macchine e i
passeggeri degli autobus in transito si chiedono cosa stia
succedendo al
mattino presto proprio lÏ, dove si Ë soliti riunirsi di
sera per gli
spettacoli. Qualcuno spiega: sono i Mormoni e sono qui per
una confernza
straordinaria. Il fatto era stato taciuto volutamente alla
stampa e agli
altri organi di informazione per garantire ai Santi una
maggiore spiritualit‡.
Il Presidente Samuel Boren della Missione di Milano d‡ il
benvenuto agli
intervenuti e presenta l’Anziano Ezra Taft Benson "servo
del Signore e
Apostolo di Ges˘ Cristo, detentore della legittima
autorit‡ per organizzare
un palo di Sion in Italia". Poi aggiunge "Oggi i cieli
gioiscono".
Il Presidente Benson si riferisce poi alle sezioni 20 e 26
di Dottrina e
Alleanze per spiegare meglio quali sono le vie del Signore
nell’organizzare
un palo della Sua Chiesa. Dopo la raccomandazione e
l’approvazione del
presidente della missione, del rappresentante regionale,
dell’amministratore esecutivo, del Quorum dei Dodici e
della Prima
Presidenza Ë responsabilit‡ dei membri locali approvare il
nuovo palo. E
cosÏ secondo l’ordine della Chiesa anche i membri del
Distretto di Milano
votano unanimemente per la creazione del Palo di Milano.
Un palo viene organizzato quando un distretto Ë pronto e
capace di portare
avanti il programma completo della Chiesa.
Il Presidente Benson dopo aver ottenuto l’approvazione dei
membri per il
nuovo palo, dice "Abbiamo avuto il privilegio e l’onore di
intervistare
molti vostri dirigenti. Dopo attenta considerazione, cura
e preghiere
spesso offerte in ginocchio, il Signore ci ha parlato. Il
presidente del
palo Ë Mario Vaira e Vinicio Botta Ë il patriarca. Possa
il Signore
benedire ed esaltare il primo palo nella grande nazione
italiana.
L’anziano Leopoldo Larcher e l’anziano James M. Paramore
annunciano poi gli
altri dirigenti del nuovo palo e dei rami, ora diventati
rioni. I due
consiglieri della presidenza di palo sono Giuseppe Pasta
1∞ consigliere e
Lorenzo Botta 2∞ consigliere. I sommi consiglieri sono:
Valeriano Ugolini,
Mario Busco, Alberto Isabella, Roberto Mongia, Franco
Mariani, Sergio
Bissi, Vincenzo Di Caro, Giancarlo Negri, Mario Ghidini,
Egidio Bulgarelli,
Giovanni Carnieletto e Tranquillo Dal Zotto. Segretario
esecutivo Ë
Giancarlo Fuiaschini e archivista Vincenzo Modugno. I
vescovi dei cinque
nuovi rioni sono Carlo Alberto Dallari del rione di Milano
2, Filippo
Calcaterra del rione di Milano 3, Camillo De Milato del
rione di Milano 4,
Francesco Piredda del rione di Milano 5 ed Enrico Fossati
del rione di Monza.
La riunioone continua con le testimonianze dei membri
della presidenza e
del nuovo patriarca, poi il presidente Boren, l’anziano
Paramore e il
presidente Benson prendono nuovamente la parola. Il
presidente Benson
spiega che il termine "palo" Ë usato simbolicamente dai
profeti per
illustrare la Chiesa nel mondo; Ë il simbolo di una grande
tenda con tanti
pali piantati saldamente nella terra.
"Un palo Ë un’area geografica ben definita. Quello di
Milano Ë il 1265mo
palo nel mondo. Con questo evento nell’area geografica
chiamata Palo di
Milano lo svolgimento del programma della Chiesa Ë
pienamente autorizzato e
preparato per aiutare le famiglie a svilupparsi
spiritualmente.
"PoichË Sion deve crescere in bellezza ed in santit‡, le
sue frontiere
devono essere allargate, i suoi pali devono essere
rafforzati: si, in
verit‡ io vi dico, Sion deve alzarsi e indossare le sue
belle vesti" (D.&
A. 82:14). Anche il Palo di Milano deve indossare le sue
vesti pi˘ belle
per mostrare al mondo e far risplendere la santit‡
interiore di ogni Santo,
perchË Sion Ë lÚa pura di cuore.
Un palo d‡ protezione e sicurezza ed Ë uno stendardo per
il mondo: Ë difesa
e rifugio contro l’uragano d’iniquit‡ e l’ira del mondo.
Il palo Ë la Chiesa in miniatura, e cosÏ, come c’Ë la
Prima Presidenza
della Chiesa, c’Ë anche la presidenza del palo composta da
tre sommi
sacerdoti: CosÏ come c’Ë il Quorum dei Dodici, cÏË anche
il sommo consiglio
del palo. Nai pali si danno istruzioni e si celebrano
ordinanze, e soltanto
nei pali possono edificarsi templi del Signore. Vi
prometto che ci sar‡ un
tempio in Italia quando ci sar‡ un numero sufficiente di
pali."
Il Presidente Benson esorta poi al lavoro missionario ed a
preparare i
figli per lo svolgimento di una missione: "Cercate le
benedizioni del
tempio: Siate attivi nella Chiesa, santificate la
domenica, mettete in
pratica il piano di benessere, pagate una decima onesta e
le offerte, e
ricordatevi che questi sono comandamenti del Signore."
Poi, dopo l’inno e la preghiera di chiusura, tante strette
di mano, tante
promesse, tanta felicit‡ e tutti se ne tornano a casa con
la consapevolezza
che Ë necessario lavorare, lavorare di pi˘, per un sempre
pi˘ rapido progresso.

Ma non tutto Ë finito. All’interno del teatro che ha
ospitato la
conferenza, in una saletta laterale, il Presidente Benson
pone le sue mani
sul capo del fratello Vaira e del fratello Botta e li
ordina all’ufficio di
sommi sacerdoti conferendo al primo le chiavi della
presidenza del palo ed
al secondo il potere di conferire le benedizioni
patriarcali ai membri del
palo. Poi Ë la volta dei consiglieri della presidenza del
palo, dei membri
del sommo consiglio, dei vescovi, dell’archivista e del
segretario
esecutivo. Tutti ricevono, a seconda del loro incarico,
l’ordinazione come
sommi sacerdoti e/o i poteri di assolvere ai loro nuovi
compiti nella Chiesa.
C’Ë una grande gioia in tutti, una grande aspettativa, una
grande
determinazione e nel cuore dell’Apostolo del Signore, il
Presidente Ezra
Taft Benson, un grande amore per l’Italia e per gli
italiani che ha voluto
benedire in modo particolare con la sua benedizione
appostolica e con la
sua presenza per imprimere una spinta spirituale alla
Chiesa nel nostro
paese e per far uscire la Chiesa dall’oscurit‡.

Torino

Primi anni della Chiesa in Italia

Dal racconto di Almerina Michelini, uno dei primi fedeli
in Italia

Il 12 Settembre 1964 io e la mia famiglia siamo stati
battezzati a Monaco di Baviera in occasione delle vacanze
scolastiche.
L’1 Ottobre 1964 eravamo di ritorno a Torino ed eravamo
gli unici
membri della Chiesa. I missionari venivano a farci visita
una volta
al mese provenienti dalla Svizzera.
Il 27 Febbraio 1965 sono arrivati i primi missionari in

Italia per lavorare a tempo pieno. Erano 20 in tutto, di
cui 8 in
Torino. La prima comunit‡ Ë stata istituita in casa mia,
in Via
Tunisi 10 secondo piano.
Ogni domenica svuotavo la cucina e mi facevo prestare dal
mio vicino
le sedie che mi mancavano. CiÚ Ë avvenuto per tre mesi ed
anche la
prima conferenza di tutti i missionari fu tenuta qui
nell’Aprile 1965
alla presenza del Presidente della Missione Svizzera
fratello Russon.
Era questa la nostra missione di appartenenza.
Poi, dovendo io lasciare Torino, si Ë trovata la seconda
casa
di riunione in Corso Re Umberto 45. L’amministratore della
casa, che
doveva decidere se affittarla o meno ai missionari, lo
fece soltanto
sotto la mia responsabilit‡ e con la garanzia che io
personalmente
avrei risposto degli eventuali dannegiamenti.
Il 20 Settembre 1965 ho lasciato Torino con i miei figli
per
recarmi nel Polesine, nostro paese di origine, in quanto
mio marito
doveva trattenersi in Germania per lavoro. Siamo rimasti
nel
Polesine due anni , durante i quali ci sono mancati la
Chiesa e i
missionari, ma poi Ë stato aperto il Ramo di Padova,
lontano da noi
soltanto 63 chilometri.
Raggiungere Padova significava alzarci alla 4 del mattino,

per la scarsit‡ di collegamenti sulle linee secondarie, e
arrivare a
Padova alle 9. Si era poi di ritorno a casa soltanto all’1
di notte
della Domenica. Per questo motivo mi sono trasferita a
Padova, e
nella mia casa si sono tenuti i primi 8 battesimi nel
1968, in Vicolo
Cigolo 51 B.
Nell’Ottobre del 1969 ho raggiunto mio marito a Colonia in

Germania, dove vivo tuttora. Questo Ë un breve riassunto
della mia
storia.

Sorella
Almerina Michelini

(copiato dal manoscritto originale)
Mestre, conosciuta in genere come una brutta citt‡, ha
tuttavia anche
lei la sua bella origine romana. Infatti il suo nome
deriva dal nome
personale romano "Mester" o "Mestrius"Ö ed il suo fascino
sembra
terminare qui, o in un eccesso di generosit‡ possiamo
aggiungervi
l’unica torre rimasta delle undici che formavano il suo
formidabile
castello. Ma la vera storia di Mestre iniziÚ in realt‡
circa
trent’anni fa.
Ebbe inizio con il battesimo del primo membro locale
nell’agosto del
1970, il fratello Bruno Finotto. Egli conobbe la Chiesa
tramite un
collega di lavoro e il suo battesimo venne effettuato a
Padova,
perchÈ a Mestre la Chiesa non era ancora presente.
Tuttavia pochi
mesi dopo, il 20 dicembre, due missionari vennero
assegnati ad aprire
la citt‡ al vangelo e il loro nome Ë cosÏ entrato a far
parte della
storia della Chiesa a Mestre: anziano Dan Steurer e
anziano Philip
Stark. Nei giorni prossimi al Natale 1970 nacque dunque il
Ramo di
Mestre, dipendente da quello di Padova e formato da un
solo membro.
Dopo un po’ di tempo il fratello Finotto venne a sapere
che in citt‡
si trovava un altro membro della Chiesa, di origine
inglese e
insegnante presso la Oxford School; si trattava di sorella
Eileen
Davies. PoichÈ non era ancora disponibile una cappella,
gli unici due
membri e i due missionari del ramo iniziarono a tenere le
riunioni
domenicali nel soggiorno di sorella Davies o in un’aula
della Oxford
School. Il primo inno che la piccola congregazione imparÚ
alla Scuola
Domenicale fu "Desio dell’alma". Il primo convertito del
neonato Ramo
di Mestre fu la moglie del fratello Finotto, Paola, ed il
ramo ebbe
cosÏ una famiglia.
Dopo molte ricerche, nell’aprile del 1971 si ebbe una
grande
conquista: un appartamento al primo piano da adibire a
cappella,
situato nel centrale Piazzale Sicilia. Il Ramo di Mestre
divenne ramo
indipendente nel giugno 1971 e il suo primo presidente fu
l’anziano
missionario Tim Lemmon, seguito dall’anziano Gaylen
Sprague. Poi nel
giorno del suo compleanno, il 9 gennaio 1972, il fratello
Bruno
Finotto venne chiamato ad essere il Presidente del Ramo
dando inizio
alla serie dei presidenti italiani, i fratelli: Sergio
Giuman, Sergio
Zicari, Giuseppe Pascali, Roberto Arienti, Mario
Battaggia. Durante
questo tempo, circa dieci anni, il ramo crebbe e fornÏ al
Distretto
Veneto prima, e al Distretto Padova Italia poi, i pi˘
validi
dirigenti per la conduzione della Chiesa nella regione, ed
anche
oltre avendo fornito pi˘ di un consigliere alla Missione
di Padova.
Nel frattempo, risultando la cappella del ramo troppo
piccola per le
nuove esigenze, tutta la comunit‡, e in particolare il
fratello
Giorgio Aratano, si mise alla ricerca di un pi˘ ampio
luogo di
riunione. Dopo vari anni le ricerche furono coronate dal
successo e
nel giugno del 1980 il Ramo di Mestre potÈ disporre nel
vicino paese
di Zelarino di una bella e ampia cappella, ricavata
restaurando una
barchessa veneta del `700 completa di porticato ad archi;
era allora,
e forse lo Ë anche oggi, la pi˘ bella cappella d’Italia.
Qualche
settimana prima venne tenuta in questa cappella una
conferenza di
missione presieduta dall’allora Presidente del Quorum dei
Dodici, il
Presidente Ezra T. Benson. L’anno seguente la cappella
venne dedicata
dall’anziano Louis E. Ringger, membro del Quorum dei
Settanta.
Questa nuova sede, disponendo di una grande sala, si
prestÚ subito a
molte attivit‡ culturali con ampia partecipazione degli
abitanti del
quartiere. Sono innumerevoli i concerti di musica
classica, lirica e
corale che in essa si sono tenuti e si tengono tuttora,
assieme a
rappresentazioni di prosa e ad esibizioni di complessi e
cori
provenienti dagli Stati Uniti. Si puÚ affermare che
l’edificio
rappresenta un notevole centro culturale aperto alla
cittadinanza e
un valido strumento atto alla diffusione del vangelo.
L’anno 1985 Ë stato di particolare importanza per il Ramo
di Mestre;
infatti fu organizzato nel triveneto e nell’Emilia un Palo
di Sion,
il Palo di Venezia. L’apostolo David B. Haight istituÏ il
palo il 15
settembre con a capo il Presidente Claudio E. Luttmann,
cui vennero
affiancati come consiglieri due membri di Mestre, il
fratello Roberto
Arienti ed il fratello Sergio Zicari. Nel contempo fu
creato il Rione
di Mestre e venne ordinato il primo Vescovo, nella persona
di
fratello Bruno Finotto. Inoltre la cappella del rione
divenne subito
Centro di Palo ed ospitÚ le conferenze e i molti altri
incontri e
riunioni del palo.
Dalla nascita della Chiesa a Mestre fino ad oggi molti
sono stati i
giovani che hanno svolto una missione a tempo pieno per il
Signore,
sia in Italia che in altri paesi, seguendo l’esempio dato
nel 1975
dal primo missionario del ramo, il fratello Lorenzo
Rossato.
Al vescovo Finotto successero il vescovo Bruno Da Re, il
vescovo
Adelmo Lunardi e infine l’attuale vescovo Roberto Arienti,
ordinato
il 26 agosto 2001.

Dati principali

 La Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni Ë una
delle chiese cristiane che hanno il pi˘ alto indice di
crescita
numerica al mondo.

 I primi missionari mormoni giunsero in Italia nel
1850.

 Oggi la Chiesa in Italia conta quasi 20.000
fedeli, che fanno
parte degli oltre 11 milioni di fedeli sparsi in tutto il
mondo.

 La Chiesa ha gi‡ costruito circa 40 cappelle in
Italia,
distribuite nelle varie citt‡.

 Sono presenti in Italia circa 650 missionari
provenienti da
varie nazioni, e molti missionari italiani svolgono opera
missionaria
in paesi stranieri.

 I dirigenti della Chiesa non ricevono stipendio.
Ve ne sono
circa 150 sparsi nelle varie congregazioni della penisola.

 Nella dottrina professata dai Santi degli Ultimi
Giorni si d‡
molta importanza alla famiglia e all’osservanza dei
principi morali,
tra i quali anche l’astinenza dalle bevande alcooliche e
dal fumo.

 A quanti lo richiedono saranno prontamente
fornite ulteriori
informazioni sulla dottrina,
organizzazione, storia, programma missionario e altri
aspetti della
Chiesa. Vedere l’ultima
pagina di questo opuscolo per le spiegazioni in merito.
Storia della Chiesa in Italia

Il 27 ottobre 1850
l’anziano Snow
battezzÚ a
Torre Pellice
il primo convertito
alla Chiesa in Italia:
Jean Antoine Box.
La storia della Chiesa in Italia inizia alla met‡
dell’Ottocento con
la missione degli anziani Lorenzo Snow, uno dei dodici
Apostoli,
Joseph Toronto e Thomas B. H. Stenhouse. Essi arrivarono a
Genova il
25 giugno 1850. Si recarono poi in Piemonte per svolgere
opera
missionaria tra i Valdesi, che abitavano nella Val Pellice
e dintorni
e parlavano francese. L’anziano Jabez Woodard li raggiunse
in seguito.

Il 27 ottobre 1850 l’anziano Snow battezzÚ a Torre Pellice
il primo
convertito, Jean Antoine Box. Dopo di lui altre persone si
unirono
alla Chiesa. Si organizzarono tre rami: ad Angrogna, a San
Germano e
a San Bartolomeo, piccoli centri delle Valli Valdesi. Si
pubblicarono
opuscoli in francese. Il Libro di Mormon fu pubblicato in
italiano
nel 1852. Entro il 1855, 50 membri della Chiesa erano gi‡
emigrati in
America e il numero di quelli rimasti ammontava a 64.

Era molto difficile svolgere il lavoro missionario al di
fuori delle
Valli Valdesi a causa della diffusa propaganda
anti-mormone. I
missionari operarono con poco successo in Italia e
partirono per la
Svizzera nel 1857. L’anziano Daniel B. Hill Richards cercÚ
di
riaprire la missione nel 1900 ma le autorit‡ politiche gli
negarono
il permesso.

Nel 1965, dopo aver ottenuto l’autorizzazione, la Chiesa
ricominciÚ
le attivit‡ missionarie. Uno dei primi convertiti italiani
Ë stato
Leopoldo Larcher, che in seguito Ë diventato il

primo presidente di missione italiano e ha ricoperto la
carica di
rappresentante regionale.

Il 26 giugno 1966 Ë stata ufficialmente riorganizzata la
Missione
italiana. A quella data esistevano due rami italiani e
sette rami
misti di militari americani e di italiani per un totale di
66 fedeli.
Alla fine del 1978 il numero dei membri della Chiesa era
salito a
7.271 e l’Italia era suddivisa in quattro missioni. Il
primo palo
italiano Ë stato organizzato a Milano il 7 giugno 1981,
con Mario
Vaira come presidente.

L’impegno dei missionari e dei dirigenti locali ha
contribuito ad un
notevole accrescimento del numero dei fedeli durante gli
anni
Ottanta: verso la met‡ del 1985 i membri della Chiesa
ammontavano a
circa 12.000 e nel 1990 a 14.000.

Il 12 maggio 1993 rappresenta una tappa importante nel
cammino della
Chiesa perchÈ in tale data il Governo italiano ha
finalmente concesso
il riconoscimento ufficiale alla Chiesa. La petizione per

l’ottenimento di detto riconoscimento era stata presentata
circa
cinque anni prima e aveva dovuto subire varie revisioni e
gli
accertamenti del caso. Il Presidente della Repubblica
Oscar Luigi
Scalfaro aveva firmato in precedenza il decreto il 22
febbraio 1993.

Il 19 dicembre 1993 un coro formato da 50 missionari Ë
stato invitato
a cantare durante un programma natalizio nella basilica di
San Pietro
a Roma.
Il programma missionario

Una delle pi˘ note caratteristiche della Chiesa di Ges˘
Cristo dei
Santi degli Ultimi Giorni, diffusa oggi in tutto il mondo,
Ë
l’importanza che assegna all’opera missionaria. Questo
programma si
basa sul modello evangelico che prevede l’invio di
missionari a due a
due. Attualmente circa 61.000 Santi degli Ultimi Giorni
stanno
svolgendo una missione in 161 Paesi e Territori
avvalendosi del Libro
di Mormon tradotto in oltre 91 lingue.

La maggior parte dei missionari della Chiesa Ë formata da
giovani di
ambo i sessi dai 19 ai 23 anni, affiancati da un rilevante
numero di
coppie sposate di et‡ pi˘ avanzata. In Italia operano
attualmente
oltre seicento missionari, molti dei quali provenienti da
varie
nazioni straniere.

I missionari non ricevono compenso economico; la maggior
parte si
autofinanzia con i propri risparmi o riceve sussidi dalla
famiglia
durante il periodo della missione, che dura da un anno e
mezzo a due
anni.

Agli aspiranti missionari puÚ venir chiesto di svolgere la
missione
in una qualsiasi parte del mondo e spesso devono imparare
una lingua
straniera. I missionari, a parte i circa due mesi
trascorsi in un
centro di addestramento linguistico, non ricevono al tri
tipi di
addestramento prima del loro arrivo sul campo di missione.
Per la
maggior parte acquisiscono le loro conoscenze tramite gli

insegnamenti ricevuti in casa e una seria preparazione
personale
durante gli anni formativi.

Sul campo di missione i missionari insegnano basandosi
tanto sulla
Bibbia che sul Libro di Mormon. Quest’ultimo, da cui
deriva il comune
ma inesatto soprannome dato ai membri della Chiesa, viene
considerato
come un libro di Scritture a sostegno e completamento
della Bibbia.

Per quanto i missionari insegnino il Vangelo a qualsiasi
persona
disposta ad ascoltarlo, preferiscono insegnarlo a famiglie
complete,
dal momento che gli insegnamenti e i principi dei Santi
degli Ultimi
Giorni trovano la loro migliore applicazione nel contesto
familiare.
Andamento della crescita

Ci sono voluti 117 anni, dal 1830 al 1947, perchÈ il
numero dei
membri della Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni
raggiungesse il milione a livello mondiale. Tuttavia per
raggiungere
il secondo milione sono occorsi appena 16 anni, e da
allora la
crescita della Chiesa Ë continuata a ritmo sensazionale:
in otto anni
il numero dei membri ha raggiunto quota tre milioni, in
altri sette
anni i quattro milioni e in altri quattro i cinque
milioni.
Attualmente il numero dei nuovi membri della Chiesa sta
crescendo al
ritmo di circa 330.000 all’anno e il numero complessivo
dei fedeli
supera i dieci milioni.

L’America Settentrionale e Meridionale, l’Europa
Settentrionale e le
Isole del Pacifico Meridionale sono per tradizione tra le
zone pi˘
produttive per il lavoro dei missionari della Chiesa di
Ges˘ Cristo
dei Santi degli Ultimi Giorni. Da alcuni anni il numero
dei membri
della Chiesa va aumentando anche in Africa, Asia, Europa
Meridionale
e Orientale.
Dottrina e Storia della Chiesa

La Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni Ë
una chiesa
cristiana; dichiara che Ges˘ Cristo Ë il Figlio di Dio e
il Salvatore
del mondo.

La Chiesa sostiene altresÏ alcuni importanti e peculiari
principi che
la differenziano dalle altre chiese cristiane. Il pi˘
importante fra
questi afferma che la primitiva Chiesa di Ges˘ Cristo andÚ
perduta
non molto tempo dopo la Sua morte. Questa Chiesa venne di
fatto
ristabilita sulla Terra nella prima met‡ dell’Ottocento,
con le sue
chiare e semplici dottrine, la sua organizzazione, tra cui
il Quorum
dei Dodici Apostoli, e la sua autorit‡. Per distinguerla
dalla
primitiva Chiesa di Ges˘ Cristo, questa Chiesa restaurata
porta il
nome di Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni. Il
termine "santi" viene usato nella sua accezione originale,
biblica,
per indicare i membri della Chiesa.

I membri della Chiesa credono che la restaurazione della
Chiesa di
Ges˘ Cristo ebbe luogo durante un periodo di vari anni,
cominciando
da quella che fu certamente la rivelazione pi˘
stupefacente dopo la
vita terrena di Cristo, cioË l’apparizione nella primavera
del 1820
di Ges˘ risorto e di Dio, Suo Padre, a un giovane
contadino che aveva
pregato devotamente per sapere a quale chiesa avrebbe
dovuto unirsi.

Al ragazzo, il quattordicenne Joseph Smith, venne detto di
non unirsi
a nessuna delle chiese: egli sarebbe stato lo strumento
tramite il
quale il Signore intendeva ristabilire interamente la
struttura, la
dottrina e l’autorit‡ della vera Chiesa. A questa
apparizione
seguirono altre apparizioni e rivelazioni, spesso alla
presenza di
altri testimoni, finchÈ avvenne la restaurazione dello
stesso santo
sacerdozio, cioË l’autorit‡ di operare nel nome di Dio.

La Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni fu

ufficialmente fondata a Fayette, piccolo centro situato
nella parte
nord-orientale degli Stati Uniti, nell’aprile del 1830 da
sei membri.

La Chiesa crebbe rapidamente, ma l’opposizione e la
persecuzione la
obbligarono a spostarsi verso ovest. Nel 1844 Joseph Smith
fu
assassinato nell’Illinois dalla plebaglia anti-mormone e i
membri
della Chiesa furono scacciati dalla loro citt‡, mentre le
loro case
vennero bruciate. Sotto la guida del grande colonizzatore
Brigham
Young si avventurarono in un’epica marcia verso l’Ovest
attraversando
gli Stati Uniti fino alla valle del Gran Lago Salato. In
quel luogo
costruirono Salt Lake City, dove oggi hanno sede gli
uffici centrali
della Chiesa.

Una delle caratteristiche per cui la Chiesa di Ges˘ Cristo
dei Santi
degli Ultimi Giorni Ë meglio conosciuta Ë l’enfasi che
essa pone
sulla famiglia. La Chiesa insegna che la famiglia Ë il
luogo dove i
valori e i principi morali possono essere meglio
insegnati, condivisi
e messi in pratica. L’esperienza insegna che le persone
che vivono in
una famiglia unita beneficiano di una maggiore
soddisfazione
personale, tranquillit‡ e stima di sÈ. Le famiglie salde
danno un
forte contributo al benessere della comunit‡ e della
nazione. I Santi
degli Ultimi Giorni sono gli unici tra i Cristiani a
sostenere che
speciali cerimonie religiose possono unire i componenti di
una
famiglia per l’eternit‡.

I Santi degli Ultimi Giorni sono anche ben conosciuti per
il fatto
che non bevono alcoolici e non fumano, per l’importanza
che danno
alla condotta morale, all’impegno sociale e alle opere
caritatevoli.
Credono di dovere sempre cercare di migliorare.

Finalit‡ del tempio

Nei templi dei Santi degli Ultimi Giorni non si svolgono
le normali
attivit‡ religiose. In essi si svolgono speciali cerimonie
dedicate
alla famiglia, che hanno il preciso scopo di unire tra di
loro i suoi
componenti con un vincolo eterno. Il tempio Ë il luogo
dove meglio si
rivela tutta l’importanza che i Santi degli Ultimi giorni

attribuiscono alla famiglia.

La Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni
riconosce la
validit‡ dei matrimoni civili e li considera come
contratti con
implicazioni morali e legali. Nondimeno la Chiesa di Ges˘
Cristo dei
Santi degli Ultimi Giorni sostiene che tali matrimoni
terminano con
la morte e non conservano quindi nessuna validit‡ dopo
questa vita.
Il matrimonio e i legami familiari possono continuare dopo
la morte
solo se le coppie sono suggellate mediante un matrimonio
eterno.
Questi speciali matrimoni si devono celebrare in un sacro
tempio e
con l’autorit‡ del santo sacerdozio.

I Santi degli Ultimi Giorni credono profondamente nella
natura eterna
della famiglia e i templi sono per loro oggetto di
particolare
rispetto e venerazione. Credono inoltre che queste
ordinanze di
suggellamento diventano valide solo se i mariti e le mogli
vivono
fedelmente insieme

durante tutto il matrimonio e dedicano la loro esistenza
al servizio
del prossimo e alle buone opere.

I Santi degli Ultimi Giorni credono inoltre che questi
speciali
matrimoni e altre cerimonie religiose possono essere
svolti in favore
degli antenati defunti da parte dei loro discendenti. Di
solito i
membri della Chiesa rappresentano per procura i loro
antenati in
queste cerimonie, che hanno lo scopo di unire mariti e
mogli,
genitori e figli in un vincolo eterno.

I Santi degli Ultimi Giorni danno particolare importanza a
questo
tipo di lavoro per i propri antenati. I membri della
Chiesa
considerano un sacro dovere tracciare il proprio albero
genealogico
allo scopo di poter svolgere le cerimonie del tempio in
favore degli
antenati. Di conseguenza la Chiesa dispone oggi della pi˘
grande
collezione al mondo di documenti genealogici.

I microfilm originali sono conservati in camere blindate
sotterranee
nei pressi di Salt Lake City, ma le copie sono messe a
disposizione
presso centinaia di biblioteche genealogiche in tutto il
mondo per
aiutare chiunque lo desideri a ritrovare i propri
antenati.

La Guida dei fedeli

Una delle caratteristiche pi˘ notevoli della Chiesa di
Ges˘ Cristo
dei Santi degli Ultimi Giorni risiede nel fatto che la
direzione dei
suoi oltre dieci milioni di membri viene svolta quasi
interamente
tramite l’opera di dirigenti volontari non pagati.

Sui tre componenti della Prima Presidenza, insieme al
Quorum dei
Dodici Apostoli, grava la responsabilit‡ di amministrare,
controllare
e guidare la Chiesa a livello mondiale. Essi risiedono a
Salt Lake
City, Utah, USA, dove c’Ë la sede centrale della Chiesa. I
componenti
la Prima Presidenza e i Dodici viaggiano spesso nelle
varie parti del
mondo per incontrarsi con i dirigenti locali e con i
fedeli.

Per scopi amministrativi la Chiesa ha suddiviso il mondo
in 28 aree.
Per la supervisione delle attivit‡ della Chiesa in queste
aree
vengono scelti dirigenti di lunga esperienza. L’Area
dell’Europa
Occidentale Ë formata da: Italia, Gran Bretagna, Olanda,
Lussemburgo,
Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Svizzera Italiana.
L’attuale
Presidente dell’Area dell’Europa Occidentale Ë un membro
del Quorum
dei Settanta e risiede Solihull, presso Birmingham .

A livello locale le famiglie e i singoli individui sono
raggruppati
in congregazioni chiamate rioni, che contano dai 200 ai
600 fedeli.
Un insieme di alcuni rioni forma un palo. Nel palo, che
raggruppa un
certo numero di congregazioni, i dirigenti locali godono
di una larga
autonomia per quanto riguarda gli affari di comune
amministrazione.
Il termine Ë tratto da luoghi biblici in cui si descrive
l’usanza di
piantare dei paletti per terra per sostenere le corde di
una tenda o
simile struttura.

Il palo Ë guidato da un presidente e comprende di solito
dai 2.000
ai 4.000 fedeli. Il presidente di palo nomina dei
dirigenti che
collaborano con lui nei compiti amministrativi e lo
aiutano a
addestrare e seguire i dirigenti a livello locale. Il
presidente e
tutti i dirigenti del palo e dei rioni lavorano come
volontari. In
pratica tutti coloro che frequentano la chiesa
assiduamente, uomini,
donne e giovani, hanno qualche mansione o incarico da
svolgere. La
partecipazione di tutti i fedeli al buon funzionamento
delle varie
congregazioni Ë una particolare caratteristica della
Chiesa di Ges˘
Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Gli impegni di
servizio possono
riguardare il settore dell’amministrazione, della
consulenza,
dell’insegnamento, delle visite ai fedeli, del lavoro
missionario,
dell’ organizzazione di attivit‡ sociali o di servizio.

Il dirigente dell’organizzazione a livello locale del
rione Ë il
vescovo. Di solito Ë un padre di famiglia, e come tutti
gli altri
dirigenti non riceve stipendio. Il vescovo Ë una delle
persone pi˘
occupate della Chiesa. Pur continuando a guadagnarsi da
vivere
svolgendo la sua normale occupazione, dedica la gran parte
del suo
tempo libero di fine giornata e di fine settimana al
servizio dei
suoi fedeli.

L’unit‡ di base in cui vivono i fedeli Ë la famiglia. La
Chiesa
sostiene che il luogo migliore dove si possono insegnare,
condividere
e mettere in pratica i principi e le regole morali Ë
proprio la
famiglia. Si d‡ grande importanza alle responsabilit‡ dei
genitori, e
la Chiesa Ë considerata come una grande fonte di aiuto per
ogni
membro della famiglia impegnato a migliorarsi socialmente,

emotivamente, intellettualmente e spiritualmente.
Il Presidente della Chiesa

Il presidente Gordon B. Hinckley, che dirige a livello
mondiale la
Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, fu
nominato
quindicesimo Presidente della Chiesa domenica 12 marzo
1995.

In precedenza aveva servito per 14 anni come consigliere
nella Prima
Presidenza, che Ë il supremo consiglio direttivo della
Chiesa, e
prima ancora per 20 anni come componente del Quorum dei
Dodici
Apostoli.

» nato il 23 giugno 1910 a Salt Lake City da Bryant
Stringham e Ada
Bitner Hinckley. Dopo aver frequentato le scuole a Salt
Lake City e
conseguita la laurea presso l’Universit‡ dell’Utah nel
1932, il
Presidente Hinckley andÚ in missione in Inghilterra per
due anni.

Egli ha lavorato per lungo tempo per la Chiesa. Dopo il
suo rilascio
dalla missione, l’allora Presidente della Chiesa Heber J.
Grant
chiamÚ il Presidente Hinckley a organizzare quello che poi
Ë
diventato il programma degli affari pubblici della Chiesa.
Per venti
anni ha diretto tutte le relazioni pubbliche della Chiesa.
Dal 1951
al 1958 ha diretto l’intero programma missionario della
Chiesa.

In veste di Autorit‡ Generale i suoi incarichi nella
Chiesa lo hanno
condotto in ogni parte del mondo, e ha dedicato pi˘ templi
di
qualsiasi altro dirigente nella storia della Chiesa.

In aggiunta ai suoi doveri nella Chiesa, il Presidente
Hinckley si Ë
dedicato ad attivit‡ sociali ed economiche, ricoprendo la
carica di
presidente e di membro del consiglio direttivo di varie
societ‡. Ha
ricevuto varie onorificenze da istituzioni educative, tra
le quali:
il Distinguished Citizen Award dalla Southern Utah
University, il
Distinguished Alumni Award dalla University of Utah e
lauree honoris
causa dal Westminster College, dalla Utah State
University, dalla
University of Utah, dalla Brigham Young University e dalla
Southern
Utah University. » stato premiato con il Silver Buffalo
Award dai Boy
Scouts of America e ha ricevuto un’onorificenza dalla
National
Conference of Christians and Jews per il suo contributo
alla
tolleranza e alla comprensione nel mondo.

Il Presidente Hinckley Ë ben noto come scrittore e
oratore. Ha
pubblicato vari libri e manuali, opuscoli e copioni.

» sposato con Marjorie Peay Hinckley; dalla quale ha avuto
cinque
figli.

PRESIDENTI DI PALO E MISSIONE IN ITALIA

MISSIONE ITALIANA
23/6/66

John DUNS jr.
23/6/66-22/2/69
|
Hartman RECTOR jr.
22/2/69-1/7/71
|
|
MISSIONE DEL NORD—————–divisione
MISSIONE ITALIANA———-MISSIONE DEL SUD
1/7/71
Dan C, JORGENSEN

Leavitt CRISTENSEN
1/7/71-
1/7/74
1/7/71-23/2/72
|
|
|
Lester D. CALL
|
23/2/72-27/6/73
|
|
| Ralph
A. BARNES
|
27/6/73-1/7/74
|
|
MISSIONE DI MILANO—————–cambiamento dei
nomi——-
—————MISSIONE DI ROMA
1/7/74
Ivan G. RADMAN Ralph
A. BARNES
1/7/74-1/7/78
1/7/74-1/7/75
|
Creazione |
| MISSIONE DI PADOVA
|
|

1/7/75 |
|
|
|
John A. GRINCERI Leopoldo LARCHER
| 1/7/75-1/7/78
1/7/75-1/7/77
| |
|
John R. HALLIDAY |
|———————Creazione
1/7/74-1/7/79 |
| MISSIONE DI CATANIA
| |
| 1/7/75
| |
|
| |
Joseph COLETTI Leopoldo LARCHER
| |
1/7/77-1/7/80 1/7/77-1/7/78
| |
| |
| |
| Lino P. GAMBAROTTO
| |
| 1/7/78-1/7/81
| |
| |
Samuel BOREN Arthur WATKINS
| |
1/7/79-
1/7/82 1/7/78-
1/7/80 | |
Creazione————-| |
| |
PALO DI MILANO | Felice LOTITO
Clinton G. GILLESPIE |
7/6/1981 | 1/7/80-
1/7/82 1/7/80-1/7/83 |
| |
| |
Mario V. VAIRA | |
| John G. LAHADERNE
7/6/81-20/10/87 | |
| 1/7/81-31/8/82
| | Missione di Padova
unita alle Missioni di Roma e di Milano | |
| | 1/7/82
| |
| Felice LOTITO
| Samuel BOREN
| 1/7/82-1/7/83
| 31/8/82-1/1/83
| |
| |
| Christian EUVRARD—Creazione PALO DI VENEZIA
| |
| 1/7/83-1/7/86 15/9/85
Craig A. CARDON |
| |
1/7/83-1/7/86 Norman TURNER
| | Claudio LUTTMANN
| 1/1/83-1/7/85
| | 15/9/85-18/4/93
| |
| | |
| Dwight B. WILLIAMS
| | |
| 1/7/85-1/7/786
| | |
| |
| Frank LOMBARDO |
Dwight B. WILLIAMS Vincenzo CONFORTE
| 1/7/86-1/7/89 |
1/7/86-1/7/88 1/7/86-1/7/89
Raimondo |
| |
|
CASTELLANI | |
| |
20/10/87-9/10/94 |
| Giuseppe PASTA
|
| | |
1/7/88-1/7/90 |
| | |
| |
| Nik MASCARO |
| |
| 1/7/89-1/7/92 |
| Mario V, VAIRA
| | |
| 1/7/89-1/7/92
| | | Riapertura MISSIONE DI PADOVA
| |
| | | 1/7/90
| |
| | |
| |
| | | Vincenzo CONFORTE
Richard FAVERO |
| | | 1/7/90-1/7/92
1/7/90-1/7/93 |
| | | |
| |
| Kenneth R. GOODMAN | Howard C. ANDERSEN
| G. Robert DEWITT
| 1/7/92-1/7/95 | 1/7/92-
1/7/95 | 1/7/92-1/7/95
| | Luigi PELONI |
Gerald C. PARKER |
| | 18/4/93-10/3/02 |
1/7/93-1/7/96 |
Sergio S. | | |
| |
BELFORTI | | |
| |
9/10/94–oggi | | |
| |
Halvor C. CLEGG | Cleve M.
DIBBLE | Kenneth R. GOODMAN
1/7/95-1/7/98 |
1/7/95-1/7/98 | 1/7/95-1/7/96

| | |
| |
| | | Leone
J. FLOSI Giovanni ASCIONE
| | |
1/7/96-1/7/99 1//96-1/7/99

| | |
| |————————–
Creazione PALO DI PUGLIA
Madison U. SOWELL | Legrand
R. CURTIS | |
9/3/97
1/7/98-1/7/01 | 1/7/98-
1/7/01 | |

| | |
Craig N. PACINI Terrance G. REMPEL Giovanni
Carlo DICAROLO
| | |
1/7/99-1/7/02 1/7/99-1/7/02 9/3/97 –

| |
Jon L. HENDERSON |
Daniel O. JENSEN | |
1/7/01- |
1/7/01-1/7/02 | |
| Chiusura MISSIONE
DI PADOVA | |

| e unione a
MISSIONE DI MILANO | |
|
| |
Mario BELLINI
Daniel O. JENSEN Sebastiano CARUSO
10/3/02 –
1/7/02 – 1/7/02 -

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