Le prime cinque scritture più spaventose
Un amico, che lavora in ufficio presso il Tempio di Washington D.C., ha una felice abitudine: stampa i discorsi devozionali che vengono tenuti nei campus della BYU e lascia quelle stampe al centralino del tempio. Mi piace sempre lavorare al centralino dell’ufficio, perchè così posso leggere questi discorsi, quando il telefono non squilla, e uno di essi, di recente, è stato davvero strano.
Quando ho letto il titolo ad alta voce, “Le prime cinque scritture più spaventose”, tutti, in ufficio, erano ansiosi di sapere quali scritture fossero così temute, da essere nella lista delle prime cinque scritture di Richard Draper. Così ho subito letto il discorso, per scoprire quali Scritture fossero così spaventose, da essere in quell’elenco.
Tutto quello che posso dire è che siamo stati molto sorpresi di vedere quali Scritture avesse scelto. Ognuna di esse riguarda cose che avverranno negli ultimi giorni: le Scritture buie, sulla sorte avversa, che descrivono i terremoti e le inondazioni e la luna che diventa sangue. Quando ho letto la sua lista, ho detto: “Ecco un uomo che è una persona molto migliore di me. Mi vengono in mente molte altre scritture che sono molto più spaventose, di qualsiasi altra cosa sulla sua lista.”
Ecco la mia lista di almeno cinque scritture, insieme ad una spiegazione del motivo per cui sono più spaventose, per me, di quanto sarà mai la piaga delle cavallette:
N° 5: “Non concupire” (Esodo 20:17). Il testo completo dice: “Tu non devi desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il il suo asino, né alcuna cosa che è del tuo prossimo”.
Questa è una lista lunga, ma in nessun modo è la lista intera. Noi non dovremmo desiderare nulla e alcune di queste cose sono davvero “assassine”.
Le cose che ho difficoltà a bramare, sono le cose che già ho. Amo la mia casa con una passione così forte, che immagino che un giorno dovrò darla via. E non voglio vederlo, quel giorno.
Bramo il mio tempo. E’ molto più facile, per me, fare un pisolino o giocare ad un gioco al computer, che mettermi seduta a scrivere una lettera di apprezzamento per l’adolescente che ha parlato del lavoro missionario, nella riunione sacramentale di questa settimana, o una lettera di incoraggiamento per l’uomo che ha appena perso il lavoro. E vorrei infinitamente trascorrere meglio una serata con mio marito, che partecipare ad una riunione del nostro rione o andare ad una attività della Società di Soccorso, anche se queste cose sembrano divertenti, quando sono solo per poche settimane. So che noi dovremmo essere disposti a sacrificare il nostro tempo, ma è facile farlo in astratto e molto più difficile farlo, quando l’occasione porta al sacrificio o, semplicemente, non sono in vena.
N° 4: “Come un uomo pensa nel suo cuore, così egli è.” (Proverbi 3:27)
Spesso sentiamo dire che “sei quello che mangi”, ma questo è molto peggio. Preferirei mille volte andare in giro ed essere pensata come ad un barattolo di frutta o un pezzo di pollo Popeye, piuttosto che contemplare ciò che i miei pensieri mi fanno diventare.
Abraham Lincoln disse, una volta, che quando un uomo raggiunge i 40 anni, è responsabile di quello a cui il suo volto assomiglia. Guardo il volto della gente, tutto il tempo. Se sei felice, si vede sul tuo viso. Se conduci una vita dissoluta, si vedono decenni in più, sul volto. Ma si va ancora più in profondità. Ho paura che molte delle cose che noi consideriamo sfortuna, non siano sfortuna del tutto, ma sono, invece, le manifestazioni dei nostri pensieri.
Quando dico “non posso guardare un pezzo di torta al cioccolato, senza aumentare di peso” o “prendo tutto quello che gira intorno” o “niente funziona mai finanziariamente, per me, nel modo in cui dovrebbe”, sono una persona che riflette su quello che succede nella mia vita o sono la creazione di ciò che accadrà in futuro? Ho il sospetto che sia la seconda. Ho il sospetto che in molti modi la mia vita stia seguendo un copione che ho scritto e che le cose sarebbero molto meglio, se buttassi via quel copione. Se inizio ad immaginare me stessa come “non-brutta” o “sana” o “di successo”, potrei diventare queste cose?
Penso che ci sia una buona possibilità che, come una calamita, noi attiriamo il bene o il male, in base ai nostri pensieri. Cosa sto attirando a me? Anche quelli di noi che sono considerati “buoni membri” della chiesa, hanno, probabilmente, decine di pensieri, ogni giorno, che non sono in linea con quello che vogliono diventare. È mai possibile vivere un giorno senza pensieri?
N° 3: “Non giudicate, affinché non siate giudicati. Infatti, con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura onde misurate, vi sarà misurato” (Matteo 7:1-2).
Questa è un’altra scrittura “assassina”, perché è qualcosa che mi ritrovo a fare, per tutto il tempo. Mi trovo anche a giudicare gli altri, per le cose che faccio io stessa. Per esempio, ho un’amica che confronta continuamente gli altri a sè stessa e non è mai favorevole. E mi fa impazzire. Ma, al tempo stesso, mi trovo a confrontarla con me e a pensare che io non condannerei le persone come fa lei.
Chi è l’ipocrita qui?
Di recente ho letto un altro stimolante discorso devozionale tenuto alla BYU, ma la BYU in Idaho, dal titolo “Signore, sono io?”, in cui Robert Wahlquist cita il presidente Boyd K. Packer, che parla di quanto accaduto durante l’Ultima Cena:
Ora, in Matteo 26 troviamo che è la vigilia della crocifissione. In un tempo molto breve, Gesù, con i suoi 11 apostoli fedeli, andranno nel Getsemani, dove il Salvatore del genere umano soffrirà così intensamente, da “tremare a causa del dolore” e “sanguinare da ogni poro” (Dottrina e Alleanze 19:18 ).
Ma la sofferenza è ancora un po’ lontana. Essi sono riuniti in un cenacolo di Gerusalemme, per mangiare durante la Pasqua. Mentre mangiano, Gesù annuncia, nel versetto 21, “uno di voi mi tradirà.” Nei prossimi versetti registrati da Matteo, egli dice che “ognuno di loro inizia a chiederGli: ‘Signore, sono io?’”
L’anziano Boyd K. Packer, nel 1965, fece la seguente profonda osservazione. Egli disse:
“E’ sempre stato interessante, per me, che in quella occasione, non iniziassero a dirsi, l’un l’altro: ”Scommetto che si tratta del vecchio Giuda. Si comporta in modo strano, ultimamente!”. Ci fa riflettere sulla loro statura… è scritto che: “Essi erano profondamente addolorati e ognuno di essi incominciò a chiedergli: ‘Signore, sono forse io?’”
Il presidente Packer continuò dicendo:
“Volete, vi supplico, non tener conto della tendenza a trascurare i consigli e assumere, solo per un attimo, un atteggiamento apostolico e porvi queste domande: Ho bisogno di migliorare me stesso? Devo seguire i consigli del cuore e agire in base ad essi? Se c’è una debolezza o mancanza, siamo disposti a dire ‘Signore, sono io?’”
Mentre mi ascoltate, oggi, non dite: “Vorrei che il mio compagno di stanza fosse qui, ad ascoltare.”
Oppure: “Oh, io so esattamente di chi sta parlando fratello Wahlquist”. Chiedetevi, invece: “Signore, sono io?”"Signore, sono io colui che ha bisogno di cambiare?”
Mi sono rivista, in quel discorso. Proprio quando pensavo che stavo andando bene, spiritualmente, sono stata costretta a guardare me stessa più di quanto oggettivamente faccio di solito e, come sempre, ho capito in breve tempo. Ho disperatamente bisogno di smettere di giudicare gli altri. Se non lo faccio, sarò condannata, nel processo.
N° 2: “Se il tuo occhio destro ti offende, cavalo e gettalo via da te: perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca e non che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è di scandalo, tagliala e gettala via da te: perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca e non che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. (Matteo 5:29-30)
Non ho alcun problema con i miei occhi e le mie mani. Io non guardo la pornografia. In realtà, cerco di non leggere nulla che si attacchi alla mia mente in modo negativo. Anche le mie mani sono abbastanza benigne.
La mia lingua, d’altra parte, non è così innocente come i miei occhi e le mie mani. Ogni volta che leggo degli occhi che offendono o delle mani che offendono, io automaticamente mi preoccupo di ciò che la mia lingua ha fatto, ultimamente. Sono preoccupata così spesso che quando alzo gli occhi da questa Scrittura, rimango sempre sorpresa che non venga menzionata la lingua, insieme agli occhi e alle mani.
Questa idea che la mia lingua potesse crearmi molti guai, è in me da molti anni, quando la madre di un mio caro amico venne a vivere nel nostro rione. Helga, la madre, era una vecchia signora danese. Era un buon membro della Chiesa, ma era particolare! Non c’era alcun mistero di cosa Helga stesse pensando, in qualunque momento. Se un pensiero le veniva alla mente, lo vocalizzava. Mi piaceva passare del tempo con lei, perché nessuno sapeva mai quello che stava per saltar fuori dalla sua bocca.
Un giorno stavo parlando con la figlia di Helga e le dissi che, probabilmente, quando saremmo diventate vecchie, saremmo state altrettanto schiette quanto lo era lei. “Che cosa vuoi dire ‘quando saremo vecchie’?” chiese. “Come sei già tu!”
Bisogna dire ciò che si pensa, ma se quei pensieri non sono quelli buoni? Mi preoccupa sempre, la mia lingua. Non voglio mettermi nei guai. Ma per quanto questa scrittura mi spaventi, non mi spaventa la metà della scrittura numero uno, della mia lista. Questa è la scrittura che mi tiene sveglia la notte:
N° 1: Se un uomo dice: Io amo Dio e odia il suo fratello, è un bugiardo: poiché colui che non ama il proprio fratello che ha visto, come può amare Dio che non ha visto? Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da Lui, che chi ama Dio ami anche il suo fratello. (1 Giovanni 4:20-21)
Molto tempo fa, un nuovo convertito alla Chiesa si alzò, durante la riunione di digiuno e testimonianza, e disse: “Amo tutti voi. Anche quelli che non mi piacciono”. Ho pensato che questo fosse così divertente, che ho riso ad alta voce. Come puoi amare qualcuno che non ti piace?
A mano a mano che gli anni passavano, ho imparato quanto saggio fosse quel nuovo convertito e quanto stupida fossi stata a ridere alla sua dichiarazione. Ci sono un sacco di persone, nel mondo, che non sono simpatiche, ma ci è stato comandato, nel modo più forte possibile, di amarli comunque. Imparare a farlo, può essere un processo permanente, per me.
Io sono una persona che ha delle forti opinioni. E’ difficile, per me, vedere i difetti nelle persone che amo e ancora più difficile vedere la bontà, nelle persone che non mi piacciono. Ho passato molti anni a circondarmi solo di persone che corrispondevano alle mie qualifiche rigorose. Tutti gli altri non erano degni di considerazione.
Poi ho letto questa scrittura e mi sono ricordata del concetto di amare le persone che non mi piacciono. Ora, ogni volta che provo davvero antipatia per qualcuno, cerco di mettermi nei suoi panni. Io cerco di trattarlo, come vorrei essere trattata. Prego per lui e metto il suo nome, per le preghiere del tempio. Sorprendentemente, fare tutte quelle cose, aiuta davvero.
Sono perfetta? Quasi! Se non avessi una lunga strada da percorrere, la Scrittura non mi spaventerebbe più. Così com’è, credo ancora che sia la più spaventosa scrittura che abbia mai letto.
Mi chiedo, però, se queste cinque scritture saranno ancora quelle che preferisco di meno, tra dieci anni. Attraverso il processo di pentimento, posso crescere, posso cambiare, posso migliorare. Che benedizione sarebbe se, come l’uomo che ha tenuto il discorso al devozionale della BYU, la cosa più spaventosa, da mettere nella mia lista delle scritture meno preferite, fossero i versi che predicono le future piaghe delle locuste. Se ciò dovesse mai accadere, saprei che sto andando nella direzione giusta.
Cristianità: Seguire Gesù in parole ed azioni.
Chiunque sia familiare con la storia della Cristianità, sa che è stata una vicenda abbastanza complicata. La parola “Cristiano” è stata usata inizialmente durante i tempi del Nuovo Testamento (vedere Atti 11:26) per descrivere i discepoli che hanno accettato il messaggio di redenzione di Gesù Cristo. Ora, dopo due millenni, la cristianità ha visto secoli di cambiamenti ed ha sperimentato periodi di crescita, persecuzioni, riforme, scismi, globalizzazioni ed altro. Tramite credenti ispirati di ogni etnia e nazionalità, la cristianità ha preso una moltutidine di forme ed ha avanzato una diversità di dottrine. Come risultato, le domande su chi dovrebbe essere chiamato Cristiano e chi non dovrebbe esserlo continuano ad essere discusse da alcuni appartententi del mondo religioso.
I credenti religiosi non hanno problemi evidenti, ed è giusto che siano presi seriamente. Anche se interlocutori dalle buone intenzioni hanno a volte, dalle parole del presidente del seminario Richard J. Mouw, “parlano male l’uno dell’altro,per via delle loro visioni dottrinali differenti”.
Per alcuni individui della tradizione Cristiana, un cristianità individuale è primariamente definita da dei confini teologici. Quindi, uno deve aderire ad una tradizione teologica formata da concili formalizzati e dichiarazioni di fede (come il concilio di Nicea e la formula Caledoniana) composti molti anni dopo la morte di Gesù Cristo e dalla scrittura del Nuovo Testamento.
Ci sono differenze tra le dottrine post- bibliche e gli insegnamenti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.La più degna di nota è che i membri della Chiesa credono che Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spirito Santo sono uno nella volontà e nello scopo, ma non sono letteralmente un essere solo, cosi come suggerisce la concezione della dottrina della Santa Trinità. I membri della Chiesa, inoltre, credono in “profeti ed apostoli” viventi (Efesini 2:20) e in più di un canone di scritture, che includono l’Antico ed il Nuovo Testamento della Bibbia ed il Libro di Mormon come un altro testamento di Gesù Cristo.
Descrivere la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni come una Chiesa non Cristiana trasmette una malinterpretazione che dice che c’è qualcosaltro di diverso da Gesù Cristo al cuore della fede Mormone.
Per i membri della Chiesa, Gesù Cristo è il salvatore di tutti i popoli, e Figlio divino di Dio. E’ lo stesso Gesù Cristo del Nuovo Testamento che ha insegnato la fede e l’amore per Dio e per l’umanità. Gesù Cristo -non Mosè, Paolo o Joseph Smith- è il centro della devozione dei Mormoni. Come Profeta, Jospeh Smith stesso insegnò “I principi fondamentali della nostra religione sono… riguardanti Gesù Cristo, che è morto, sepolto, risorto il terzo giorno ed asceso al cielo; tutte le altre cose predicate nella nostra religione sono solo delle appendici ad esso.”
Questa è in verità la realtà giornaliera dei membri della Chiesa. Gesù Cristo è perpetuamente il centro della vita dei membri praticanti di questa fede.Ad esempio quando i Mormoni pregano Dio, in qualsiasi occasione si trovino, lo fanno nel nome di Gesù Cristo.
Il battesimo per immersione, secondo il simbolismo della morte e rissurrezione di Cristo, segna l’entrata di una persona nella fede. Il sacramento (quello che altre tradizioni cristiane chiamano comunione) è amministrato settimanalmente nei servizi domenicali per i membri per riflettere sulla misericordia di Gesù Cristo. Quando i Santi degli Ultimi Giorni ricercano il perdono, lo fanno attraverso l’espiazione di Gesù Cristo. Essi servono i poveri ed i bisognosi e donano tempo e soldi a numerose associazioni umanitarie per poter seguire gli insegnamenti di Cristo. Le immagini di Cristo adoravano le case di riunione ed i Templi. I dirigenti della Chiesa ed i membri testimoniando della realtà e divinità di Gesù Cristo. Il nome del Figlio di Dio appare nel nome ufficiale della Chiesa:”Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni“. Mentre alcuni esterni conoscono i Santi degli Ultimi Giorni come Mormoni, i membri della Chiesa sanno di essere parte della Chiesa di Cristo.
Al loro meglio, il comportamento, modo di parlare ed i pensieri dei Santi degli Ultimi Giorni riflettono Cristo ed i Suoi insegnamenti. Se chiedete ad un membro cosa significa far parte della chiesa, lei o lui risponderà che fondamentalmente vuol dire credere in Gesù Cristo come Salvatore del mondo e di Seguirlo.
Per i membri della Chiesa, essere Cristiani significa essere discepoli di Gesù Cristo, amare e venerare lui prima di tutto.
Vuol dire glorificare Cristo e focalizzare la propria vita sui Suoi insegnamenti presenti nel Nuovo Testamento. vuol dire sforzarsi di vivere il tipo di vita che Cristo ha comandato, onorandoLo in parole ed Azioni. Questo è il significato di un Cristiano, e non c’è alcun dubbio che i Santi degli ultimi giorni – che modellano la loro vita su tutte queste cose- facciano parte del gregge di Cristo.
Per apprendere di più su come i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni venerano Gesù Cristo, potete leggere la dichiarazione ufficiale della Chiesa sul Salvatore, intitolato “Il Cristo viventi: la Testimonianza degli Apostoli”.
