I Presidenti di missione vedono le benedizioni del Cielo

settembre 4, 2011 by · Leave a Comment
Filed under: Notizie mormoni 

Doveva essere stata la terza o quarta volta che un missionario aveva chiamato, quel giorno, per segnalare un miracolo. James Jardine, presidente della Missione di Sacramento in California (2008-2011) aveva ascoltato un anziano che gli aveva descritto la sua esperienza, nell’incontrare un ispanico che aveva bisogno di un traduttore Hmong. Questo missionario era uno dei due, in tutto il mondo, che avrebbe potuto tradurre in spagnolo Hmong, durante le tre ore delle riunioni della Chiesa.

I mssionari chiamavano sul cellulare del Presidente Jardine, soprannominato il “telefono del miracolo”, ogni volta che vedevano la mano del Signore, nel loro lavoro.

Randall e Deanna Probst hanno avuto esperienze simili, nel vedere la mano del Signore nel loro lavoro, durante i tre anni di servizio come presidente e compagna del presidente di missione, a Città del Capo, Sud Africa.

“C’è stato un riconoscimento costante della necessità, per il Signore, di essere coinvolto in ogni aspetto del lavoro” ha detto Sorella Probst. “Tante volte, le cose che accadevano non accadevano per una coincidenza e questo era chiaro. Il Signore stava dirigendo e coordinando il Suo lavoro”.

La fede in Gesù Cristo è essenziale per tutti i membri. L’esercizio della fede è evidente nel lavoro missionario, come da nessun’altra parte, ed i risultati di quella fede sono un tema comune, nelle storie dei presidenti di missione.

“La fede è fondamentale per quasi tutto ciò che abbiamo fatto nella missione”, ha dichiarato Steven King, che insieme alla moglie, Michelle, ha presieduto alla Missione di Atlanta, Georgia del Nord. “La fede che porta il missionario fuori dall’aereo e gli farà servire la missione e diventare il tipo di missionario che sua madre si aspetta di veder tornare a casa, la fede per lavorare con i membri e conoscerli, facendo tutto quello che si dovrebbe fare, per aiutare gli sforzi missionari ad andare avanti, la fede di alzarsi ogni mattina e affrontare un altro giorno… non è richiesta solo la fede, ma la fede nel Signore Gesù Cristo. Questa è la Sua opera.”

Chiamati a servirLo

I suggerimenti per i potenziali presidenti di missione, che in genere provengono dalle autorità generali, sono esaminate dal Quorum dei Dodici Apostoli, i quali poi effettuano le selezioni. La Prima Presidenza effettua la chiamata e i membri della Prima Presidenza e il Quorum dei Dodici Apostoli, mettono a parte il presidente di missione.

La responsabilità principale di un presidente di missione è per i suoi missionari, ma si estende anche ai membri e non membri nella sua zona.

Quando il presidente Thomas S. Monson mise fratello Jardine a parte, disse a lui e sua moglie, Jeanne, di amare i missionari e di badare al loro sviluppo spirituale, individuale e al loro benessere fisico.

“Probabilmente la cosa più importante da fare, per un presidente di missione, è aiutare i missionari a rafforzare la loro testimonianza e diventare quello che devono diventare” concorda fratello King. “E’ importante che capiscano il loro potenziale… spirituale e capire la loro posizione”.

Le compagne dei presidenti di missione forniscono assistenza in tutto, dalla sanità alla formazione, alla consulenza.

Sorella King, come molte compagne di altri presidenti di missione, ha contribuito ad addestrare i missionari. “Non avevo mai servito una missione prima, mi sentivo inadeguata” ha detto. “C’è voluta molta fede, solo per ‘andare e fare’, ma l’esperienza è stata fantastica.”

“Siamo stati incaricati di portare il messaggio di salvezza ad ogni persona, a Sacramento, e di farlo con la santità, la carità e l’amore” ha detto fratello Jardine.

Molti presidenti di missione provengono da diversi background professionali. Fratello Jardine aveva lavorato in ambito legislativo, prima della sua chiamata, fratello Probst lavorava in un’amministrazione ospedaliera e fratello King era stato il direttore creativo di un gruppo automobilistico.

Ma applicare semplicemente gli strumenti dell’amministrazione e della leadership, sviluppati in ambienti professionali, sul campo di missione, non è sufficiente.

“Penso che una delle sfide sia stata fare le cose al modo del Signore e insegnarle” ha detto fratello Jardine.

La maggior parte dei presidenti di missione sarebbe d’accordo sul fatto che il loro servizio ha posto delle sfide che non avevano mai affrontato prima.

“Spesso ci si guarda attorno per trovare qualcuno e rendersi conto che non c’è nessun altro” ha detto fratello Probst. “Questo vi darà la possibilità di guardare al cielo e sentire lo Spirito del Signore”.

Ha detto che essere in grado di chiedere al Signore e aver fiducia nel suo aiuto, è una meravigliosa benedizione di servizio, a disposizione di tutti.

Il Signore è nei dettagli

Come fratello Probst, molti presidenti di missione hanno visto la mano del Signore, non solo nella loro vita, ma anche nei dettagli delle vite dei missionari e nella vita di coloro a cui hanno insegnato.

“Non posso dirvi quante volte abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni convertiti che hanno dichiarato di essersi messi in ginocchio, in fervente preghiera a Dio, chiedendo che Egli li aiutasse a trovare lo scopo della loro vita o li portasse alla verità e, letteralmente pochi secondi dopo, i missionari hanno bussato alla loro porta o li hanno incontrati per la strada”. Fratello Jardine ha detto. “Se ciò fosse accaduto solo una o due volte, forse sarebbe una coincidenza, ma è successo più e più e più volte.”

Sorella Jardine dice di aver visto giovani anziani e sorelle, a cui non piaceva leggere o studiare, amare le Scritture o usarle per risolvere i problemi e rispondere alle loro domande.

“Ho davvero visto la forza della fede e il potere dell’Espiazione trasformare la vita, a partire da quella dei nostri missionari, delle persone a cui stavano insegnando, fino ad arrivare alla mia. E vedere tale potere in azione, tutti i giorni, penso che abbia fatto davvero crescere la mia fede e l’abbia rafforzata”, ha detto.

Fratello Jardine ha detto che il coinvolgimento del Signore era evidente, in modo più frequente, mentre si stavano addestrando i missionari. “Ci fermavamo, dicevamo una preghiera e, subito, quello che stavamo per insegnare, arrivava nei nostri cuori e nelle nostre menti”.

In Sud Africa, i Probst hanno spesso avuto dei problemi con i visti, perché non sapevano quando, o anche se, la documentazione necessaria affinchè i missionari restassero nel paese, sarebbe stata consegnata.

“Abbiamo avuto fede che era l’opera del Signore ed Egli poteva darci i mezzi” ha detto Sorella Probst. “E molte volte è stato all’ultimo minuto, ma gli anziani sono stati in grado di entrare nel paese. Abbiamo dovuto dipendere dal Signore, per questa benedizione. Ogni giorno abbiamo vissuto situazioni in cui sapevo che il Signore era molto coinvolto direttamente”, ha continuato. “Che si trattasse di proteggere noi o i nostri missionari, o quando eravamo in una zona dove un missionario aveva bisogno del nostro aiuto, è stata una costante rassicurazione sapere che il Signore era una parte della nostra vita”.

Sia fratello Probst, che fratello King hanno parlato della guida del Signore, quando dovevano decidere dove inviare i missionari.

“Si doveva essere in grado di mettere la fiducia nel Signore, che Egli avrebbe davvero guidato tutti quei giovani, dove voleva che fossero” ha detto fratello Probst.

Fratello King è d’accordo. “Giorno dopo giorno, ricevevo lettere da un anziano o da una sorella, che dopo due o tre settimane, in una zona, mi dicevano ‘Presidente, non mi piaceva, quando mi ha mandato qui, ma ora so perché ci sono’”, ha raccontato.

Le benedizioni di un servizio pieno di fede

Dopo tre anni di servizio come presidente di missione e sua compagna, fratello e sorella Probst hanno dichiarato di avere una migliore idea del perché anche loro fossero qui.

“Quando facciamo l’opera del Signore, stiamo facendo quello che avrebbe fatto Lui. Sono grato di questa opportunità, per poter esprimere il mio amore per Lui, adempiendo alla chiamata che Lui mi ha chiesto di adempiere”, ha detto Sorella Probst. “Come risultato di avere assunto tale ruolo, negli ultimi tre anni, ho avuto una maggiore comprensione del perché sono qui sulla terra”.

Fratello e sorella King hanno detto che hanno ritenuto necessario scoprire il motivo per cui erano stati inviati alla missione di Atlanta, Georgia del Nord. E ne hanno trovati diversi.

“E’ stato sorprendente incontrare le persone che abbiamo incontrato, gli stupefacenti contatti che volevano delle risposte e si sono uniti alla Chiesa, gli stupefacenti missionari” ha detto sorella King. “Non vorrei nemmeno chiamarlo sacrificio: era rinunciare a qualcosa di buono, per qualcosa di meglio.”

Parte di quel “qualcosa di meglio” è la guida dello Spirito Santo, mentre riallineavano le loro priorità.

“Se si dicono 15 o 20 o 25 preghiere, in un giorno, si può avere lo Spirito, che ci guida nella pianificazione, in quello che si sta andando ad insegnare, quando bisogna tenere una lezione, nel rispondere ai bisogni e alle domande delle persone” ha spiegato fratello Jardine.

“Si dice, più e più volte, sul campo di missione, ‘sia fatta la tua volontà’” ha continuato. “E si cerca di allineare i propri obiettivi e le proprie speranze e quello che si sta facendo, con la volontà del Padre celeste, e si fa in modo che quello che si sta facendo glorifichi veramente Lui… Questo è davvero un posto meraviglioso, da trovare nella nostra vita”.

Nell’essere messi a parte, come presidenti di missione, si viene benedetti, affinchè le proprie famiglie verranno curate, durante il periodo di servizio.

Al ritorno a casa dei King la famiglia è stata benedetta, nel vedere l’esempio di fratello e sorella King che hanno dedicato tre anni della loro vita, al servizio del Signore. Il loro figlio Connor li ha accompagnati nella loro missione ed è stato benedetto, nello sperimentare la cultura del luogo di missione e ha fatto qualche opera missionaria.

“Ha iniziato un programma al liceo, dove ha potuto dimostrare che era un ragazzo di grande integrità e che era cordiale e divertente e ha mantenuto i suoi valori e i suoi standard” ha detto sorella King. “Si è fatto un sacco di amici e so che ci sarà un impatto duraturo, da entrambe le parti, per gli amici e per lui”.

I Probst hanno dichiarato di sentirsi benedetti, mentre lavoravano sempre insieme.

“E’ aumentata la nostra fede, ma è anche aumentato il nostro desiderio e la nostra speranza, per quello che ci sarà nell’eternità” ha affermato Fratello Probst. “Se l’eternità può essere un po’ come questo, lavorare fianco a fianco con la mia compagna eterna, allora sono molto impaziente di vivere l’eternità”.

Tre anni è un tempo molto più breve, rispetto all’eternità, ma il servizio consacrato che rende ogni membro, può avere un’influenza eterna.

“E’ uno di quei momenti, nella vita, quando la teoria della consacrazione, diventa reale” ha detto fratello Jardine. “C’era quasi un sentimento di sacrificio, all’inizio. Ma, alla fine della missione, tutto era diventato un vero e proprio dono del Padre celeste”.