‘Mormoni in America’: il sondaggio del Pew esplora le credenze e l’atteggiamento dei membri della chiesa mormone

gennaio 17, 2012 by · Leave a Comment
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Poiché il “momento mormone” si estende anche al 2012, il Forum del Centro per le Ricerche Pew Sulla Religione e la Vita Pubblica, giovedì pubblicherà una nuova e innovativa indagine, la prima pubblicata da un’organizzazione non-SUG, focalizzata esclusivamente sui membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, sulle loro credenze, i loro valori, le loro percezioni e le loro preferenze politiche.

Intitolata “Mormoni in America: certi delle loro credenze, incerti del loro posto in società”, l’indagine è stata condotta tra il 25 di Ottobre e il 16 Novembre del 2011, tra un campione nazionale di 1.019 intervistati, che si sono identificati come mormoni. I risultati confermano una serie di stereotipi (la maggior parte dei mormoni americani è bianca, istruita, politicamente conservatrice e religiosamente osservante), forniscono alcune sorprese interessanti (la cura per i poveri e i bisognosi è in cima alla lista delle priorità SUG, mentre bere caffè e guardare film vietati non sono dei tabù, come si potrebbe pensare).
“Anche se questa indagine arriva durante una combattuta campagna elettorale, non riguarda solamente o principalmente la politica” ha detto Luis Lugo, direttore del Centro di Ricerca Pew, nella prefazione del sondaggio pubblicato. “Piuttosto, speriamo che ciò contribuisca ad avere una vasta comprensione pubblica dei mormoni e del mormonismo, in un momento di grande interesse per entrambe le cose”.
Per esempio, in una sezione molto interessante della nuova indagine, agli intervistati sono state poste diverse domande riguardanti ciò che è essenziale, per essere un buon mormone. Secondo l’indagine, l’80% ha detto che “Credere che Joseph Smith vide Dio Padre e Gesù Cristo” è essenziale, per essere un buon mormone, il 73% ha detto “Lavorare per aiutare i poveri”, il 51% ha detto “tenere regolarmente la serata familiare”, il 49% ha detto “non bere caffè e tè” e il 32% ha risposto “non guardare film vietati”.
“Ad essere onesto, ho scoperto che il sentimento forte del ‘lavorare per aiutare i poveri’ è essenziale, per essere un buon mormone” ha detto David Campbell, un membro della Chiesa mormone, che è anche un professore associato, presso l’Università di Notre Dame, e che è stato ingaggiato dal Centro di Ricerca Pew, per la nuova indagine. “Come mormone, vorrei fosse quella la risposta principale, ma non so cosa aspettarmi. E’ bella la compassione genuina della Chiesa per i poveri e i bisognosi, che si vede da questi risultati”.

La gente, fuori dalla chiesa, può o non può essere a conoscenza della propensione dei SUG, al servizio compassionevole e ad altre caratteristiche distintive. Secondo l’indagine, il 62% dei mormoni pensa che gli americani siano generalmente disinformati sul mormonismo e il 68% sente che i mormoni non sono visti come parte della società tradizionale americana. Ma rimangono ottimisti, con il 63% che esprime la convinzione che, alla fine, il mormonismo diventerà parte della società tradizionale e il 56% che sostiene che gli americani sono pronti per un presidente mormone.
Infatti, l’ottimismo è uno dei due temi che emergono dall’indagine relativa ai Santi degli Ultimi Giorni. Circa l’87% si dice soddisfatto di come stanno andando le cose nella propria vita e il 92% dice che le loro rispettive comunità sono eccellenti (52%) o buoni (40%), luoghi in cui vivere (questo è particolarmente vero tra i mormoni dello Utah, il 71% dei quali sostiene che la loro comunità è eccellente).
Ma, evidentemente, l’ottimismo arriva così lontano, solo tra i mormoni.
“Penso che sia interessante il fatto che gli intervistati siano notevolmente positivi, sulla loro comunità. Amano la loro comunità e va tutto bene in quell’ambito” ha detto Marie Cornovaglia, professoressa di sociologia della Brigham Young University e un’altra studiosa che è intervenuta al Centro di Ricerche Pew. “Ma quando si chiedono valutazioni sul modo in cui stanno andando le cose, nel paese, oggi, sono insoddisfatti, nella stragrande maggioranza (75%). Si potrebbe pensare che la loro soddisfazione, per la vita personale, dovrebbe essere un fattore determinante nell’andamento dei sentimenti riguardanti il come vanno le cose, nel paese, ma sembra che ci sia, invece, una totale disconnessione”.
E’ interessante notare che la visione mormone, di come stanno andando le cose, nel paese, oggi, ricorda da vicino il punto di vista del pubblico americano, nel suo complesso, il 78% del quale si è detto insoddisfatto, ad Ottobre del 2011, da un’indagine del Centro per la Ricerca del Pew.
In generale, la nuova indagine riguarda i mormoni e le loro prospettive, in quattro aree principali: politica e ideologia, credenze, pratiche religiose, culturali e morali e la vita familiare.


Politicamente, ci sono alcune sorprese. La maggior parte dei mormoni (66%) descrive sè stesso come politicamente conservatore e il 74% degli elettori mormoni si orienta verso il Partito Repubblicano. Filosoficamente, il 75% degli intervistati ha dichiarato di preferire un governo più piccolo, che offra meno servizi, piuttosto che un governo più grande, che fornisca più servizi.
Tra i vari politici attualmente sotto i riflettori, Mitt Romney è il favorito, essendo valutato positivamente dall’86% di tutti i mormoni e dal 94%, dei repubblicani mormoni. Anche tra i mormoni democratici, il 62% vede favorevolmente Romney.
L’altro mormone in corsa per la presidenza, Jon Huntsman, è visto con favore dal 50% degli elettori mormoni, mentre il presidente Barack Obama è visto con favore dal 25%. Leggermente più bassa la preferenza dei mormoni, conferita ad un altro uno degli appartenenti alla loro religione: il senatore leader della maggioranza, Harry Reid (22%).
È interessante notare che i Santi degli Ultimi Giorni sembrano essere un po’ divisi, sulla questione dell’immigrazione. Ci sono due percentuali quasi uguali, sia per coloro che vedono i talenti e il duro lavoro degli immigrati (45%), che per coloro che li vedono come un peso, per gli Stati Uniti, e come coloro che prendono i posti di lavoro degli americani, l’alloggio e l’assistenza sanitaria (41%).
Campbell, che è un esperto nel campo della religione, della politica e dell’impegno civile, ha detto di non essere sorpreso da questo risultato.
“Anche se i mormoni sembrano essere giusti, sul tema dell’immigrazione, essi non lo sono” ha detto. “La Chiesa stessa ha parlato di moderazione, su questo problema, e ha chiesto ai mormoni di essere più positivi verso gli immigrati, rispetto ad altri gruppi religiosi conservatori”.
Campbell suggerisce che il programma missionario della Chiesa mormone ha qualcosa a che fare con questo, con l’aiutare i Santi degli Ultimi Giorni a sviluppare una visione più ampia del mondo, grazie al loro servizio missionario. In ogni caso, egli ha detto, “questo risultato va davvero contro lo stereotipo”.
In termini di credenze e pratiche religiose, l’indagine mette in chiaro che i mormoni sono molto religiosi: ancora una volta, non è una grande sorpresa. L’ottanta per cento di essi, dice che la religione è molto importante, nella loro vita, e il 77% dice di credere incondizionatamente in tutti gli insegnamenti della chiesa. L’83% dice di pregare ogni giorno, il 79% dice di donare il 10% del proprio guadagno alla chiesa, con la decima, e il 77% afferma di andare in chiesa, almeno una volta alla settimana. Secondo il Pew, “i mormoni mostrano i livelli più alti di impegno religioso, in confronto a molti altri gruppi religiosi, tra cui i protestanti evangelici”.
Guardando alle credenze religiose di base, il 98% dice di credere nella risurrezione di Gesù Cristo, il 94% che il Presidente della Chiesa SUG sia un profeta di Dio, il 95% crede che può vivere per sempre con i propri familiari, legati tra loro eternamente, grazie alle cerimonie del tempio, il 94% crede che Dio Padre e Gesù Cristo siano esseri separati fisicamente e il 91% crede che il Libro di Mormon fu scritto da antichi profeti.
Chiaramente, i mormoni sono credenti.
Ma sono cristiani? Il 97% dei mormoni, lo crede. E quando viene loro chiesta una parola, che meglio descriva i mormoni, le risposte più comuni sono “cristiani” e “cristocentrici”. Per contrasto, un sondaggio del Centro per le Ricerche Pew, di Novembre, ha visto che quasi la metà (49%) dei non-mormoni adulti americani, dice che i mormoni non sono cristiani o che non sono sicuri che essi lo siano. In quella stessa indagine, quando è stata chiesta una parola che meglio descrivesse la chiesa mormone, la risposta più frequente è stata: “setta”.
Culturalmente, il conservatorismo mormone si estende a una vasta gamma di questioni morali. La poligamia (86%), il sesso tra adulti non sposati (79%), l’aborto (74%) e bere alcolici (54%) sono cose viste come moralmente sbagliate. Il divorzio, d’altro canto, è in gran parte considerato come “una questione non morale” (46%).
Allo stesso modo, il 65% degli intervistati ha dichiarato che l’omosessualità dovrebbe essere scoraggiata, dalla società, rispetto al 58% del pubblico, in generale, che dice che l’omosessualità dovrebbe essere accettata, dalla società.
“I mormoni amano usare la frase: ‘Siate nel mondo, ma non del mondo’” ha osservato Campbell. “Sono attivi e coinvolti nella loro comunità, ma hanno queste credenze che li tengono un po’ da parte e creano dei conflitti o della tensione. L’omosessualità è una di quelle questioni che, a torto o a ragione, porta il mormone, nel proprio ambito, ad avere una posizione diversa, rispetto alla maggior parte del resto dell’America”.
L’indagine mostra anche quanto sia importante la vita familiare, per i membri della chiesa mormone. Tra le priorità della vita, ci sono l’essere un buon genitore (81%) e avere un matrimonio di successo (73%) che occupano posti più alti della carriera, delle ore libere e persino del vivere una vita religiosa. Circa il 67% degli adulti mormoni, sono sposati (rispetto al 52% del pubblico, in generale) e l’85% per cento di essi, è sposato con un mormone.
“Mentre la Chiesa e i suoi membri sono sempre di più al centro dell’attenzione dei media, siamo desiderosi di partecipare alle discussioni che aiutano il pubblico a conoscerci meglio” ha detto il portavoce della chiesa mormone, Michael Purdy. “Anche se il recente studio del Pew non comprende gli otto milioni di membri che vivono al di fuori degli Stati Uniti, ha, comunque, messo in luce aspetti molto importanti, su chi siamo e su ciò in cui crediamo”.
“Ad esempio” ha continuato Purdy “lo studio ha rilevato che i membri della Chiesa rientrano nella tradizionale fede cristiana, hanno alti standard morali, sono nella stragrande maggioranza soddisfatti della propria vita e delle loro comunità, sono attivi nel servizio e hanno una profonda dedizione alla famiglia. Questi risultati riflettono il messaggio della Chiesa, che un profondo impegno negli insegnamenti di Gesù Cristo, porta la felicità”.
Parlando del Centro di Ricerche Pew, Lugo ha detto che l’idea dell’indagine è nata la scorsa estate “quando le copertine di Newsweek e New York Times, hanno dichiarato che gli Stati Uniti stavano vivendo un ‘momento mormone’”.
“Questo ci ha fatto pensare” ha detto Lugo, nella prefazione del sondaggio. “Nel corso degli anni, numerosi sondaggi hanno misurato l’atteggiamento del pubblico verso i mormoni, che costituiscono circa il 2% di tutti gli adulti degli Stati Uniti. Ma cosa pensano i mormoni, del loro posto nella vita americana? Con l’importanza crescente dei membri della chiesa mormone, nella politica, nella cultura popolare e dei media, i mormoni si sentono più sicuri e accettati nella società americana? Cosa ne pensano delle altre religioni? Cosa credono, come fanno a praticare la loro fede e che cosa vedono come essenziale, perchè un buon mormone conduca una buona vita?”

E’ stato reclutato un comitato consultivo, tra il personale Pew, per creare il sondaggio. Il gruppo è stato caratterizzato da una serie di Santi degli Ultimi Giorni che ha esperienza negli studi professionali e di ricerca mormone, tra cui Campbell, Cornovaglia, Matthew Bowman dell’Hampden-Sydney College, Terryl Givens della Università di Richmond e Allison Pond del Deseret News.
“Abbiamo aiutato a formulare le domande e a farle in quel tipo di linguaggio che usano i mormoni” ha detto Campbell.
Dopo un periodo di prova, l’indagine è stata condotta tra coloro che si sono identificati come mormoni (il sondaggio includeva anche domande di qualificazione, che chiarivano che gli intervistati erano membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, in contrapposizione alle due chiese i cui membri definiscono sé stessi come “mormoni”).
“Da quando i mormoni rappresentano circa il 2% della popolazione, si dovrebbero chiamare 98 persone, prima di trovare un mormone e questo sarebbe molto costoso”, ha dichiarato Cornish, che è anche direttore del Giornale per lo Studio Scientifico della Religione. “Ma essi hanno trovato un modo simpatico, per trovare i mormoni, incluso il cercare i mormoni che avevano partecipato a delle indagini precedenti, così da avere il campione giusto di persone, nel modo economicamente più vantaggioso”.

Si è anche cercato di intervistare sia coloro che hanno il telefono fisso, che il cellulare: un settore crescente, tra coloro che conducono le ricerche, oggi.
Tra gli altri risultati interessanti del sondaggio del Pew, sui mormoni, vediamo che:
- il 71% degli intervistati risiede nell’Ovest americano, il 53% dei quali vive negli stati di Montagna e il 34% vive in Utah;
- l’88% è bianco, il 7% ispanico, l’1% nero e il 4% è di altre provenienze razziali ed etniche;
- il 50% dice che i cristiani evangelici sono ostili contro i mormoni;
- il 54% dice che il modo in cui la loro religione viene ritratta, nei film o in tv, rovina l’immagine che la società ha dei mormoni;
- il 57% dei mormoni dice che la maggior parte o tutti i loro amici più stretti, sono altri mormoni (questo numero è significativamente più elevato nello Utah, dove il numero arriva al 73%);
- il 65% degli intervistati dice di avere una raccomandazione per il tempio;
- il 27% dice di credere nello yoga, non solo come esercizio fisico, ma come una pratica spirituale;
- l’11% dice di credere nella reincarnazione;
- il 74% è cresciuto nella Chiesa mormone;
- il 59% dei convertiti cita le credenze della chiesa, come la ragione principale per la quale si è unito alla chiesa;
- il 59% dei convertiti si è unito alla Chiesa tra i 18 e i 35 anni;
- il 27% ha servito una missione a tempo pieno, di cui il 43% uomini e l’11 donne;
- l’82% dice di avere un rifornimento di cibo in magazzino e il 58% ha almeno tre mesi di fornitura.
Il margine di errore del sondaggio è di +/- 4,5 punti percentuali.

“Penso che questo sondaggio sia una sintesi fatta davvero bene, dell’impegnata comunità mormone, che si presenta in chiesa tutte le settimane”, ha detto Cornovaglia. “Non sono sicuro che i margini siano stati messi a fuoco bene, ma è accettabile così. Spero che potremo farlo meglio la prossima volta. Nel frattempo, questo è un quadro abbastanza buono, e interessante, sui mormoni”.

Questo e’ l’articolo originale: Mormons in America -Pew,explores beliefs attitudes of LDS Church members

I mormoni non sono cristiani? Un luogo comune basato su un equivoco

dicembre 5, 2011 by · Leave a Comment
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L’accusa che i Santi degli Ultimi Giorni non siano cristiani si basa spesso su equivoci abbastanza evidenti.

Tali errori si verificano quando un termine fondamentale è usato due volte (o più) in un argomento, ma con significato diverso.

Una dimostrazione popolare dell’errore è stata fornita dal compianto Irving Copi: “Le azioni criminali sono illegali e tutti i tentativi di omicidio sono azioni criminali, quindi, tutti i tentativi di omicidio sono illegali”. Ovviamente, il termine “azioni criminali” è usato con due significati diversi e il ragionamento diventa errato.


Il mio esempio preferito, però, è questo, in cui “tutto il mondo” è usato in maniera equivoca:


Io ti amo.

Quindi, sono innamorato.

Tutto il mondo ama un innamorato.

Tu sei tutto il mondo per me.

Pertanto, tu mi ami.

 

Come fanno quelli che sostengono che i mormoni non sono cristiani a commettere spesso tale errore? Una comune discussione, viene spesso gestita come segue:


I mormoni non sono cristiani. Perché? Perché i mormoni differiscono notevolmente dalla corrente principale cristiana, rifiutando le dottrine principali (per esempio, la Trinità di Nicea) che si sono sviluppate nei secoli dopo Cristo.

I critici spesso ci accusano di affermare in modo ingannevole di essere dei cristiani tradizionali ed estranei perplessi, a volte, ci chiedono perché diciamo di essere cristiani, se rifiutiamo certe dottrine e credenze tradizionali.

Ma noi non rivendichiamo di essere cristiani convenzionali, e queste obiezioni fondono o confondono il “cristianesimo convenzionale” o il “cristianesimo tradizionale” o “l’ortodossia cristiana storica” con il “cristianesimo” nel suo complesso. Essi ritengono erroneamente che “il cristianesimo” e il “cristianesimo convenzionale” siano sinonimi.

Ovviamente, le due cose sono collegate. Ma non sono la stessa cosa, proprio così come “scatola” e “scatola di cartone” non sono sinonimi (ci sono, dopo tutto, scatole di legno, di vetro, di metallo, di pietra, di plastica e altri tipi di scatole). Una scatola di cartone è un tipo di “scatola”, ma una persona che non vuole una scatola di cartone non necessariamente rifiuta del tutto le scatole. Allo stesso modo, uno scoiattolo è una specie all’interno della più ampia classe dei mammiferi e il Cattolicesimo e il Metodismo sono delle specie o dei tipi di Cristianesimo. Ci sono molti tipi di mammiferi, oltre agli scoiattoli, molti tipi di Cristiani al di là dei Cattolici e dei Metodisti.

Dopoaver sostenuto Rick Perryai “Risultati finali elettorali” svoltisi ad ottobre, il pastore battista Robert Jeffress ha difeso la sua denunciadel mormonismo, con un esempio piuttosto tipico del linguaggio equivoco: egli ha detto Mitt Romney“non è un cristiano” perché non abbraccia il cristianesimo storico “.

La sua denuncia presume, erroneamente, che “il cristianesimo” e “il cristianesimo storico” (il cristianesimo definito a Niceae negli altri Concili) siano sinonimi e che respingere quest’ultimo implica anche il rifiuto del primo.

Tuttavia, anche se si sovrappongono, “il cristianesimo storico” e “il cristianesimo” sono concetti distinti, così come le palme, gli abeti, i prugni fioriti e i meli sono allo stesso tempo simili e diversi. Le palme condividono il fatto di essere alberi con i meli, e, del resto, con tutti gli alberi in genere. Si differenziano solo nei tratti secondari.

Noi Santi degli Ultimi Giorni riconosciamo gioiosamente, anzi proclamiamo, che la nostra fede non fa parte del cristianesimo tradizionale convenzionale. Dopo tutto, se fosse tradizionale non ci sarebbe stato alcun bisogno della Restaurazione o della missione di Joseph Smith.

Allo stesso tempo, affermiamo fortemente anche la nostra cristianità, la nostra fede in Gesù Cristo come il Figlio divino di Dio e come Redentore, che offre agli esseri umani la loro unica speranza di salvezza.

Queste due posizioni, la nostra convinzione che siamo cristiani e contemporaneamente la nostra negazione che siamo membri del cristianesimo tradizionale, non sono reciprocamente contraddittorie, perché affermano e negano cose diverse.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che alcuni chiamano chiesa Mormone, professa la restaurazione della cristianità del Nuovo Testamento, diversa rispetto a tutti gli altri tipi di cristianità, ma ancor più fortemente affermante la divinità e la missione espiatoria di Gesù di Nazareth. Anche se non è un ramo del tronco principale della cristianità dottrinale, le sue radici, come quelle di quel tronco principale, innegabilmente emergono dal terreno del cristianesimo primitivo.

Gli altri potrebbero certamente contestare l’auto-comprensione di un Mormone, ma non ci può essere contestato che i mormoni credenti la abbiano davvero dentro di sè, e che pongano tutte le loro speranze per la vita eterna, nell’espiazione di Gesù Cristo.

Che il Mormonismo non sia né cattolico, né protestante, né ortodosso, che i mormoni abbiano credenze diverse, che non condividano alcune delle dottrine degli altri cristiani: queste sono sicuramente questioni di secondaria importanza, quando si discute del fatto se il mormonismo sia cristiano o meno.

La Dichiarazione di Joseph Smith non può non essere richiamata spesso in questo contesto: “I principi fondamentali della nostra religione” ha detto, “sono la testimonianza degli Apostoli e dei Profeti, riguardo a Gesù Cristo, che morì, fu sepolto, risuscitò il terzo giorno e ascese al cielo: tutte le altre cose che riguardano la nostra religione sono soltanto delle appendici relative ad essa”.

Cristianità: Seguire Gesù in parole ed azioni.

novembre 16, 2011 by · Leave a Comment
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Chiunque sia familiare con la storia della Cristianità, sa che è stata una vicenda abbastanza complicata. La parola “Cristiano” è stata usata inizialmente durante i tempi del Nuovo Testamento (vedere Atti 11:26) per descrivere i discepoli che hanno accettato il messaggio di redenzione di Gesù Cristo. Ora, dopo due millenni, la cristianità ha visto secoli di cambiamenti ed ha sperimentato periodi di crescita, persecuzioni, riforme, scismi, globalizzazioni ed altro. Tramite credenti ispirati di ogni etnia e nazionalità, la cristianità ha preso una moltutidine di forme ed ha avanzato una diversità di dottrine. Come risultato, le domande su chi dovrebbe essere chiamato Cristiano e chi non dovrebbe esserlo continuano ad essere discusse da alcuni appartententi del mondo religioso.

I credenti religiosi non hanno problemi evidenti, ed è giusto che siano presi seriamente. Anche se interlocutori dalle buone intenzioni hanno a volte, dalle parole del presidente del seminario Richard J. Mouw, “parlano male l’uno dell’altro,per via delle loro visioni dottrinali differenti”.

Per alcuni individui della tradizione Cristiana, un cristianità individuale è primariamente definita da dei confini teologici. Quindi, uno deve aderire ad una tradizione teologica formata da concili formalizzati e dichiarazioni di fede (come il concilio di Nicea e la formula Caledoniana) composti molti anni dopo la morte di Gesù Cristo e dalla scrittura del Nuovo Testamento.

Ci sono differenze tra le dottrine post- bibliche e gli insegnamenti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.La più degna di nota è che i membri della Chiesa credono che Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spirito Santo sono uno nella volontà e nello scopo, ma non sono letteralmente un essere solo, cosi come suggerisce la concezione della dottrina della Santa Trinità. I membri della Chiesa, inoltre, credono in “profeti ed apostoli” viventi (Efesini 2:20) e in più di un canone di scritture, che includono l’Antico ed il Nuovo Testamento della Bibbia ed il Libro di Mormon come un altro testamento di Gesù Cristo.

Descrivere la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni come una Chiesa non Cristiana trasmette una malinterpretazione che dice che c’è qualcosaltro di diverso da Gesù Cristo al cuore della fede Mormone.

Per i membri della Chiesa, Gesù Cristo è il salvatore di tutti i popoli, e Figlio divino di Dio. E’ lo stesso Gesù Cristo del Nuovo Testamento che ha insegnato la fede e l’amore per Dio e per l’umanità. Gesù Cristo -non Mosè, Paolo o Joseph Smith- è il centro della devozione dei Mormoni. Come Profeta, Jospeh Smith stesso insegnò “I principi fondamentali della nostra religione sono… riguardanti Gesù Cristo, che è morto, sepolto, risorto il terzo giorno ed asceso al cielo; tutte le altre cose predicate nella nostra religione sono solo delle appendici ad esso.”

Questa è in verità la realtà giornaliera dei membri della Chiesa. Gesù Cristo è perpetuamente il centro della vita dei membri praticanti di questa fede.Ad esempio quando i Mormoni pregano Dio, in qualsiasi occasione si trovino, lo fanno nel nome di Gesù Cristo.

Il battesimo per immersione, secondo il simbolismo della morte e rissurrezione di Cristo, segna l’entrata di una persona nella fede. Il sacramento (quello che altre tradizioni cristiane chiamano comunione) è amministrato settimanalmente nei servizi domenicali per i membri per riflettere sulla misericordia di Gesù Cristo. Quando i Santi degli Ultimi Giorni ricercano il perdono, lo fanno attraverso l’espiazione di Gesù Cristo. Essi servono i poveri ed i bisognosi e donano tempo e soldi a numerose associazioni umanitarie per poter seguire gli insegnamenti di Cristo. Le immagini di Cristo adoravano le case di riunione ed i Templi. I dirigenti della Chiesa ed i membri testimoniando della realtà e divinità di Gesù Cristo. Il nome del Figlio di Dio appare nel nome ufficiale della Chiesa:”Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni“. Mentre alcuni esterni conoscono i Santi degli Ultimi Giorni come Mormoni, i membri della Chiesa sanno di essere parte della Chiesa di Cristo.

Al loro meglio, il comportamento, modo di parlare ed i pensieri dei Santi degli Ultimi Giorni riflettono Cristo ed i Suoi insegnamenti. Se chiedete ad un membro cosa significa far parte della chiesa, lei o lui risponderà che fondamentalmente vuol dire credere in Gesù Cristo come Salvatore del mondo e di Seguirlo.

Per i membri della Chiesa, essere Cristiani significa essere discepoli di Gesù Cristo, amare e venerare lui prima di tutto.

Vuol dire glorificare Cristo e focalizzare la propria vita sui Suoi insegnamenti presenti nel Nuovo Testamento. vuol dire sforzarsi di vivere il tipo di vita che Cristo ha comandato, onorandoLo in parole ed Azioni. Questo è il significato di un Cristiano, e non c’è alcun dubbio che i Santi degli ultimi giorni – che modellano la loro vita su tutte queste cose- facciano parte del gregge di Cristo.

Per apprendere di più su come i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni venerano Gesù Cristo, potete leggere la dichiarazione ufficiale della Chiesa sul Salvatore, intitolato “Il Cristo viventi: la Testimonianza degli Apostoli”.

I Presidenti di missione vedono le benedizioni del Cielo

settembre 4, 2011 by · Leave a Comment
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Doveva essere stata la terza o quarta volta che un missionario aveva chiamato, quel giorno, per segnalare un miracolo. James Jardine, presidente della Missione di Sacramento in California (2008-2011) aveva ascoltato un anziano che gli aveva descritto la sua esperienza, nell’incontrare un ispanico che aveva bisogno di un traduttore Hmong. Questo missionario era uno dei due, in tutto il mondo, che avrebbe potuto tradurre in spagnolo Hmong, durante le tre ore delle riunioni della Chiesa.

I mssionari chiamavano sul cellulare del Presidente Jardine, soprannominato il “telefono del miracolo”, ogni volta che vedevano la mano del Signore, nel loro lavoro.

Randall e Deanna Probst hanno avuto esperienze simili, nel vedere la mano del Signore nel loro lavoro, durante i tre anni di servizio come presidente e compagna del presidente di missione, a Città del Capo, Sud Africa.

“C’è stato un riconoscimento costante della necessità, per il Signore, di essere coinvolto in ogni aspetto del lavoro” ha detto Sorella Probst. “Tante volte, le cose che accadevano non accadevano per una coincidenza e questo era chiaro. Il Signore stava dirigendo e coordinando il Suo lavoro”.

La fede in Gesù Cristo è essenziale per tutti i membri. L’esercizio della fede è evidente nel lavoro missionario, come da nessun’altra parte, ed i risultati di quella fede sono un tema comune, nelle storie dei presidenti di missione.

“La fede è fondamentale per quasi tutto ciò che abbiamo fatto nella missione”, ha dichiarato Steven King, che insieme alla moglie, Michelle, ha presieduto alla Missione di Atlanta, Georgia del Nord. “La fede che porta il missionario fuori dall’aereo e gli farà servire la missione e diventare il tipo di missionario che sua madre si aspetta di veder tornare a casa, la fede per lavorare con i membri e conoscerli, facendo tutto quello che si dovrebbe fare, per aiutare gli sforzi missionari ad andare avanti, la fede di alzarsi ogni mattina e affrontare un altro giorno… non è richiesta solo la fede, ma la fede nel Signore Gesù Cristo. Questa è la Sua opera.”

Chiamati a servirLo

I suggerimenti per i potenziali presidenti di missione, che in genere provengono dalle autorità generali, sono esaminate dal Quorum dei Dodici Apostoli, i quali poi effettuano le selezioni. La Prima Presidenza effettua la chiamata e i membri della Prima Presidenza e il Quorum dei Dodici Apostoli, mettono a parte il presidente di missione.

La responsabilità principale di un presidente di missione è per i suoi missionari, ma si estende anche ai membri e non membri nella sua zona.

Quando il presidente Thomas S. Monson mise fratello Jardine a parte, disse a lui e sua moglie, Jeanne, di amare i missionari e di badare al loro sviluppo spirituale, individuale e al loro benessere fisico.

“Probabilmente la cosa più importante da fare, per un presidente di missione, è aiutare i missionari a rafforzare la loro testimonianza e diventare quello che devono diventare” concorda fratello King. “E’ importante che capiscano il loro potenziale… spirituale e capire la loro posizione”.

Le compagne dei presidenti di missione forniscono assistenza in tutto, dalla sanità alla formazione, alla consulenza.

Sorella King, come molte compagne di altri presidenti di missione, ha contribuito ad addestrare i missionari. “Non avevo mai servito una missione prima, mi sentivo inadeguata” ha detto. “C’è voluta molta fede, solo per ‘andare e fare’, ma l’esperienza è stata fantastica.”

“Siamo stati incaricati di portare il messaggio di salvezza ad ogni persona, a Sacramento, e di farlo con la santità, la carità e l’amore” ha detto fratello Jardine.

Molti presidenti di missione provengono da diversi background professionali. Fratello Jardine aveva lavorato in ambito legislativo, prima della sua chiamata, fratello Probst lavorava in un’amministrazione ospedaliera e fratello King era stato il direttore creativo di un gruppo automobilistico.

Ma applicare semplicemente gli strumenti dell’amministrazione e della leadership, sviluppati in ambienti professionali, sul campo di missione, non è sufficiente.

“Penso che una delle sfide sia stata fare le cose al modo del Signore e insegnarle” ha detto fratello Jardine.

La maggior parte dei presidenti di missione sarebbe d’accordo sul fatto che il loro servizio ha posto delle sfide che non avevano mai affrontato prima.

“Spesso ci si guarda attorno per trovare qualcuno e rendersi conto che non c’è nessun altro” ha detto fratello Probst. “Questo vi darà la possibilità di guardare al cielo e sentire lo Spirito del Signore”.

Ha detto che essere in grado di chiedere al Signore e aver fiducia nel suo aiuto, è una meravigliosa benedizione di servizio, a disposizione di tutti.

Il Signore è nei dettagli

Come fratello Probst, molti presidenti di missione hanno visto la mano del Signore, non solo nella loro vita, ma anche nei dettagli delle vite dei missionari e nella vita di coloro a cui hanno insegnato.

“Non posso dirvi quante volte abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni convertiti che hanno dichiarato di essersi messi in ginocchio, in fervente preghiera a Dio, chiedendo che Egli li aiutasse a trovare lo scopo della loro vita o li portasse alla verità e, letteralmente pochi secondi dopo, i missionari hanno bussato alla loro porta o li hanno incontrati per la strada”. Fratello Jardine ha detto. “Se ciò fosse accaduto solo una o due volte, forse sarebbe una coincidenza, ma è successo più e più e più volte.”

Sorella Jardine dice di aver visto giovani anziani e sorelle, a cui non piaceva leggere o studiare, amare le Scritture o usarle per risolvere i problemi e rispondere alle loro domande.

“Ho davvero visto la forza della fede e il potere dell’Espiazione trasformare la vita, a partire da quella dei nostri missionari, delle persone a cui stavano insegnando, fino ad arrivare alla mia. E vedere tale potere in azione, tutti i giorni, penso che abbia fatto davvero crescere la mia fede e l’abbia rafforzata”, ha detto.

Fratello Jardine ha detto che il coinvolgimento del Signore era evidente, in modo più frequente, mentre si stavano addestrando i missionari. “Ci fermavamo, dicevamo una preghiera e, subito, quello che stavamo per insegnare, arrivava nei nostri cuori e nelle nostre menti”.

In Sud Africa, i Probst hanno spesso avuto dei problemi con i visti, perché non sapevano quando, o anche se, la documentazione necessaria affinchè i missionari restassero nel paese, sarebbe stata consegnata.

“Abbiamo avuto fede che era l’opera del Signore ed Egli poteva darci i mezzi” ha detto Sorella Probst. “E molte volte è stato all’ultimo minuto, ma gli anziani sono stati in grado di entrare nel paese. Abbiamo dovuto dipendere dal Signore, per questa benedizione. Ogni giorno abbiamo vissuto situazioni in cui sapevo che il Signore era molto coinvolto direttamente”, ha continuato. “Che si trattasse di proteggere noi o i nostri missionari, o quando eravamo in una zona dove un missionario aveva bisogno del nostro aiuto, è stata una costante rassicurazione sapere che il Signore era una parte della nostra vita”.

Sia fratello Probst, che fratello King hanno parlato della guida del Signore, quando dovevano decidere dove inviare i missionari.

“Si doveva essere in grado di mettere la fiducia nel Signore, che Egli avrebbe davvero guidato tutti quei giovani, dove voleva che fossero” ha detto fratello Probst.

Fratello King è d’accordo. “Giorno dopo giorno, ricevevo lettere da un anziano o da una sorella, che dopo due o tre settimane, in una zona, mi dicevano ‘Presidente, non mi piaceva, quando mi ha mandato qui, ma ora so perché ci sono’”, ha raccontato.

Le benedizioni di un servizio pieno di fede

Dopo tre anni di servizio come presidente di missione e sua compagna, fratello e sorella Probst hanno dichiarato di avere una migliore idea del perché anche loro fossero qui.

“Quando facciamo l’opera del Signore, stiamo facendo quello che avrebbe fatto Lui. Sono grato di questa opportunità, per poter esprimere il mio amore per Lui, adempiendo alla chiamata che Lui mi ha chiesto di adempiere”, ha detto Sorella Probst. “Come risultato di avere assunto tale ruolo, negli ultimi tre anni, ho avuto una maggiore comprensione del perché sono qui sulla terra”.

Fratello e sorella King hanno detto che hanno ritenuto necessario scoprire il motivo per cui erano stati inviati alla missione di Atlanta, Georgia del Nord. E ne hanno trovati diversi.

“E’ stato sorprendente incontrare le persone che abbiamo incontrato, gli stupefacenti contatti che volevano delle risposte e si sono uniti alla Chiesa, gli stupefacenti missionari” ha detto sorella King. “Non vorrei nemmeno chiamarlo sacrificio: era rinunciare a qualcosa di buono, per qualcosa di meglio.”

Parte di quel “qualcosa di meglio” è la guida dello Spirito Santo, mentre riallineavano le loro priorità.

“Se si dicono 15 o 20 o 25 preghiere, in un giorno, si può avere lo Spirito, che ci guida nella pianificazione, in quello che si sta andando ad insegnare, quando bisogna tenere una lezione, nel rispondere ai bisogni e alle domande delle persone” ha spiegato fratello Jardine.

“Si dice, più e più volte, sul campo di missione, ‘sia fatta la tua volontà’” ha continuato. “E si cerca di allineare i propri obiettivi e le proprie speranze e quello che si sta facendo, con la volontà del Padre celeste, e si fa in modo che quello che si sta facendo glorifichi veramente Lui… Questo è davvero un posto meraviglioso, da trovare nella nostra vita”.

Nell’essere messi a parte, come presidenti di missione, si viene benedetti, affinchè le proprie famiglie verranno curate, durante il periodo di servizio.

Al ritorno a casa dei King la famiglia è stata benedetta, nel vedere l’esempio di fratello e sorella King che hanno dedicato tre anni della loro vita, al servizio del Signore. Il loro figlio Connor li ha accompagnati nella loro missione ed è stato benedetto, nello sperimentare la cultura del luogo di missione e ha fatto qualche opera missionaria.

“Ha iniziato un programma al liceo, dove ha potuto dimostrare che era un ragazzo di grande integrità e che era cordiale e divertente e ha mantenuto i suoi valori e i suoi standard” ha detto sorella King. “Si è fatto un sacco di amici e so che ci sarà un impatto duraturo, da entrambe le parti, per gli amici e per lui”.

I Probst hanno dichiarato di sentirsi benedetti, mentre lavoravano sempre insieme.

“E’ aumentata la nostra fede, ma è anche aumentato il nostro desiderio e la nostra speranza, per quello che ci sarà nell’eternità” ha affermato Fratello Probst. “Se l’eternità può essere un po’ come questo, lavorare fianco a fianco con la mia compagna eterna, allora sono molto impaziente di vivere l’eternità”.

Tre anni è un tempo molto più breve, rispetto all’eternità, ma il servizio consacrato che rende ogni membro, può avere un’influenza eterna.

“E’ uno di quei momenti, nella vita, quando la teoria della consacrazione, diventa reale” ha detto fratello Jardine. “C’era quasi un sentimento di sacrificio, all’inizio. Ma, alla fine della missione, tutto era diventato un vero e proprio dono del Padre celeste”.

Membri della Chiesa, in un villaggio, si mettono in affari grazie alla pesca

agosto 22, 2011 by · Leave a Comment
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Era la fine del 2010 e il Presidente del ramo di Kukipi, Rodney Tom, col cappello in mano, era, ancora una volta, in piedi, davanti alla casa del presidente di missione, a Port Moresby, Papua Nuova Guinea. Questa volta, il rifornimento alimentare che il Presidente della Missione, Meliula Fata, gli aveva dato, era durato solo poche settimane.

Il presidente Tom aveva fatto le solite 100 miglia (160 km) di viaggio, molte volte, in precedenza, passando due ore in barca e, poi, almeno altre cinque su un veicolo pubblico a motore (PMV), un camion con tavole, su ogni lato, per far sedere la gente e, di solito, pieno di persone e merci da vendere presso i vari mercati, lungo la strada.

Il motivo era quello di garantire l’approvvigionamento per la sua piccola congregazione, che si trova su un’isola nel delta, nei pressi della foce del fiume Miaru in Kukipi, Moveave, in Papua Nuova Guinea.

In Kukipi le persone vivono al limite della sopravvivenza e le sole colture che possono crescere da quelle parti, sono le banane, l’albero del pane e della manioca. Hanno anche lenze, per i pesci, e raccolgono granchi, dal fango. Durante la stagione secca, possono anche crescere zucche e patate dolci, ma, purtroppo, l’isola è spesso coperta dall’acqua salata, quando ci sono le maree (insolite alte maree, che si verificano nel periodo invernale, intorno alla luna piena) o le inondazioni. Questo ha comportato la non produttività della terra.

I membri avevano bisogno di cibo e il presidente Fata lo aveva spesso erogato, dai depositi della Chiesa, ma questa volta era diverso.

Il Presidente Fata aveva chiamato il presidente del ramo nel suo ufficio, per dirgli: “Non sarò in grado di darvi, di nuovo, qualsiasi cibo vogliate. Non posso continuare a darerifornimenti al tuo popolo, ogni poche settimane. Bisogna che lavoriate, per diventare autosufficienti”.

Il Presidente Fata, poi, venne ispirato a fornire il ramo di tre reti da pesca, così che i membri potessero pescare a sufficienza, per sfamare tutti. Tali reti da pesca sono abbastanza costose e, normalmente, al di là delle possibilità degli abitanti del villaggio.

Il presidente di ramo, Tom, andò via, più ricco di tre reti, e il presidente Fata era sicuro che i problemi del ramo di Kukipi si sarebbero risolti, ma solo sei settimane dopo, il presidente Tom gli riferì che i membri non stavano meglio.

“Perché? Cosa è successo? “chiese il presidente Fata.

Il Presidente Tom rispose che i membri del ramo avevano seguito ciò che era stato fatto, in precedenza, con le altre donazioni, che erano state date a delle persone, e avevano dato le reti a tre individui.

Il Presidente Fata chiamò il presidente di ramo presso l’ufficio della missione, insieme con le reti.

Il presidente Tom disse di sentirsi infelice e si chiedeva come i membri sarebbero mai potuti diventare autosufficienti.

Nell’attività di consulenza con il presidente Fata, tuttavia, decisero di riprovare. Il Presidente Fata istruì il Presidente Tom, dicendogli di riportare le reti, al villaggio, e gli disse che avrebbe comprato altre due reti. Poi, il Presidente Fata scrisse una lettera che il presidente Tom avrebbe letto ai membri, spiegando come sarebbero dovute essere utilizzate le reti.

La lettera istruiva i membri, dicendo che le reti non appartenevano ad alcun individuo. Diede anche i tre punti seguenti, come istruzioni da seguire, per il ramo:

– Usarle per raccogliere cibo per tutti i membri
– Pagare la decima sui proventi
– Aiutare i poveri e i bisognosi

Passarono diversi mesi, ma una mattina il presidente Fata vide di nuovo il presidente Tom, al cancello.

Tom ha detto che il presidente disse: “Oh no! Non dirmi che sei tornato per avere più cibo.”

Il presidente Tom non era tornato per il cibo. Era tornato a comprare altre tre reti, con i soldi che i membri del ramo avevano guadagnato, nel vendere i loro pesci in eccesso.

Il presidente Tom ha, poi, spiegato che il pesce in più aveva permesso gli abitanti del villaggio di comprare le verdure, salvare le scorte e pagare la decima. Il paese aveva così impressionato il dipartimento locale della pesca che, in quel momento, stavano discutendo un progetto per acquistare una barca.

Gli abitanti del villaggio, ora, dicono di credere di poter migliorare la loro qualità della vita e diventare molto più autosufficienti. I membri possono pensare ad altri progetti da realizzare insieme, che miglioreranno la loro autonomia. Tali progetti includono l’affumicare il pesce, in modo che possano venderlo nei mercati lontani e ottenere delle macchine da cucire, che possono essere utilizzata dalle sorelle, per fare vestiti per sé e per la vendita.

Dopo questo successo, il presidente Fata ha raggiunto i rami di altre comunità remote, per insegnare loro il principio dell’autosufficienza. Spera che l’esempio del ramo di Kukipi possa ispirare gli altri a realizzare il principio dell’autonomia, in fretta.

Marion G. Romney (1897-1988), membro della Prima Presidenza, una volta disse: “Molti programmi sono stati creati da individui ben intenzionati ad aiutare chi è nel bisogno. Tuttavia, molti di questi programmi sono progettati con il miope obiettivo di ‘aiutare le persone’ invece che ‘aiutare le persone ad aiutare sè stesse’”(“La natura celeste dell’autosufficienza”, La Stella, Giugno 1984).

Questa storia è un meraviglioso esempio dell’ispirato programma umanitario della Chiesa, di aiutare le persone ad essere autosufficienti. Tuttavia, esso richiede che gli individui coinvolti si impegnino e siano disposti a fare del duro lavoro, se vogliono vederne i frutti.

C’è un detto comune, riguardante un aiuto umanitario efficace: “Se si dà un pesce, ad un uomo, egli vivrà un giorno, ma se gli insegni a pescare, egli vivrà per sempre”.

Scrutinio iniziale dei due candidati mormoni

luglio 1, 2011 by · Leave a Comment
Filed under: Notizie mormoni 

Jon Huntsman e Mitt Romney, i due candidati presidenziali mormoni, sono già oggetto di esame, da parte dei media.

Cosa offriranno, Mitt Romney o Jon Huntsman Jr., nella loro candidatura alla presidenza degli Stati Uniti?

Lasciate che i dibattiti inizino.

I due candidati mormoni sono già stati oggetto di numerose notizie di stampa, articoli e discussioni politiche, in tutto il paese.

Il Las Vegas Sun Anjeanett Damon, ha riportato, in dettaglio, i percorsi mormoni, di ogni uomo. Hanno molto in comune. Entrambi avevano padri che sono stati coinvolti nella politica. Entrambi gli uomini provengono da importanti famiglie mormoni e hanno svolto una missione, in paesi stranieri. Entrambi hanno fatto fortuna, come dirigenti d’azienda.

I loro percorsi formativi sono stati diversi. Romney ha frequentato la Stanford e la BYU, prima di andare a Harvard. Huntsman ha abbandonato la scuola superiore, prima di ottenere il suo GED, e ha poi frequentato l’Università dello Utah e l’Università della Pennsylvania. Ognuno ha dato una risposta diversa alla domanda sulla loro fede mormone.

Allora, chi vincerà la nomination del GOP?

“E’ molto probabile che si divideranno il voto mormone”, ha detto l’ex senatore dello stato Warren Hardy, un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nell’articolo di Damon. “Sono due persone molto simili filosoficamente e che hanno delle sfide uguali”.

Un articolo del Washington Post concorda sul fatto che Romney e Huntsman dovranno competere per avere il sostegno tra i mormoni.

“Non è automatico che un mormone sostenga un altro mormone” ha affermato Gary Lawrence, un mormone che è un esperto di sondaggi politici, nel sud della California, nel suo rapporto sul Post.

William McKenzie, un editorialista del Dallas Morning News, ha chiesto ai lettori come Huntsman e Romney dovrebbero gestire il loro mormonismo.

Le risposte variavano dal “non affrontare il discorso fede” ad “abbracciarlo”.

Un lettore, James Denison, consiglia: “Dite la verità e avrete la fiducia del popolo”.

Un rapporto di Lauren Vance, della ABC, dice che Huntsman e Romney saranno sfidati dagli stereotipi sui mormoni.

Romney ha già superato il suo scrutinio, nella campagna del 2008.

“Gli stereotipi negativi probabilmente saranno una sfida, per Romney e Huntsman. L’America avrà la sua possibilità di aspettare e vedere quanto pesantemente, la storia religiosa, gioca un ruolo nella politica dei nostri giorni”, ha scritto Vance.

“In un recente sondaggio del Pew Research, uno, su quattro elettori, ha detto che sarebbe meno propenso a votare per un candidato, se lui o lei è stato mormone”.

D’altra parte, Stephen Prothero, un collaboratore del blog della CNN, pensa che la misura in cui un candidato discute e sottolinea la propria religione, potrebbe cambiare l’opinione pubblica.

“Circa la metà degli americani di oggi dice che non voterebbe per un ateo qualificato come presidente e il 22 per cento dice che non voterebbe per un mormone qualificato”, ha scritto Prothero.

“Tuttavia, penso che ci sia una grande differenza tra considerare un presidente mormone, in astratto, e considerare un particolare candidato mormone. In altre parole, alcuni di quelli che dicono che non voterebbero per un mormone qualificato alla presidenza, potrebbero votare per Romney o Huntsman”.

I padri danno una protezione permanente alle loro figlie

giugno 23, 2011 by · Leave a Comment
Filed under: Notizie mormoni 

Ogni volta che un ragazzo andava a prendere una delle sue figlie, per portarle fuori, Greg Anderson invitava il giovane nel suo ufficio, gli offriva un posto a sedere, su una sedia di pelle, e chiacchierava, con lui, per qualche minuto. Al termine della conversazione, consegnava al ragazzo un proiettile di fucile e un pennarello indelebile.”Vuoi firmare con il tuo nome, su questo?”

Lusingato dalle attenzioni di Anderson, il ragazzo, di solito, dopo aver ammirato il proiettile, firmava con il suo nome. “Perfetto”, diceva Anderson, indicando un fucile da caccia di grandi dimensioni appeso sopra la sua scrivania, “hai mia figlia per questa sera ed io ho un proiettile con il tuo nome sopra”.

Proteggere le figlie è un desiderio quasi universale, dei padri. “Ehi, sono stato adolescente”, rifletté Craig VanLeeuwen, “So cosa stanno pensando. So che sono stupidi, spesso sconsiderati, e spero di poter proteggere la mia Libbie”.

Quel senso di tutela va oltre le preoccupazioni per gli appuntamenti e per l’adolescenza. Dean Menlove ha detto, delle sue figlie adulte, “Le mie ragazze hanno un cuore tenero e sentono le cose in profondità. Le loro emozioni sono molto più intense rispetto a quelle dei miei ragazzi, ed è mia, la responsabilità di curare le mie figlie e proteggerle dal male”.

“Se non altro, ho bisogno di mio padre, più come un’adulta, che come una bambina o adolescente,” ha detto la figlia di Menlove, Margee Connolly. “Ci sono stati insegnanti e dirigenti e allenatori che hanno fatto il tifo per me, allora, ma ora conto su mio padre per l’incoraggiamento e l’amore incondizionato. Posso visualizzare una cena di famiglia preparata con 20 minuti di ritardo, mentre mostro un sentimento d’impazienza per i miei quattro figli turbolenti. Mio padre mi saluta con gioia, mi dice quanto sono bella, quanto lui ami i miei occhi color cioccolato, che io devo essere sempre più giovane, piuttosto che anziana. Papà elogia sempre la mia maternità, pensa tutto quello che faccio sia fantastico, anche se non lo è”.

“Ho un meraviglioso, amorevole marito,” Connolly continua “ma ho ancora bisogno del mio papà. Anche quando ero bambina, avrebbe potuto guardarmi in faccia e sapere quello che sentiva il mio cuore e facilitava tutto con parole gentili”.

Come padre di sei figlie, dai 4 ai 17 anni, Rich Allen ha coltivato profonde riserve emozionali. “E’ importante riconoscere i doni di ogni bambino e i talenti e le abilità. Ho capito fin dal primo giorno che ciascuna delle mie figlie ha una personalità unica e meravigliosa. La nostra piccola famiglia ha una vasta gamma di abilità e talenti, ed è importante per me festeggiarli come individualità, piuttosto che utilizzare un’unica misura, per la mia famiglia di ragazze “.

Piuttosto che evitare le attività tradizionali dei ragazzi, nella sua famiglia tutta al femminile, Allen li persegue, con le sue figlie dai capelli rossi. Quando fa caldo, fanno escursionismo, campeggio e, come dice Allen: “anche la pesca, dove la mia Olivia si diverte molto più di me”.

Allen non è l’unico padre che partecipa alle attività meno preferite, solo per essere più vicino alle sue figlie. “Libbie sa che fare l’allenatore di calcio non è la mia passione” ha detto VanLeeuwen “non mi piace urlare e non mi piace essere in carica. Ma amo allenare perché posso essere parte attiva di qualcosa che è importante per la mia ragazza”.

Non solo VanLeeuwen contribuisce alla ricreazione di sua figlia, ma le insegna anche in ambito lavorativo. Ogni Venerdì, chiude il suo ufficio di optometria un po’ prima, per portare Libbie al lavoro come custode, presso un ufficio stampa. “Mio padre mi ha insegnato come lavorare in modo efficiente, per trovare piccoli modi che stupiranno il mio datore di lavoro e mi faranno dare il mio meglio. A casa, mia mamma mi insegna a pulire la casa, cucinare i pasti e come notare le persone che hanno bisogno di aiuto. Entrambi, mi hanno insegnato a lavorare in modo diverso” ha detto.

Allen è d’accordo. “Insegniamo alle nostre figlie a fare bene a scuola, sviluppare l’amore per la musica, essere “studenti” in ogni parte della loro vita. Noi cerchiamo di bilanciare il fatto che vogliamo siano pronti ad affrontare il mondo, per andare al college. Ma il nostro obiettivo, per loro, è che diventino buone madri, come la loro mamma. Speriamo di riuscire a prepararle per entrambe le cose”.

“Ho imparato molto sia da mio padre, che da mia madre”, ha detto Connolly. “Quando ero una bambina, mio padre costruì una casetta per me e mia sorella, nel cortile di casa. Tutti i miei fratelli lo hanno aiutato, e anche la mia sorellina di 9 anni più grande, e, alla fine, sono entrata anch’io ad aiutare nella costruzione. Mio padre ha avuto tanta cura in ogni dettaglio: la torre della principessa, la carta da parati, le volte sopra il lavandino E’ stato terminata per il mio quinto compleanno, e ancora oggi la guardo e sento l’amore di mio padre”.

“Mio padre si prende cura delle cose”, ha continuato Connolly.”Ha un cassetto dove tiene tutti i biglietti di compleanno, ogni lettera, ogni biglietto d’amore dei suoi figli. Se uno dei miei fratelli fosse seduto qui, piangerebbe, nell’esprimere il rapporto con mio padre. Il suo amore e quello di mia madre, dà a ciascuno di noi la forza”.

Non ogni padre si dedica ai suoi figli. Ma è importante che, come santi, noi insegniamo l’ideale. Ne “La famiglia: un proclama al mondo” si legge: “Per disegno divino i padri devono presiedere alle loro famiglie con amore e rettitudine e hanno il dovere di provvedere alle necessità di vita e protezione delle loro famiglie”. La festa del papà può essere straziante, per coloro che sono stati abbandonati o maltrattati dai loro padri, quindi dobbiamo continuare a cercare dei buoni esempi. Solo affermando l’importanza e il valore della paternità, si può sperare di raccogliere una generazione di devoti, padri amorevoli. Come il presidente Ezra Taft Benson ha dichiarato: “Ricordate la vostra sacra chiamata come padri in Israele, la vostra chiamata più importante nel tempo e nell’eternità. Una chiamata dalla quale non sarete mai rilasciati”.

Dopo che il bouquet è stato lanciato e la torta tagliata e servita, Anderson ha trascinato fuori un secchiello di cartucce, per il fucile, ha consegnato la pistola al suo nuovo genero e lo ha osservato mentre ha sparato i proiettili con i nomi di tutti i fidanzati passati, nella luce della sera.

Eppure, chiunque voglia fare del male alle sue figlie, è meglio che faccia attenzione. Anderson è un padre, lui non smetterà mai di proteggere le sue ragazze.

La restaurazione del Sacerdozio rimane un evento essenziale e di grande importanza.

maggio 24, 2011 by · Leave a Comment
Filed under: Notizie mormoni 

I giovani detentori del sacerdozio abbracciano un sacro dovere.

Tirate fuori una carta geografica e individuate il fiume Susquehanna, là dove scorre attraverso la Pennsylvania. Ora cercate la città di Ayacucho, nell’entroterra meridionale del Perù.

Geograficamente, i due punti sono a mezzo mondo di distanza, ma spiritualmente, potrebbero essere confinanti. Fu 182 anni fa che il risorto Giovanni Battista apparve a Joseph Smith e Oliver Cowdery a nord di Susquehanna, e conferì loro il Sacerdozio Aronico, o “Sacerdozio di Aronne”.

Giovanni Battista – un discendente di del Vecchio Testamento – identificò Joseph Smith e Oliver Cowdery come suoi “compagni di servizio” e li ordinò al Sacerdozio di Aronne “che detiene le chiavi del ministero degli angeli, del Vangelo di pentimento e del battesimo per immersione per la remissione dei peccati” (Dottrina e Alleanze, Sezione 13).

Con quell’ordinanza storica, il sacerdozio del Signore fu restaurato. Quasi due secoli dopo, i fremiti di quel sacro momento in Pennsylvania si potevano sentire in una classe, al secondo piano del centro di Palo di Ayacucho, in Perù. In una recente domenica mattina, un fedele consigliere del quorum del Rione di Garcilazo stava in piedi di fronte a diversi diaconi – tutti vestiti con camicia bianca e cravatta – e insegnava ai giovani uomini lo scopo del Sacerdozio di Aronne. Il consigliere ha rammentato ai diaconi del loro dovere verso Dio e li ha sfidati a esercitare il loro sacro diritto di invocare il ministero degli angeli.

Tali episodi, del Sacerdozio di Aronne in azione, si possono trovare attraverso tutto il Perù, nei rioni e rami in Pennsylvania e, a dire il vero, in tutto il mondo. Ogni settimana, giovani uomini di diverso colore e ambiente compiono i doveri del Sacerdozio di Aronne restaurato, preparando e distribuendo il sacramento, raccogliendo le offerte di digiuno per aiutare coloro che sono nel bisogno, eseguendo le ordinanze battesimali e, sì, invocando il ministero degli angeli per benedire gli altri. Leggi tutto

La differenza fra l’archeologia del Vecchio e del Nuovo Mondo

maggio 23, 2011 by · Leave a Comment
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Prima che io cominci a condividere alcune delle interessanti prove del Nuovo Mondo che sono compatibili con un Libro di Mormon antico, c’è ancora un argomento da discutere che riguarda il modo in cui alcuni critici affrontano l’archeologia del Libro di Mormon.

Ad alcuni critici piace comparare la mancanza di supporto archeologico per il Libro di Mormon con l’apparente voluminoso sostegno archeologico per la Bibbia. Tuttavia, come ha sottolineato il dottor William Hamblin, c’è una profonda differenza tra il Vecchio e il Nuovo Mondo quando si tratta di dati epigrafici (scritti), di continuità di cultura e di toponimi (nomi dei luoghi).

Mentre l’ambiente arido dell’archeologia biblica contribuisce a preservare i manufatti archeologici, il clima molto caldo e umido del Mesoamerica è dannoso alla conservazione della maggior parte dei manufatti come quelli di legno, di ossa, di metallo e il vestiario.

C’è inoltre una grande differenza tra lo stato generale dell’archeologia del Nuovo e del Vecchio Mondo. Molti decenni in più, e molte più risorse ed esperti sono stati dedicati alla “archeologia biblica” rispetto a quelli dedicati all’archeologia Mesoamericana. Nel 1980, per esempio, uno studioso del Nuovo Mondo ha affermato che meno dell’uno percento dei siti dell’antica America è stato portato alla luce (citato in “The Firm Foundation of Mormonism”, 103).

Trenta anni dopo non sembra che le cose siano migliorate. Il candidato al dottorato Mark A. Wright riporta una recente conversazione con il dottor George Stuart, che fino al suo attuale status di emerito era un archeologo del National Geographic inerentemente ai Maya. Stuart si lamentava del fatto che dei 6000 siti degli antichi Maya solo l’un percento di essi era stato portato alla luce. E di questo solo il 5-10 percento era stato esposto. Il fatto che molti siti dell’antica America siano saccheggiati, prima che gli archeologi possano completamente esaminarli, aggiunge sale alla ferita.

Com’è stato osservato la scorsa settimana, la maggior parte delle società antiche scriveva su materiali deperibili. Persino nel Vecchio Mondo, dove abbiamo rare eccezioni di testi scritti su metallo, pietra o argilla, la maggior parte degli altri documenti è scomparsa. Quasi tutti i libri rimasti dell’antica Grecia e dell’antica Roma, per esempio, sono in realtà copie di copie dell’ottavo secolo o posteriori. La scomparsa dei testi antichi è la norma, non un’anomalia. Tuttavia, grazie alle condizioni ecologiche uniche, tendenti alla conservazione, diverse migliaia di testi e iscrizioni contemporanee, provenienti dalle terre bibliche, sono sopravvissuti fino ai tempi moderni.

Questi testi superstiti sono strumenti rilevanti nell’aiutare gli archeologi a localizzare le antiche città bibliche. Alcuni antichi documenti forniscono addirittura dettagliate liste di distanze tra le città. Conoscere la posizione esatta di una città aiuta gli archeologi biblici a localizzarne delle altre, semplicemente calcolandone le distanze.

Persino con simili vantaggi del Vecchio Mondo, tuttavia, solo poco più della metà di tutti i nomi dei luoghi menzionati nel Bibbia sono stati localizzati e identificati con certezza. La maggior parte di queste identificazioni sono basate sulla conservazione del toponimo. Per le località bibliche il cui toponimo non è stato conservato, solo, circa, il 7-8 percento di esse è stato identificato con un certo grado di certezza, un altro 7-8 percento di esse, circa, è stato identificato con qualche grado di certezza congetturale. L’identificazione di quelle località senza nomi non si sarebbe potuta fare se non fosse stato per l’identificazione delle località con i toponimi preservati. Se pochi o nessun toponimo biblico fosse sopravvissuto, l’identificazione delle località bibliche sarebbe stata in gran parte ipotetica.

Quando ci spostiamo sul Nuovo Mondo, scopriamo che molti toponimi sono scomparsi da un’epoca a un’altra.

Semplicemente, gli archeologi non conoscono i nomi originali di tutte le città dell’antica America. Con tali considerazioni, come potremmo mai fornire, per quelle città, nomi tradotti in inglese – come per quelli corredati nel Libro di Mormon?

E, come osservato la scorsa settimana, gli studiosi continuano a essere incerti sulla pronuncia di alcune città Mesoamericane – per quelle che hanno dei nomi – poiché le iscrizioni della città sono spesso iconografiche. Le icone superstiti non sono solo rare (come osservato in precedenza), ma sono spesso simboliche piuttosto che fonetiche. In altre parole, quando gli archeologi scoprono un’iscrizione iconografica che indica un posto come la “Collina del Giaguaro”, la pronuncia di questa iscrizione potrebbe dipendere dalla lingua di chi parla – fosse uno Zapoteca, un Mixteca o un Nefita. L’unico modo per identificare un sito antico è attraverso un’iscrizione che attribuisca un nome foneticamente intelligibile.

Se i dati epigrafici provenienti dal Vecchio Mondo fossero scarsi quanto quelli del Nuovo Mondo, gli studiosi sarebbero gravemente limitati nella loro comprensione degli Israeliti. Sarebbe probabilmente impossibile, usando strettamente le prove archeologiche non-epigrafiche, distinguere tra i Cananei e gli Israeliti quando essi coesistettero nella Terra Promessa prebabilonese (prima del 587 a. C.).

Lo stesso problema sarebbe evidente se gli studiosi avessero affrontato l’assenza di dati epigrafici Cristiani. Il dottor Hamblin osserva, per esempio, che se le persecuzioni del Cristianesimo avessero avuto successo, se Costantino non si fosse mai convertito e se il Cristianesimo fosse scomparso intorno al 300 d. C., sarebbe molto difficile, se non impossibile, ricostruire la storia della cristianità usando nient’altro se non i manufatti archeologici e le iscrizioni dell’Impero Romano.

Questo dovrebbe essere un promemoria che fa riflettere per quei critici che sostengono che l’archeologia abbia dimostrato la Bibbia, ma che l’archeologia del Nuovo Mondo non abbia dimostrato il Libro di Mormon.

I media tratteranno favorevolmente i mormoni, nel 2012?

maggio 17, 2011 by · Leave a Comment
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La settimana scorsa ha segnato il ritorno dei mormoni, nella corsa alla presidenza del paese. Il mormonismo verrà di nuovo messo in discussione, durante questo anno elettorale. O almeno così sembra.

Ma se al momento non abbiamo alcuna indicazione, io penso che, questa volta, le persone saranno più perspicaci e più favorevoli, verso il mormonismo.

Che dei candidati mormoni si presenteranno di nuovo, lo capiamo dal discorso sulla salute, fatto da Romney, presso l’Università del Michigan. Così come dal profilo di Jon Huntsman, nel Time.

C’è stato anche un articolo del New Republic, di Matt Bowman, dal titolo: Un viaggio nel pensiero mormone. Egli ha scritto:

“Ma, al di là di semplici differenze di personalità, Romney e Huntsman rappresentano anche due ceppi molto diversi del mormonismo. Mentre entrambi gli uomini sono la progenie della stessa classe di ricchi mormoni, la vita pubblica di Huntsman è nata da un ceppo più giovane del mormonismo, in confronto a Mitt Romney, un mormonismo sempre ben adattato ai diversi anni del 21° secolo, in America, e, forse, a causa di questo, un mormonismo con cui l’America sta crescendo sempre di più”.

Ho sentimenti contrastanti sul pezzo di Bowman. Io non credo che ci siano due ceppi del mormonismo, tuttavia, questo articolo mostra, secondo me, come saranno le copertine, in futuro. Ad esempio, Damon Linker, un ex istruttore, in visita alla BYU, che non è un mormone, ha scritto un saggio caustico, sul mormonismo, definendolo “una religione politicamente pericolosa”, in The New Republic, durante l’ultima campagna elettorale. A mio avviso è stato offensivo.

Mentre io, che sono uno che cerca sempre i cavilli, in questo articolo più recente non ho trovato nessuna mancanza di rispetto. Non era per niente come il pezzo di Linker. L’autore non ha, chiaramente, nessuna animosità contro il mormonismo e presumo non sia un mormone.

Nella storia del Time, il mormonismo era un elemento minore della copertina, mentre, con il profilo di Romney, sul Time, i Mormoni sembravano dominare.

Quali cambiamenti, possono sottintendere questi eventi. Grazie agli sforzi dei mormoni, di essere ascoltati ed essere proattivi, e grazie agli sforzi dei giornalisti, penso che il mormonismo otterrà un migliore trattamento.

Ho trascorso centinaia di ore a studiare le copertine di Romney, nella campagna 2008, e ho scoperto che il mormonismo non è stato trattato favorevolmente.

Mentre molti aspetti favorevoli, del mormonismo, erano comunque apparsi, nel mio campione di studio, i segreti dei mormoni erano emersi una volta su quattro, o addirittura 4 su 10, a seconda delle cose che si prendevano in considerazione.

La poligamia era apparsa, una volta su quattro. Pensate a questo. Immaginate se una storia su quattro, del Partito democratico, parlasse della sua eredità razziale, di 100 anni fa. Immaginate se storie del partito repubblicano, parlassero della sua eredità di virulento anti-mormonismo, di 100 anni fa.

Ciò sarebbe ingiusto, per i partiti moderni. Eppure, nel mio esempio, la poligamia è apparsa in una su quattro storie di Romney, nel 2008. Simili comportamenti meritano un rimprovero.

Ma quando ho tracciato la frequenza della poligamia, nel corso del tempo, ho notato qualcosa di interessante: la sua frequenza attraverso le copertine di Romney era notevolmente ridotta, col passare del tempo.

Era come se i giornalisti, all’inizio del processo, avessero visto che il mormonismo poteva essere un problema, per Romney. Poi, hanno speculato su quello che era sul mormonismo, in modo da essere offensivi, per alcune persone, e, infine, si sono avvicinati alla poligamia, perché questo è ciò che era disponibile nei loro ricordi sul mormonismo.

Poi, hanno imparato di più sulla fede e hanno parlato sempre meno di poligamia, col passare del tempo, o almeno così sembrava.

Io vedo che questa tendenza sta continuando. Questi primi pezzi, in questo momento, sembrano più riflessivi. Ai mormoni viene chiesto di commentare più spesso, dai mezzi di informazione. Penso che vedremo molta meno attenzione sul mormonismo, come culto, e sulla poligamia, questa volta.

E la dice lunga, sui mezzi di informazione. Le norme dei media, cercano di far fare il lavoro per bene e di far parlare le persone per abbastanza tempo. Certo, i media a volte sbagliano e resta da vedere se le copertine saranno migliori, questa volta, ma sto vedendo gli sforzi, per fare un lavoro migliore sul mormonismo, all’apertura di questa campagna elettorale.

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